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Ieri il Cagliari ha ufficializzato l’acquisizione di Han Kwang-Song, il primo nordcoreano della nostra Serie A, dopo la turbolenta parentesi di Choe Song-Hyok con la maglia della Fiorentina primavera. Una prima volta assoluta, quella del neo rossoblu, che ci permette di aggiornare le statistiche sulla presenza degli asiatici nel nostro calcio, senza considerare i “padroni” Eric Thohir e Zhang Jindong, indonesiano e cinese, ultimi due presidenti dell’Inter

Prendendo per buona la convenzione geografica che ci viene insegnata nella scuola dell’obbligo i pochi chilometri che separano le due sponde dello stretto del Bosforo sono il confine naturale tra due continenti (ma non di una nazione).

Questo breve preambolo geografico serve a definire quale fu il primo asiatico a calcare i campi della nostra serie A: il turco Metin Oktay che vestì la maglia rosanero del Palermo nel lontano 1961-62. Nonostante il calcio del paese transcontinentale all’epoca era quasi completamente concentrato nella città (europea, salvo nove distretti) di Istanbul, Oktay era nato a Karşıyaka nel distretto di Smirne (Izmir in turco), millenaria città della penisola Anatolica. Oktay in Patria era uno dei leader del Galatasaray e quando sbarcò in Sicilia aveva messo a segno 182 reti in 6 stagioni. A Palermo segnò appena 3 reti in 12 gare. Rientrò dopo appena una stagione sul Bosforo, sponda europea, rompendo una promessa che aveva fatto alla moglie, cioè ritornare a giocare nella squadra che l’aveva lanciato l’İzmirspor. Questa scelta gli costò il divorzio ma gli permise di diventare una vera e propria leggenda del Galatasaray. A fine carriera conterà un bottino di ben 405 gol ufficiali e di 642 contando anche quelli non ufficiali, oltre ad un palmares ricchissimo.

Degli altri 9 turchi che vestirono maglie della nostra serie A, solamente uno è nato nell’Anatolia asiatica e, anche in questo caso, parliamo di un’assoluta leggenda del calcio di quel paese: Hakan Şükür. Portato in Italia dal Torino, nel 1995-96, dopo alcune ottime stagioni con il Sakaryaspor (squadra della sua città natale Sakarya, anche se è di lontane origini kosovaro-albanesi), il Bursaspor e, soprattutto, il Galatasaray, Şükür sotto la mole giocò pochissimo, appena 5 gare, con 1 rete. Rientrò immediatamente alla casa base dove divenne una macchina da gol (156 presenze e 119 gol) prima di avere una seconda chance con l’Inter, chiamato da Massimo Moratti a completare una linea d’attacco esplosiva. La stagione nerazzurra si dimostrò estremamente complicata, ma il turco si fece notare per ottime qualità, con 24 presenze e 5 reti. Nella stagione successiva, dopo l’arrivo a Milano di altri due turchi “europei” come Okan Buruk e Emre Belözoğlu (entrambi di Istanbul), fa le valige e si sposta a Parma, dove non si ambienta. Farà un passaggio in Inghilterra (Blackburn Rovers) prima di tornare nuovamente al Galatasary.

Gli altri turchi che sono sbarcati in serie A, come detto, sono tutti nativi di Istanbul (Can Bartu, Aziz Esel Bülent, Bülent Eken, Lefter Küçükandonyadis, Şükrü Gülesin, oltre ai già citati Okan Buruk e Emre Belözoğlu), tranne Ümit Davala, nato in Germania, e portato in Italia, al Milan da Fatih Terim, altro “asiatico”, nativo di Adana.

Nessun problema di identificazione geografica invece per i 9 giapponesi che sono arrivati in Serie A. Tutto cominciò con il pioniere Kazuyoshi Miura, arrivato al Genoa nell’estate del 1994 e tutt’ora a 50 anni professionista nella JLeague 3 con la squadra del Yokhoama FC: un record!

Secondo arrivò Hidetoshi Nakata, il Kerouac del calcio. Lo volle fortemente Luciano Gaucci, grande appassionato ed esperto di calcio asiatico e al netto di stravaganze uno che ci vedeva lungo nel voler impiantare in quei mercati un business vincente legato al calcio. In quegli anni al Perugia arrivarono anche il sudcoreano Ahn Jung-Hwan, che terminerà la sua avventura italiana dopo aver eliminato gli azzurri dal mondiale del 2002 (e, in particolare, dopo la leggendaria sfuriata di Gaucci al Processo di Biscardi!), il cinese Ma Mingyu, sul quale vale la pena di spendere due parole nelle prossime righe, e gli iraniani Rahman Rezaei e Ali Samereh.

Nakata rimase in Italia 8 anni. Vinse uno scudetto a Roma (la sua seconda tappa), prima di passare al Parma, al Bologna e di chiudere alla Fiorentina. Nel 2006 giocherà al Bolton Wanderers prima di abbandonare dopo i Mondiali, ad appena 29 anni, la carriera agonistica per intraprendere un viaggio soltiario attorno al mondo.

Dei due iraniani, unici fino ad ora ad aver calcato i nostri campi, ebbe maggior fortuna il roccioso difensore Rezaei. Giocherà con Perugia, Messina e Livorno per sette stagioni, collezionando 165 presenze. Per Samereh, nonostante la nomea di “Inzaghi iraniano” appena 6 gare con i grifoni senza reti.

Di Ma Mingyu vale la pena riportare la frase con la quale Gaucci l’ha presentato ai giornalisti italiani: «I cinesi sono un miliardo e mezzo, ci sarà pure un fenomeno. Cerco di portarlo qui». Vittima di numerosi fraintendimenti (sembra anche sulla reale volontà di acquistarlo), di voci di corridoio sulla sua reale età (rivelatesi false) e di un ambientamento non proprio semplice, oltre che di immancabili sfottò da parte di numerosi addetti ai lavori, il cinese non gioca praticamente mai. Ritornerà l’anno successivo in Cina, pronto a giocare i mondiali (da capitano e cervello della nazionale guidata da Bora Milutinović), non prima di aver segnato un gran gol, con una botta al volo e il pallone sotto l’incrocio, in una gara amichevole con la Nazionale contro la Lazio, all’Olimpico. “Ma è l’unico calciatore della nazionale cinese al quale non si ferma mai il cervello“, disse di lui Milutinović…

Altri giapponesi arrivati in Italia, con alterne fortune, sono Hiroshi Nanami, al Venezia (1999-2000), Shunsuke Nakamura, tre stagioni da “mago delle punizioni” alla Reggina (2002-2005), Atsushi Yanagisawa, attaccante da zero gol tra Sampdoria (2003-04) e Messina (2004-05), Mitsuo Ogasawara, scampoli al Messina (2006-07), Masashi Oguro, due stagioni incolori al Torino (2006-08) e Takayuki Morimoto, una vita al Catania (2006-2013, 15 reti) con un solo intermezzo al Novara (2011-12, 4 reti). Attualmente in Serie A i giapponesi sono entrambi a Milano: sponda neroazzurra per Yūto Nagatomo (in Italia dal 2010, quando arrivò a Cesena, scoperto da Massimo Ficcadenti, grande conoscitore di calcio asiatico), e sponda rossonera per Keisuke Honda, uno dei più forti calciatori giapponesi della storia.

Israeliani sono invece Tal Banin, una stagione al Brescia (1996-97) e Eran Zahavi, una stagione al Palermo (2011-12).

Asiatico “postumo” fu Fábio César Montezine, brasiliano di Londrina, che vestì per un’ottantina di volte le maglie di Udinese, Napoli ed Avellino, tra il 2000 e il 2005, prima di trasferirsi in Qatar (Al-Arabi, Umm-Salal e Al Rayyan) e di ottenere la cittadinanza dell’emirato, che servì in 28 presenze (condite da 11 reti) con la maglia marrone-rossastro della nazionale.

Tre sono invece i calciatori che provengono dall’Asia Centrale. Ilyos Zeytullayev è uzbeko, nato ad Angren, portato in Italia da giovanissimo dalla Juventus, che lo aveva pescato a Mosca nello Sportakademklub. Con i bianconeri non esordirà in campionato (due presenze in Coppa Italia), prima di passare alla Reggina e successivamente iniziare una lunga carriera tra serie B e C1: Crotone, Genoa, Vicenza, Verona, Pescara, Lanciano e Torino sono le sue tappe in terra italiana.

Altro nativo delle terre uzkebe è Dimitris Papadopoulos. Nonostante sia greco a tutti gli effetti (nazionale con la quale vinse i mitici Europei del 2004), l’attaccante che militò con poca fortuna a Lecce nel 2009, era nativo di Gagarin, cittadina uzbeka che nel 1934 diede i natali al celeberrimo Jurij Alekseevič Gagarin (precedentemente la città era chiamata Gžatsk).

Bisogna spostarsi un po più ad occidente per trovare i natali di Aleksandr Merkel, centrocampista nato in Kazakistan a Pervomajskij da una famiglia di origine russa e tedesca. In Italia ha giocato nel Milan (2010-11), Genoa (2011-13) e Udinese (2012-14). Sembrava un grande prospetto ma dopo due stagioni incolori al Watford e al Grasshoper si è un po’ perso. Dopo aver militato nelle giovanili della nazionale tedesca era in procinto di chiedere la convocazione nella nazionale russa, secondo la volontà del padre, ma complice la parabola discendente della carriera ha scelto di giocare con la nazionale kazaka, con la quale ha esordito il 6 settembre 2015 contro l’Islanda (0-0).

Nel 2015 fu la volta di Ali Adnan Kadhim, il Bale dell’Iraq, acquistato dall’Udinese. Passato alla storia come il “terzino che combattè l’ISIS”, per un video girato in tenuta militare a fianco di soldati iraqeni impegnati in un addestramento contro lo Stato Islamico, è stato protagonista del Mondiale Under-20 del 2013 nel quale l’Iraq è giunto al quarto posto.

Prima di completare la carrellata citiamo anche Radja Nainggolan, belga di chiare origini indonesiane (il padre è un Batak, popolo dell’Indonesia occidentale), della cui carriera è quasi superfluo raccontare. Aggiungiamo solo che Radja nella lingua paterna vuol dire “Re”.

Se andiamo ancora più indietro nella storia, una remota origine mongola è presente nel sangue dell’ex interista Youri Djorkaeff: la famiglia paterna del Campione del Mondo del 1998 è infatti di etnia calmucca, un popolo discendente dagli antichi mongoli.

Di origine indiana è invece l’ex centrocampista di Milan e Livorno, Vikash Dhorasoo. I suoi antenati provenivano da Vizianagaram, regione dell’Andhra Pradesh, prima di trasferirsi in Iran e, successivamente, nelle Isole Maurizio per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero.

Per completezza concludiamo con anche alcune “meteore” delle squadre primavera e nelle serie semi-pro e dilettanti: Panushanth Kulenthiran, classe 1990, proveniente da Jaffna, Sri Lanka, ha giocato con le giovanili di Roma e Palermo; Chitchanok Xaysensourinthone, punta centrale tailandese di nascita svizzera, classe ’94, giocò con la Sampdoria; il portiere italo-giapponese Akira Fantini, nato nel 1998 ad Ichikawa, giocò con il Cesena; l’italo-giordano Shadi Ghosheh (1987), giocò con Chievo e Messina, prima di fare una discreta carriera nel calcio dilettanti; i due italo-iraniani Keivan Zarineh e Alì Lolli, con il primo partito dalla Primavera della Juventus per un lungo giro dell’Italia dilettanti, mentre il secondo roccioso difensore che ha bazzicato a lungo tra C1 e C2; il veterano Chadi Cheikh Merai, siriano, classe ’76, già campione nazionale in patria con il Tishreen, prima di calcare per tredici anni i campi della nostra Serie C; nato a Parañaque e in seguito adottato da una famiglia italiana, l’attaccante Simone Rota, lunga carriera tra Pro Sesto, Manfredonia, Lugano, Borgomanero, Asti, Trezzano e Verbano, prima di riabbracciare le Filippine, sia con la maglia della nazionale sia con le squadre Stallion e Ceres Negros; Emil Audero Mulyadi, attuale portiere delle giovanili della Juventus, classe ’97, per alcuni l’”erede di Buffon”, di origini indonesiane.

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