atalanta da sballo

A cavallo tra fine 2019 e inizio 2020, tra la fine di un decennio e l’inizio di un altro, il nostro campionato ha portato con sé poche novità di rilievo: Juventus, Inter e Lazio (che ha una partita in meno) si confermano le squadre più forti e in forma del torneo e le più accreditate per arrivare fino in fondo a giocarsi la vittoria. Troppo altalenante è infatti l’andamento della Roma, che con l’avvento del nuovo hanno ha perso inopinatamente in casa contro il Torino. Continua a correre invece l’Atalanta anche se non credo che con gli ottavi di Champions ancora da disputare, i bergamaschi rientreranno in corsa per il titolo. Il divino Zlatan non è riuscito ancora a rivitalizzare il suo Milan che continua a non segnare davanti, in coda invece balzo in avanti del nuovo Genoa targato Nicola che risucchia verso il fondo anche Sassuolo e Fiorentina, che ha cambiato Montella con Iachini. 

E’ intanto arrivato il primo verdetto della stagione: la Lazio di Simone Inzaghi ha sconfitto a Riad (in Arabia Saudita, ma con tutti i posti del mondo proprio lì dovevano giocare?) la Juventus di Sarri dimostrando così di essere una sorta di kryptonite per la squadra bianconera. La presenza di Dybala, Ronaldo, Higuian tutti assieme appassionatamente non è servita perché i tre tenori si sono espressi e sprazzi e senza un gioco corale e rodato (come invece quello dei capitolini) la Juve ha dimostrato di faticare e non poco. Onore comunque alla Lazio che ha dimostrato per l’ennesima circostanza carattere e caparbietà, non è un caso che il gol del vantaggio sia stato segnato da Lulić, giocatore che a mio avviso è l’anima della squadra bianco celeste.

Atalanta

Dieci gol fatti e zero subiti tra fine 2019 e inizio 2020, la squadra di Gasperini sembra davvero inarrestabile, la cosa che fa pensare è che questo exploit a livello offensivo è giunto senza la presenza in attacco di Zapata, giocatore che l’anno scorso è stato decisivo per l’ottenimento del quarto posto e la cui assenza quest’anno aveva fatto perdere qualche colpo ai bergamaschi. Questa Atalanta è quindi soprattutto Gomez ed Iličić, due ultratrentenni che in passato sono stati troppo sottovalutati. L’Atalanta delle meraviglie durerà fino a quando questi due grandi giocatori avranno birra in corpo e colpi in canna.

Bologna

Squadra sempre sul pezzo e tosta, le ultime due partite contro Lecce (vittoria in trasferta) e Fiorentina (pareggio all’ultimo minuto con gol su punizione del sottostimato Orsolini) hanno confermato tutto il carattere e la caparbietà dell’undici gialloblu. La mano di Mihajlović però si vede anche in altro, il Bologna è la squadra che ha segnato più reti su sviluppi di calcio da fermo (ben 26) nell’anno solare 2019 in Serie A e non è un caso.

Brescia

Dopo tre vittorie consecutive è arrivata una piccola frenatina (un pareggio e una sconfitta beffarda contro la Lazio) che però non cancella quanto di buono sta mostrando Corini che ha avuto la fortuna, da buon bresciano DOC, di far rinascere il suo bizzoso concittadino dalla pelle scura, fattore che potrebbe essere decisivo per agguantare la salvezza visto che i suoi partner (Donnarumma, Torregrossa) hanno dimostrato di non avere i numeri per la categoria.

Cagliari

Dopo quindici giornate alla grande la sorprendente squadra sarda si è improvvisamente arenata con tre sconfitte consecutive, una delle quali giunta contro una squadra tuttaltro che trascendentale come l’Udinese. In difesa Maran ha perso certezze perché in mezzo tra i vari Pisacane, Walukiewicz e Klavan c’è da piangere mentre davanti i sudamericani João Pedro e Simeone potrebbero patire la stagione invernale, la fortuna dei sardi è che dietro loro nessuno si è messo a rincorrerli con convinzione.

Fiorentina

Il 28% di possesso palla fatto registrare a Bologna è l’unico segnale di inversione di tendenza tra la gestione Montella e quella Iachini, due tecnici che hanno due filosofie di gioco un tantino agli antipodi! Cappellino avrà di che lavorare perché il materiale umano a sua disposizione non è granché anche se il recupero di un giocatore come Benassi (in gol sotto le due torri) potrebbe essere utile per il nuovo credo tattico iachiniano. A mio avviso i toscani potrebbero levarsi dalle zone calde solo con il ritorno di Ribery.

Genoa

Preziosi dovrebbe cambiare tecnico ogni cinque giornate almeno perché. Dopo Thiago Motta, giubilato prima di gustarsi l’omonimo panettone, anche Davide Nicola (altro ex genoano) ha iniziato il suo percorso con una vittoria contro il Sassuolo. Di positivo però c’è solo i tre punti perché la squadra continua a mostrare i soliti limiti strutturali, in parole povere se non inventa qualcosa Pandev davanti il buio è pesto. Intanto con gli innesti di Perin (gradito ritorno), Behrami e Destro è iniziata la solita lotteria di mercato a gennaio: avrà ancora preso i biglietti giusti il giocattolaio irpino?

Inter

Il siparietto Conte-Capello al termine di Napoli-Inter mi ha indotto a un paio di riflessioni sul gioco della Beneamata. Basta osservare il primo gol nerazzurro, firmato Lukaku per capire quale sia il segreto della squadra di Conte: tutti gli undici giocatori sono rintanati nella propria metà campo, anche le due punte Lukaku e Lautaro. Sfruttando un errato passaggio in orizzontale di un giocatore in maglia azzurra (Di Lorenzo mi pare) il colosso congolese prende palla e si invola indisturbato verso la porta avversaria. E se questa non è una ripartenza, se questo non è giocare di rimessa allora non so proprio quale sia la concezione di calcio che ha in testa Conte! Ah giusto, lui è l’allenatore che spaccia un normalissimo 3-5-2 (che ai tempi di Scala e Bagnoli si chiamava 5-3-2) per un mirabolante quanto inesistente 3-3-4!

Juventus

Se Ronaldo si è messo a sgollare anche in campionato (prima tripletta), se l’oggetto misterioso Rabiot sembra finalmente ingranare, se il saraceno Demiral dietro al fianco di Bonucci dà molte più garanzie dell’olandesino de Ligt allora i giochi in questo torneo potrebbero chiudersi presto perché né Lazio (la bestia nera di questa Juve) né Inter hanno la rosa ed i campioni che ha invece a disposizione Sarri. Tuttavia la squadra bianconera dimostra di possedere ancora qualche limite: il tic toc imposto da Sarri stenta a decollare, inoltre manca un trequartista in grado di variare ritmo alla squadra con gli inserimenti.

Lazio

L’ennesima vittoria in rimonta, acciuffata all’ultimissimo minuto è valsa a Simone Inzaghi il nono successo consecutivo che eguaglia la striscia centrata dal suo maestro Svengo Eriksson nel 1998/99, l’anno che ha preceduto lo storico scudetto di inizio millennio. L’unico difetto di questa Lazio è che continua spesso a incassare gol evitabili a inizio gara, per il resto invece i tifosi possono sognare perché questa sembra essere la classica stagione dove tutto gira per il verso giusto, anche negli episodi che segnano i novanta minuti (vedi il rigore e l’espulsione per il Brescia).

Lecce

Nonostante il calendario abbia “regalato” due partite casalinghe consecutive, per giunta contro avversari non irresistibili come Bologna e Udinese, non solo la fatidica prima vittoria tra le mura amiche non è ancora arrivata ma sono giunte due brutte sconfitte che rischiano di far perdere tranquillità a tutto l’ambiente giallorosso. Liverani chiede neanche troppo velatamente qualche rinforzo a gennaio e forse è meglio che i limiti della squadra emergano ora piuttosto che a febbraio.

Milan

Altro che Ibrahimović! Questa squadra può anche avere in attacco Maradona o Pelé dei bei tempi che le cose non cambierebbero molto. Se 7/11 della squadra sono letteralmente impresentabili, se la squadra non ha la minima idea di come si attacchi o gestire gli spazi in area avversaria anche un fuoriclasse sul viale del tramonto come il bosniaco di Svezia può portare poco alla causa. Almeno forse, con il vecchio e sempre utile schema della palla lunga (e pedalare) Pioli con Ibra Cadabra potrebbe avere un giusto interprete.

Napoli

La restaurazione di Gattuso (4-3-3 e reintroduzione del possesso palla di marca sarriana) ha fruttato una vittoria (di culo) a Sassuolo ed una sconfitta, episodica ma meritata, contro l’Inter al San Paolo. Gli effetti nefasti del nuovo-vecchio tic toc si sono visti in occasione del primo gol della serata che ha spianato la strada all’Inter mentre sciagurata è stata la mossa di schierare Di Lorenzo centrale di difesa contro due satanassi come Lukaku e Lautaro.

Parma

Un pareggio stiracchiato in casa contro il Brescia ed un’autentica Waterloo a Bergamo (cinque pere sul groppone proprio come il Milan!) sono il segnale che la squadra sta entrando in riserva proprio come l’anno scorso quando i crociati, dopo un eccellente girone d’andata, hanno avuto una flessione con l’avvento della stagione fredda, forse sarebbe l’ora di rispolverare un po’ di peso in attacco (Inglese, Cornelius) perché la squadra sembra a corto di fiato.

Roma

Continua a giocare bene la Roma di Fonseca, tuttavia i black-out sono sempre in agguato e nella prima partita del nuovo anno è puntualmente arrivato! Pur tenendo sempre il pallino del gioco in mano, davanti la manovra giallorossa senza Džeko non ha sbocco e così il Torino è riuscito più volte a ripartire segnando due gol. Sconfitta pericolosa perché nelle prossime tre partite il calendario dice Juventus, Genoa e Lazio: tornare a casa con due sconfitte potrebbe deprimere un ambiente già lunatico di suo rischiando di rovinare così la stagione.

Sampdoria

Il calendario (Juventus in casa e Milan in trasferta) non ha di certo aiutato la squadra di Ranieri che comunque è tornata a casa con un pareggino utile da San Siro. L’esperto tecnico romano ha aggiustato la difesa, imbarazzante sotto la gestione Di Francesco con il suo consueto 4-4-2 però davanti, per la solita regola della coperta corta, si segna sempre troppo poco e la politica dei piccoli passi per le squadre che devono salvarsi serve fino ad un certo punto.

Sassuolo

Due sconfitte sfortunate e immeritate contro Napoli e Genoa, dovute per puri episodi sfortunati e controverse decisioni arbitrali, non mi tolgono l’idea che questo Sassuolo sia nel complesso sopravvalutata e che giocando in questo modo è rischioso per una squadra che in fin dei conti deve salvarsi.

Spal

Il guizzo di Torino sembrava aver rivitalizzato la Spal che invece nella partita di domenica contro il Verona nel quasi derby ha rifatto scena muta venendo letteralmente surclassata sul piano non solo del gioco ma anche del ritmo dagli scaligeri. Se Semplici perde a gennaio Petagna, l’unico attaccante capace di segnare, la stagione per gli spallini può dirsi chiusa.

Torino

Rischia di essere l’ennesima stagione dei rimpianti questa stagione del Torino, senza le clamorose sconfitte contro Lecce, Spal ed il clamoroso pareggio di Verona la squadra ora sarebbe tranquillamente in zona Europa League. Prestazioni del genere sono dovute principalmente al fatto che i granata faticano a perforare squadre chiuse, difetto atavico delle squadre di Mazzarri, mentre al contrario si esaltano quando partono in contropiede. A Roma il rischio di schierare Verdi, Belotti e Berenguer ha pagato.

Udinese

Due vittorie di fila che cambiano la stagione dell’Udinese che, salvo tracolli nel girone di ritorno, possono dirsi abbastanza tranquilli. L’ombroso Gotti zitto zitto sta facendo un gran lavoro con la sua Legione Straniera, il fatto che i gol avvengano spesso negli ultimi minuti significa che il gruppo è coeso e segue l’allenatore.

Verona

Con il Pazzini dei tempi della Sampdoria o dell’Inter questo Verona sarebbe tranquillamente tra le prime cinque squadre del campionato perché Jurić, pur con scommesse e scarti di mezzo Genoa, sta costruendo un meccanismo che rasenta la perfezione. Si tocchino pure i tifosi dell’Hellas ma a me questa squadra ricorda terribilmente il Verona di Malesani del 2001/02, quello di Mutu, Frick, Gilardino, Oddo e Camoranesi che dopo un girone d’andata chiuso in Zona Uefa (25 punti contro i 22 del Verona attuale) retrocesse senza essere stato tra le ultime quattro squadre beccando tre pere a Piacenza, contro un avversario già salvo. Erano però altri tempi e altre situazioni societarie: Setti, di cui penso ogni male possibile, non versa in una situazione finanziaria in cui versava allora Pastorello in pieno crack Parmalat.

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