Simeone

Anche e soprattutto questa sesta giornata di campionato si è contraddistinta per un calcio sciatto e mediocre, che contrassegna ormai il nostro campionato da almeno il post-Calciopoli. Nessuna squadra infatti, a parte forse il Napoli ed il Sassuolo, può vantarsi di giocare un calcio interessante ed accattivante.

La Juventus pigliatutto ha vinto con un autogol fortuito sul campo del Palermo, una delle formazioni candidate alla retrocessione diretta. Inter e Milan continuano a balbettare, mentre formazioni che l’anno scorso si erano segnalate per il brillante gioco espresso come la Roma e la Fiorentina  stanno accusando pesanti battute di arresto.

C’è poco da stare allegri: la conseguenza di questo andazzo generale è che il campionato venga dominato logicamente dalla formazione che ha individualità di spicco (anche se un gioco corale carente), cioè la Juventus, che viene seguita in posizione di rincalzo dall’unica squadra che riesce ad esprimersi attraverso un gioco corale ed efficace, ovvero il Napoli. Guarda a caso, entrambe le società hanno proprietà italiane e non sono in mano ad avventurieri ed affaristi che vengono dall’estero, solo una coincidenza?

Nell’immediato orizzonte abbiamo la seconda settimana di coppe europee. La Juventus è impegnata sul campo della Dinamo Zagabria, un impegno che dovrebbe rivelarsi facile per la banda del Bischero perché i croati in Europa negli ultimi anni sono spesso andati alla ricerca di soldi facili. Per l’enfant du pays Pjaca potrebbe essere la volta buona per mettersi in mostra! Il Napoli riceve in casa il Benfica in un match che potrebbe rivelarsi piacevole: il Napoli dovrà giocare come al solito a mille all’ora perché in Europa ogni calo di forma si paga a carissimo prezzo.

Tra le altre sfide vanno segnalate due interessantissimi match tra le due migliori scuole calcistiche europee: Borussia Dortmund-Real Madrid e Atletico Madrid-Bayern Monaco sono qualcosa di più di due semplici sfide visto che i gialloneri ed i materassai negli ultimi anni sono state le autentiche bestie nere dei due giganti Real e Bayern e anche in questa circostanza le due partite promettono tantissimo spettacolo, personalmente sono proprio curioso di vedere cosa combinerà Carletto Ancelotti al cospetto del Cholo Simeone (a proposito, con il Genoa ha segnato suo figlio Giovanni, forse l’unica nota lieta di questa giornata). Nell’Europa minore invece Fiorentina e Roma non dovrebbero avere problemi contro gli semisconosciuti azeri del Qarabağ e i romeni dell’Astra Giurgiu (che l’anno scorso però hanno vinto a sorpresa il campionato). Impegni più difficili sulla carta (ma non insormontabili) per il Sassuolo, che deve giocare in Belgio sul campo del Genk e per l’Inter, che cerca riscatto a Praga contro lo Sparta.

Già del match di apertura di questa sesta giornata di campionato si poteva capire che non sarebbe stato un week-end memorabile nei nostri stadi. La Juventus ha vinto a Palermo con il minimo sforzo grazie ad un tiraccio di Dani Alves deviato non si sa come in fondo al sacco da un difensore del Palermo. Non un bel biglietto da visita per una squadra che quest’anno cova il desiderio di affermarsi anche in Europa. Il scialbissimo match mi ha ricordato molto un Cagliari-Milan 0-1 dell’anno del primo scudetto di Allegri con il Milan, un match squallido e bloccato risolto da un gol fortuito (allora a segnare era stato lo semi-sconosciuto Strasser oggi scomparso dai radar). In casa Juve continua a non convincere il centrocampo, troppo bolso e lento, con un Pjanić che fa fatica a prendere in mano la regia del gioco, anche se la scelta di puntare sul doppio centravanti da parte di Allegri, è sembrata abbastanza illogica visto che con due attaccanti del genere in area l’unico gioco che puoi fare è sparare palloni alti dalle fasce, è bastato un Palermo mediocre ma sul pezzo per denudare tutti i limiti strutturali dei campioni d’Italia.

In serata invece un buon Napoli si è sbarazzato abbastanza comodamente di un Chievo che si è confermata una squadra solida e ben organizzata cui però manca peso offensivo. Per la prima volta quest’anno ‘O Ciuccio ha giocato abbastanza sul velluto, dando l’impressione di riuscire a controllare tutti i novanta e passa minuti di gioco senza tentare di recuperare partite nate male o gestite con pressapochismo. Un segnale di maturità da parte della banda Sarri o è solo un caso? Di solito quando una squadra si dimostra capace di dominare e gestire gli eventi, significa che è pronta e matura per vincere, sotto il Vesuvio che sono molto scaramantici si stanno già iniziando a toccare da qualche parte!

Pranzo domenicale indigesto per la Roma che viene travolta  con pieno merito dal Torino. In casa giallorossa tocca ripetere sempre la solita storia: l’annata è stata programmata male fin dal ritiro estivo complice, oltre una proprietà assente ed incompetente di calcio, un allenatore in completa confusione tattica. La scelta di schierare due terzini di spiccate doti offensive come Florenzi e Bruno Peres è stato un autentico suicidio contro una squadra come il Toro che fa dei continui sfondamenti sulle fasce la propria principale arma offensiva: lo Sputacchione serbo è un tecnico pratico e all’antica ed i classici cross per la capocciata del Gallo Belotti potrebbero mettere nel sacco molte squadre nostrane. Per la Roma c’è solo la consolazione del gol numero 250 di capitan Ciccio Totti (sul solito rigorino generoso, non è che Tagliavento l’ha fatto apposta?), troppo poco però per nascondere un’altra stagione che si preannuncia difficoltosa.

Nelle partite delle ore 15 l’Inter non va oltre l’1 a 1 contro l’ottimo Bologna di Donadoni. Il gol preso dall’Inter nasce da un errore individuale di quel bidonazzo di Kondogbia (altra sciagura manciniana!) ma il modo in cui è maturato è tipico degli allenatori stranieri che vengono in Italia: basta osservare il buco che c’è in mezzo tra difesa e centrocampo, spazi del genere allenatori nati calcisticamente a Coverciano non li lasciano mai! Come detto altre volte l’Inter di Terence Hill può al massimo tenere un ruolino di marcia in stile Roma di Luis Enrique sia per la tipologia di gioco praticata, poco adatta al calcio italiano, che per struttura della rosa: a un buon undici base si somma infatti  il nulla nel parco rincalzi, aspettando questo fantomatico Gabigol

Vittoria di misura del Sassuolo sull’Udinese che conferma di fare davvero sul serio (senza la farsa contro il Pescara i piastrellisti sarebbero terzi solitari) anche se dimostra di soffrire sempre negli ultimi minuti. Per quanto riguarda i friulani invece il solito calcio noioso e deprimente di marca Iachini, non è servita la solita tirata di nervi nel finale (tipica del credo calcistico iachiniano) per acciuffare il pareggio comunque immeritato nonostante le due traverse colpite. Nove italiani in campo per il Sassuolo, zero per l’Udinese: almeno su questo aspetto Pozzo dovrebbe imparare dal giocattolo di plastica di Mister Confindustria.

Successo con il più classico dei 2-0 per la Lazio sull’Empoli, Simone Inzaghi non è un fulmine di guerra però almeno fa le cose semplici: si difende con un uomo in più in difesa e fa sgobbare il lunatico Felipe Anderson su è giù sulla fascia destra, per ora i risultati gli stanno dando ragione. L’Empoli gioca sempre bene ma è terribilmente spuntato in attacco (un attaccante come Gilardino non c’entra nulla con questa squadra) mentre in difesa un golletto lo incassa sempre, sarà dura per il povero Panariello (ops. Martusciello!) arrivare al fatidico panettone. Occasione sprecata per il Genoa per portarsi in alto, l’1-1 strappato dall’ottimo Pescara è stato tutto sommato meritato (anche se pesano nell’economia dell’incontro le due espulsioni subite dai genoani), con Giovanni Pablo Simeone, figlio del più celebre Cholo,  che ha dimostrato di poter dir la sua in questo campionato.

Nel posticipo delle 20.45 invece vivace 0-0 tra Fiorentina e Milan, due squadre abbastanza carenti ed incomplete. La viola in campo è disposta sempre in maniera impeccabile, però rumina sempre troppo il pallone dimenticandosi di verticalizzare con i dovuti modi verso l’unica punta, sempre troppo isolata sul fronte offensivo. Lo stesso discorso vale per il Milan, per scelte opposte però viso che Montella, da profeta di Guardiola in queste ultime settimane si è riscoperto seguace di Nedo Sonetti con il suo futuristico 4-3-3 che si è trasformato in un ermetico 9-1, tutti dietro e speriamo che Bacca inventi qualcosa! Orsato ha giustamente evitato di fischiare un rigore (che forse c’era) che avrebbe sporcato uno 0-0 salomonico e giusto, sono sicuro però che se Josipone Iličič non avesse mandato il pallone a stamparsi sul palo dal dischetto, l’arbitro avrebbe assegnato senza esitazioni il rigore al Milan allo scadere!

Arrivando alle due partite del lunedì, un’Atalanta sconclusionata è riuscita comunque a passeggiare su ciò che resta del Crotone: chi cambia allenatore e metà della rosa non merita di restare in Serie A! Tra Cagliari e Sampdoria le emozioni si sono concentrate nel finale: le squadre del sempre ombroso Jean Paul giocano sempre con la linea difensiva alta (a differenze di quelle del Rastrello) e la cosa si è vista soprattutto nel finale quando i ciclisti hanno incassato un contropiede evitabile che è si è tramutato in sconfitta grazie alla frittata del solitamente affidabile Viviano. Come sempre tra un successo (o un pareggio) ed una sconfitta alla fine nel calcio è sempre questione di dettagli!

Francesco Scabar

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