Il tema della “Nuova Via della Seta” ne porta automaticamente con sé altri ancora, comunque sia sempre relativi alla visione di un espansionismo o persino di un imperialismo cinesi che le forze politiche e militari dell’Occidente dovrebbero contrastare e debellare prima che sia troppo tardi, ovvero prima che possa sopraffare l’Occidente stesso. Una simile descrizione, che indubbiamente può stimolare le fantasie di coloro che sono soliti immaginarsi la geopolitica o la globalizzazione come la trama di un film d’azione tipicamente hollywoodiano, è ovviamente una semplificazione ed una banalizzazione di temi che meriterebbero d’esser trattati con ben maggiore professionalità ed attenzione, quindi si può tranquillamente dire che sia soltanto una semplificazione ed una banalizzazione che va ben oltre i limiti del ridicolo.

Uno dei primi temi che certamente attira l’attenzione, in questi tempi di pandemia (da alcuni riconosciuta, da altri negata, ma comunque da entrambi sia pur in modo diverso vissuta: si pensi anche soltanto ai vari comportamenti sociali, sia pubblici che individuali, che connotano molti nostri concittadini in merito anche soltanto al rispetto delle norme quali il divieto d’assembramento, il distanziamento, l’uso della mascherina, ecc), è quello dei vaccini contro il Covid. Su questa faccenda s’innesca tutta la “vis polemica” dei vari No-Vax, e se parliamo di fornitori o ideatori di vaccini non allineati al verbo politico dell’Occidente come Russia o Cina è inevitabile che diventino “No-Vax” pure personalità che nel caso dei vaccini statunitensi od inglesi appaiono invece come diligentissimi “Pro-Vax”. Si pensi, solo per fare un esempio, a cos’è stato già a suo tempo dichiarato da formazioni politiche come +Europa, ultima riproposizione dei Radicali dopo una lunga sequela all’insegna di Partiti dell’Amore, Liste Pannello, Liste Bonino, e via discorrendo. Ma ovviamente anche molti noti opinionisti e giornalisti italiani, e a maggior ragione i loro editori, hanno ben volentieri fatto proprio i medesimi concetti e punti di vista.

Proprio per questo motivo è interessante un articolo pubblicato da RaiNews, intitolato “Vaccino e medicina ad alta tecnologia, la nuova via della seta cinese ora è sanitaria”, che a dispetto dell’orientamento non proprio amichevole verso i paesi non allineati al “Washington consensus” della testata che lo ospita, fornisce invece delle informazioni caratterizzate da un approccio decisamente più equilibrato e professionale. In base a quest’articolo, uscito lo scorso 6 dicembre, soltanto nel primo anno di vendita il vaccino cinese, prodotto da Sinopharm e che al momento sembrerebbe essere anche il più promettente, potrebbe fruttare all’azienda produttrice un guadagno pari a 40 miliardi di dollari. Tuttavia, viene fatto notare dall’autrice dell’articolo, il nuovo vaccino rappresenterebbe per Pechino un altrettanto nuovo capitolo nel suo disegno d’espansione globale all’insegna della Nuova Via della Seta. Ripresasi dai danni dell’epidemia, con la propria economia che ha ormai ripreso a correre, la Cina adesso avrebbe riconvertito molti capitali inizialmente destinati ad altri investimenti lungo la Nuova Via della Seta (o BRI, cioè “Belt and Road Initiative”) in dispositivi medici ed alte tecnologie. Ciò sarebbe avvalorato anche dall’apertura di un nuovo dipartimento nella “superbanca” cinese che è fra i motori economici e finanziari della Nuova Via della Seta, l’Asia Infrastructure Investment Bank, dedicato proprio alla Sanità e all’Istruzione. Tuttavia, anche in epoca pre-Covid era noto come Pechino intendesse diversificare e valorizzare sempre di più i propri investimenti nel mondo, non solo per generare infrastrutture nei paesi che ne avrebbero beneficiato, ma anche per migliorare le condizioni dei mercati locali, ovvero dei consumatori e cittadini, secondo una tipica ottica di cooperazione “win-win”, utile a sollevare gli indici generali di benessere di molte popolazioni dove la lotta alla fame o alla povertà nel 2020 continua ancora a restare un tema di drammatica attualità quotidiana.

D’altronde, la Cina ha sperimentato su sé stessa l’importanza delle moderne tecnologie in un quadro di copertura sanitaria pubblica, universale e gratuita per affrontare e vincere l’epidemia da Covid: tale ricetta continua tuttora ad essere “inaggirabile” (e persino molti paesi occidentali possono loro malgrado testimoniarlo, visti i danni che tuttora continuano a riportare, Italia compresa; ma che dire anche d’altre nazioni europee, o peggio ancora del Brasile o degli Stati Uniti, dove il negazionismo verso il Covid  e l’assenza di sanità pubblica e di Stato sociale hanno provocato l’inutile morte di tanti innocenti?) ed è quindi bene che venga implementata il più possibile anche altrove. Ecco perché, anche nel caso della Nuova Via della Seta, la telemedicina, l’e-commerce, l’e-learning e la fintech potrebbero lentamente affiancarsi alle grandi opere ed infrastrutture, fra l’altro con minori sforzi e maggiori risultati già nel breve e medio termine, in realtà asiatiche od africane dove il deficit sanitario è da sempre un enorme problema per le popolazioni locali, insieme a tutto un più vasto insieme di problematiche legate alla mancanza di un vero e proprio Stato sociale. 

Nella sostanza, quello fra la Cina ed un certo mondo occidentale (nemmeno tutto, quindi) è uno scontro su un diverso modo d’interpretare la Globalizzazione: ovvero, secondo schemi condivisi e partecipati per Pechino, vantaggiosi per entrambi e finalizzati a rafforzare la coesione pubblica e sociale degli Stati che ne sono interessati così come le loro condizioni socio-economiche, e secondo schemi competitivi e neoliberisti per le vecchie istituzioni bancarie e finanziarie dell’area anglosassone come Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale, fino ad oggi strumenti egemonici della Globalizzazione guidata dagli Stati Uniti e dal ristretto ma sempre più confinato club del G7. E’ su questa diversa interpretazione di valori e d’obiettivi che, automaticamente, s’innesca anche lo scontro ideologico e persino religioso nella sua accezione più settaria. Abbiamo parlato, nelle puntate precedenti di questa nostra trattazione, della forte simbiosi in atto fra i sovranisti e populisti germogliati in una certa area del Partito Repubblicano USA (quell’area che un tempo era in parte considerata come “Tea Party”, anche se in realtà non tutta s’è poi davvero canalizzata nel linguaggio di Bannon e di Trump, che hanno al contempo beneficiato anche d’altri contributi elettorali e sociali in precedenza estranei al “Tea Party” stesso), ma andrebbe ricordato che sempre nelle fila repubblicane i Neo-Con di cui era espressione l’ex Presidente George W. Bush avevano sposato tesi non molto differenti, seppure in un quadro storico, internazionale e strategico ben diverso. 

Ora, i Neo-Con s’aggiudicarono la Casa Bianca nel 2000, non prima di un lungo braccio di ferro coi Democratici ed il loro candidato Al Gore, il vice di Bill Clinton, dove la lotta fu all’ultimo voto. Se su una serie di questioni interne, in particolare di bio-etica, come il blocco alla ricerca sulle cellule staminali o gli embrioni, Bush jr. manifestò sin da subito la volontà di muoversi in una direzione totalmente diversa da quella di Clinton ed Al Gore, nelle questioni di tema internazionale e geopolitico invece bene o male ne seguì le mosse, talvolta portandole avanti con un tale zelo ed una tale abbondanza da strafare e persino esagerare rispetto a quanto avrebbero fatto i Democratici al posto suo. Si pensi, per esempio, alla politica muscolare attuata verso la Russia, ma anche all’inasprimento dell’approccio verso una certa parte dell’Islam e del Mondo Arabo, in particolare dopo l’11 Settembre 2001, con l’intervento in Afghanistan e la successiva invasione dell’Iraq.

Tuttavia, le politiche di bioetica attuate in patria gli avevano fruttato l’entusiastico appoggio delle varie chiese, sette e formazioni evangeliche, pentecostali, millenariste, battiste, anabattiste e chi più ne più ne metta. La loro fortuna, in parte già manifestatasi negli anni precedenti, a partire da quell’Amministrazione cominciò letteralmente a decollare, e l’appoggio che ottennero dalla Casa Bianca e dalle istituzioni governative USA per espandersi anche in America Latina e in altre aree del Terzo Mondo si sostanziò soprattutto da quel momento. Così, in pochi anni, le comunità protestanti, evangeliche, ecc, divennero maggioritarie rispetto ai cattolici in non pochi paesi latinoamericani, in particolare del Centro America, o comunque di netto rilievo percentuale in altri paesi come il Brasile o il Messico, e così via: tutto questo, in un Continente che da secoli era considerato un vero e proprio dominio incontrastato della Chiesa Cattolica Romana.

In America Latina l’espansione delle chiese e delle sette protestanti ed evangeliche era funzionale non soltanto ad indebolire la Chiesa Cattolica, secondo un progetto volto a ricondurla progressivamente sotto una più sicura influenza di Washington, ma anche per contrastare l’ascesa dei nuovi movimento socialisti che facevano perno soprattutto sulle popolazioni indigene o più povere del Continente. Erano gli anni in cui, infatti, dopo il Venezuela, il cosiddetto “Socialismo del XXI Secolo” cominciava ad affermarsi anche in altre realtà come la Bolivia, l’Ecuador, il Brasile, l’Argentina, ecc, complice anche la grave crisi economica globale del 1998-2000 che in America Latina si manifestò soprattutto con l’ancor oggi ben ricordato crack argentino. L’avvento di quei movimenti socialisti e di lotta appariva, agli Stati Uniti, come foriero di una sempre più difficilmente contrastabile perdita di controllo del proprio storico “cortile di casa”, un sovvertimento dell’antica Dottrina Monroe.

Ma anche nell’Estremo Oriente non andò diversamente. Gli anni dell’Amministrazione Bush furono anche quelli in cui si cominciò ad affermare, in Cina, una forte adesione di persone a chiese, sette e culti di stampo protestante, evangelico e millenarista, tra i quali spiccava soprattutto la Chiesa di Dio Onnipotente. Ma ovviamente non era soltanto quest’ultima a crescere in maniera così importante, fino a quando non fu messa al bando, dopo il famigerato attentato al McDonald’s di Zhaoyuan nello Shandong del 28 maggio 2014. In generale furono diverse le sette del genere, peraltro tutte accuratamente riportate dal sito-archivio di Bitter Winter e del CESNUR, entrambi fortemente anticinesi nei loro toni ma comunque ricchissimi d’informazione, vere e proprie “anagrafi” delle tante sette operanti non soltanto in Cina ma anche in altre parti del mondo. Tutte queste sette crebbero in maniera vistosa, nell’ombra, non soltanto nella madrepatria ma anche all’estero, in particolare nelle varie comunità cinesi presenti nei paesi occidentali, Italia compresa. Ovviamente, quando poi alcuni loro membri hanno compiuto azioni di stampo terrorista od eversivo, è stato inevitabile che nei loro confronti venissero presi seri provvedimenti da parte delle autorità, e questo non è avvenuto soltanto in Cina ma anche in molti altri paesi. 

L’Amministrazione Bush, che aveva raccolto l’eredità dell’Amministrazione Clinton in materia di “libertà religiosa” e di sostegno all’estero verso le cosiddette “nuove religioni” (un eufemismo per non chiamarle più semplicemente “sette”), non esitò a dar sostegno a questi gruppi, e quando per costoro in patria i tempi si fecero più bui non esitò nemmeno a dar loro ospitalità e riparo. Lo fece innanzitutto con la setta anticinese del Falun Gong e col suo fondatore, Li Honghzi, che all’indomani dell’autoimmolazione in Piazza Tienanmen a Pechino del 2001 di alcuni membri della setta (si diedero letteralmente fuoco, ma la vicenda continua ancor oggi ad essere sorprendentemente negata dai più, compresa la tanto consultata e popolare Wikipedia) si videro costretti a spostare sempre più frettolosamente e stabilmente i propri interessi proprio negli Stati Uniti, dove il gruppo ha da allora trovato la sua nuova patria. Bush jr. ha portato avanti la politica d’amicizia ed ospitalità col Falun Gong già portata avanti da Bill Clinton sempre con funzione anticinese, e sempre perseguendo il medesimo obiettivo ha poi portato avanti la politica di sostegno verso i vari gruppi evangelici e millenaristi, prima fra tutte le Chiesa di Dio Onnipotente.

Successivamente, Barack Obama ha continuato a portare avanti questa politica di tutela ed appoggio sia verso il Falun Gong sia verso la Chiesa di Dio Onnipotente, inaugurando al contempo anche il nuovo fronte degli islamo-fondamentalisti dello Xinjiang, pure quella una storia vecchia ma sapientemente “riesumata” al momento giusto (quando, sostanzialmente, alla Casa Bianca e al Pentagono ci si stava rendendo conto che non era più possibile controllare la Cina dall’esterno imponenendole una Globalizzazione che aveva tutta la forza di modificare a sua volta a proprio piacimento, e men che meno di renderla un partner gregario di Serie B). Dopodiché, è stato il turno dei Trump, dei Pompeo, dei Bannon, che hanno ulteriormente portato avanti queste “preziose” eredità, ponendo sempre di più l’accento della politica USA sul contrasto ed il contenimento della potenza cinese. Ora è il turno di Biden, ex vicepresidente di Obama, che intuibilmente svilupperà ancor più questo tenore di politica, semplicemente personalizzandola con tinte e connotati nuovi, più adeguati all’identità dei liberal e dei Democratici. Nella sostanza, però, non cambierà molto; anzi, la strategia sarà semplicemente più subdola, portata avanti con meno ghigne e più sorrisi.

Proprio per questo motivo, data l’informazione prodotta dalle sette e dai movimenti politici che hanno un’enorme influenza sul mondo culturale e politico occidentale, statunitense ed europeo in primis, c’è da scommettere che la Nuova Via della Seta, soprattutto nella sua nuova veste marcatamente più sociale, sarà il maggiore obiettivo della campagna d’odio, boicottaggio e disinformazione portata avanti da settori politici, economici e militari chiave dell’Occidente. Una rapida visione sulle edizioni, anche soltanto italiane, di “Epoch Times” o di “Vision Times”, per esempio, è a tal proposito già più che sufficiente; per non parlare poi anche degli altri media “settari”. Ma a questo sarà bene dedicare un altro nuovo capitolo.

(A breve con la quarta puntata)

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