Serie A: sono tornate le sette sorelle
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Sono tornate le sette sorelle? Al termine del girone d’andata il nostro campionato si conferma più equilibrato e livellato che mai con tante squadre racchiuse in pochi punti sia nella parte alta che in quella bassa della graduatoria. Tra il Milan, platonico campione d’inverno, e la Lazio settima ci sono appena nove punti, appena l’anno scorso il distacco tra la prima (Juventus) e la settima (Parma) era addirittura di venti lunghezze, più del doppio! In coda la distanza tra il terzultimo posto (Cagliari e Torino) e il centroclassifica (Benevento) è di solo otto punti, erano dieci l’anno scorso.

Problemi legati alla pandemia a parte, calendario fitto e denso, assenza di spettatori l’equilibrio di questo torneo sembra dipendere dal fatto che il nostro è un torneo con troppe squadre competitive ma allo stesso tempo incomplete ed asimmetriche. Il Milan campione d’inverno sembra infatti davvero essersi spinto oltre i propri limiti, l’Inter resta l’organico più completo e profondo sulla carta ma il suo gioco troppo macchinoso non le permette di decollare definitivamente, la Juventus ha le individualità più forti ma è a fine ciclo ed è guidata da un novellino in panchina, l’Atalanta è il collettivo migliore però va troppo a strappi e sembra soffrire i cali fisici e gli impegni ravvicinati, il Napoli è forse la squadra che ha la miglior qualità nel settore offensivo ma dal punto di vista del gioco si è terribilmente involuto, la Lazio ha il centrocampo più forte ed il bomber principe del campionato però ha una difesa scadente e troppi buchi nell’undici. Qualcuno ha parlato del ritorno delle “sette sorelle” come alla fine degli anni novanta, io parlerei piuttosto di “sette sorelle azzoppate”!

Atalanta

5 a 1 al Sassuolo, 3 a 0 al Parma, 3 a 0 al Milan a domicilio. L’Atalanta sembra davvero aver messo il turbo, anche se in mezzo a questo filotto da urlo ha anche infilato due pareggini striminziti contro Genoa e Udinese, due squadre che giocano più chiuse e che hanno saputo disinnescare il prolifico attacco atalantino. Rispetto agli anni scorsi questa però sembra essere un’Atalanta molto meno dipendente dai suoi ritmi forsennati e più geometrica e abile a gestire il pallone, grazie ad un Iličić che sembra aver toccato l’apice. Per questo sono convinto che i bergamaschi ritorneranno in ballo non solo per la Champions ma anche per il primo posto.

Bologna  

Ormai sono sempre più convinto che questa è la versione del Bologna Mihajlović più sottotono degli ultimi anni: squadra con poca qualità complessiva cui manca terribilmente un riferimento di peso davanti, per questo motivo i rossoblù sono costretti spesso a fare molto movimento con centrocampisti ed esterni che però spesso si rivela privo di sbocca finale, l’ultimo successo contro il Verona è giunto solo grazie ad un rigore.

Benevento 

Nella scorsa puntata avevo tessuto le lodi dell’organizzazione di squadra del Benevento e sono stato puntualmente smentito con dieci gol subiti in tre partite! Probabilmente i giallorossi sono un po’ in debito di ossigeno e non riescono ad essere compatti come prima, anche se comunque davanti creano sempre tantissime occasioni da gol (nella sconfitta 4 a 1 contro il Crotone le streghe hanno comunque calciato ben 14 volte verso la porta avversaria). Il fieno in cascina però può dirsi già sufficiente per il raggiungimento degli obiettivi stagionali.

Cagliari

Sette sconfitte consecutive (come i dolori di Maria) e Cagliari completamente allo sbando, ci sarebbero tutti i presupposti per un cambio della guida tecnica ma Giulini e soci sembrano non sentirci da quell’orecchio (per il momento!). Eppure mai come in questo momento potrebbe servire un cambio della guida tecnica visto che la squadra sarda sembra davvero spenta, abulica e con un’organizzazione difensiva raccapricciante.

Crotone

La quaterna inflitta al Benevento ha un po’ illuso tutti, il Crotone resta a mio avviso la squadra più debole del campionato e destinata ad arrivare ultima. La fase difensiva non è all’altezza, almeno fino ad ora, per il mantenimento della categoria, va bene fare punti con le dirette concorrenti ma poi se si entra in campo già sconfitti con almeno due terzi delle squadre del campionato non si può pensare di arrivare almeno quartultimi.

Fiorentina

I viola sono una squadra abbastanza sopravvalutata sulla carta, in tre mesi Prandelli non è riuscito a portare alcuna miglioria alla Fiorentina che fa sempre una fatica tremenda a concretizzare in attacco per lo meno negli scontri diretti (Genoa, Cagliari) i gigliati iniziano a farsi valere. C’è da dire che tra Iachini e Prandelli il gioco non è cambiato: difesa bassa, centrocampo folto e contropiede, solo che certi atteggiamenti in campo con Prandelli si tende a chiudere un occhio (se non due), con il predecessore no!

Genoa

Ballardini si conferma un autentico mago nel rimettere in gioco squadre che sembrano decotte. Il pupillo di Sacchi ha avuto il grande merito di aver trovato in poche settimane la quadra della squadra presentando quasi sempre il solito undici titolare di partenza, fatto fondamentale in un ambiente dove giocatori vanno e vengono come in una stazione ferroviaria. C’è da aggiungere che, nomi sulla carta, la squadra non è assolutamente male (l’inensto dell’ex Roma Strootman in mezzo è un grande colpo) ed è più che competitiva per arrivare in zone tranquille, il genoa aveva solo bisogno di un tecnico che le desse certezze.

Inter

La maiuscola prestazione contro la Juventus ha sicuramente detto che quest’Inter è ormai la squadra da battere, c’è da dire che sul gioco ancora non ci siamo e che molte perplessità permangono. Contro la Juve la Beneamata ha saputo approfittare al meglio dei buchi che il novellino Pirlo ha lasciato agli uomini di Conte, contro i bianconeri dell’Udinese che invece di spazi ne hanno concessi pochissimi, si è rivista l’Inter macchinosa che tutti conosciamo. Nessun centrocampista infatti ha la capacità di smarcarsi senza palla, se glli esterni vengono tappati il gioco tende a ristagnare come in una palude e nessuno riesce ad accendere la luce con un dribbling od un filtrante. Certo che se questa squadra non riesce a vincere lo scudetto qualche pensierino su Conte dovremmo tutti farlo.

Juventus

Ogni volta che guardo le partite della Vecchia Signora del calcio italiano mi viene sempre in mente la metafora di una fuoriserie guidata da un neopatentato che inizia a perdere qualche colpo nella carrozzeria e nella parte meccanica. È paradossale che una squadra guidata da un grande del centrocampo come Pirlo abbia proprio nella mediana il suo tallone d’Achille: il centrocampo della sua Juve infatti tarda spesso a rientrare, rimanendo, spesso, in una linea di galleggiamento che mette in affanno la difesa non supportando nemmeno le bocche da fuoco davanti. Sembra un po’ la riedizione della Juventus di targata Maifredi del 1990/91, una squadra che alternava grandi prestazioni a figuracce. Sia Pirlo che Maifredi sono bresciani, entrambi sono/erano attivi nel mondo del vino (Pirlo produce vini, Maifredi era rappresentante di un’azienda vinicola del bresciano), con la differenza che almeno Maifredi almeno un patentino ce l’aveva!

Lazio

Quattro successi consecutivi hanno rilanciato le quotazioni della Lazio di Inzaghino, squadra che sino ad ora ha sicuramente reso di meno in campionato in quanto limitata dagli impegni europei, non a caso senza la Champions League di mezzo la squadra si è messa a volare e a macinare gol e punti, nell’ultima partita contro il Sassuolo l’assenza di un giocatore come Luis Alberto è stata tra l’altro ben surrogata. Di certo tra i vari Correa e Caicedo Immobile non ha ancora un partner fisso in attacco. Gli scontri diretti contro Atalanta ed Inter diranno molto sulle ambizioni della compagine di Lotito.

Milan

La sconfitte contro Juventus ed Atalanta hanno un po’ interrotto il magic moment rossonero: come detto in apertura il Milan campione d’inverno sembra davvero essersi spinto oltre i propri effettivi limiti. Queste due partite hanno confermato che quando il Milan trova squadre più veloci (Atalanta) o superiori sul piano tecnico (Juventus) i limiti qualitativi e di organico vengono fuori. Spesso in partite del genere il “palla ad Ibra” non può più funzionare, specie contro difensori come quelli atalantini che fanno nell’anticipo il proprio punto di forza. C’è da dire che la presenza del quasi quarantenne bosniaco di Svezia si rivela sempre fondamentale contro le medie-piccole: senza Ibra ad esempio il Milan non vinceva a Cagliari (un rigore provocato ed un gol) e si sa, i campionati si vincono battendo le squadre della parte destra della classifica.

Napoli

A parte l’episodica goleada contro la Fiorentina, i risultati dell’ultimo mese (inclusa la prestazione in Supercoppa contro la Juventus) mostrano un Napoli davvero involuto. Il potenziale offensivo, sulla carta, rimane sempre notevole però il problema è l’innesco dei vari Osimhen, Petagna, Mertens, Insigne dato che in mezzo c’è troppa gente muscolare e che non pensa calcio. Il Napoli di Sarri aveva un Jorginho il suo giocatore cardine che dettava il possesso palla, Gattuso non ha nessuno in questo ruolo e non può più permettersi di giocare in un certo modo: i triangoli e gli attacchi agli spazi del Napoli sarriano avvenivano a cento all’ora, questi sembrano essere alla moviola. Questione di interpreti ma anche di manico: Gattuso non ha mai fatto praticare un calcio del genere.

Parma

Il ritorno di D’Aversa è il chiaro sintomo che la società vuole salvare la baracca con le buone o con le brutte e la scelta non poteva che ricadere su un tecnico che, risultati alla mano, ha fatto fin troppo alla guida del Parma. Senza rinforzi sul mercato però la vedo davvero difficile risalire la china: manca qualità in ogni reparto, chissà che il ritorno dell’artefice della doppia promozione non possa giovare ad un contropiedista puro come Gervinho.

Roma

La squadra sembra davvero sull’orlo di una crisi di nervi a causa di una società poco presente nell’ambiente sempre troppo umorale della capitale (la doppia figuraccia contro Verona e Spezia può anche essere letta in questo modo). A questo si aggiunge un allenatore che in un anno e mezzo non ha apportato nessuna miglioria al proprio gruppo e che in più si fa mettere i piedi in testa come niente fosse dal proprio capitano. Eppure nonostante tutti questi handicap la Roma è terza da sola in classifica a sole sei lunghezze dal Milan! Basterebbe davvero poco, in un campionato così equilibrato, domare questa squadra sempre pazza ed umorale, forse un tecnico con più carisma e polso del portoghese.

Sampdoria

In un campionato più livellato che mai l’esperienza di Ranieri si sta rivelando decisiva nel conferire certezze ad una squadra piena di incognite ed incongruenze. Keita Balde sembra ben surrogare un Quagliarella rimasto a bocca asciutta nelle ultime uscite. Ranieri inoltre si sta confermando allenatore flessibile in grado di adattare la squadra all’avversario che a difronte senza per questo snaturarla: contro l’Udinese ha schierato un inedito 4-5-1 (o 4-2-3-1), contro il Parma si è visto addirittura un centrocampo a rombo. La placida posizione del centroclassifica sicuramente aiuta gli esperimenti.  

Sassuolo

Dal quarto al nono posto in poche giornate, il cambio di anno non ha sicuramente giovato al Sassuolo di De Zerbi che nelle ultime uscite ha perso in due occasioni e centrato solo un misero punticino contro il modesto Parma. La squadra nero verde, nonostante il suo impianto di gioco, in fin dei conti dimostra di essere dipendente dai suoi giocatori di punta dove tra i presunti titolari nelle ultime partite ha giocato solo il solito Caputo.

Spezia

Le due vittorie contro Napoli e Sampdoria hanno portato in dote sei punti che moralmente valgono il doppio dato che hanno staccato la squadra di Italiano dall’ultimo vagone delle pericolanti. I nove gol del semisconosciuto (fino a quest’estate) M’bala Nzola sembrano essere per ora una bella assicurazione sulla permanenza in categoria, però contro la Roma si è rivisto lo Spezia di inizio campionato capace di buttare alle ortiche punti sanguinosi, il margine però per ora rassicura.

Torino

Se n’è andato il Maestro Giampaolo e il Torino ha incredibilmente acciuffato un pareggio in rimonta (nel recupero per giunta!) sul campo del Benevento. Nicola, piemontese ed ex cuore granata, non ha sicuramente portato chissà che alchimia tattica in pochi giorni di permanenza a Torino, però almeno si è visto un Toro rabbioso e convinto dei propri mezzi. Si è anche svegliato dal letargo il buon Zaza e con due giocatori del genere in attacco è impossibile rischiare la retrocessione: solo con Giampaolo in panchina poteva avverarsi una simile sciagura per Cairo e soci!

Udinese

Nonostante questa posa considerarsi a tutti gli effetti una delle più belle versioni dell’ Udinese sul piano del gioco nell’era post Guidolin, dopo tanti anni in cui i friulani sono stati una delle più brutte squadre del nostro campionato, i risultati non sembrano del tutto favorire la squadra di Gotti che sembra essere sempre sul giro d’aria. I pareggi contro le due nerazzurre lombarde (Atalanta e Inter) fanno ben sperare anche se la squadra fatica sempre a segnare.

Verona

L’Hellas con l’ultimo successo sul Napoli si è confermata la grande ammazza grandi del campionato mostrando ancora una volta la sontuosa organizzazione tattica conferitagli da Jurić, autentico Re Mida sulle sponde dell’Adige. Contro i napoletani hanno giocato gli sconosciuti Ilić e Tameze in mezzo al campo e comunque i gialloblù hanno asfaltato il centrocampo avversario, in difesa è stato messo centrale difensivo il fluidificante Di Marco e la difesa non ha comunque sofferto il pur forte attacco avversario. È un peccato solo che questo gioiello di ingegneria calcistica perda colpi contro le piccole.

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