Come abbiamo potuto constatare in questo ultimo anno, la setta Falun Gong in Italia non sembra godere di grande salute. Le ragioni sono sicuramente tante: da una parte è svanito l’effetto novità presso il pubblico italiano che inizialmente era da tale setta attratto, anche perché ben presto gran parte di esso si è semplicemente “annoiato” di avere a che fare più con messaggi politici, in questo caso anticinesi, che con una vera e propria spiritualità; dall’altra, si è sicuramente fatta sentire anche la concorrenze di altri nuovi gruppi concorrenti, meno politicizzati o ossessionati su determinate campagne politiche e che proprio per questo sanno meglio cogliere l’attenzione di un pubblico spesso interessato quasi soltanto alla materia spirituale, reale o fittizia che sia.

Qualunque sia la spiegazione, è comunque un fatto che le manifestazioni e gli eventi del Falun Gong in Italia, a partire dall’ultimo anno, abbiano cominciato a ridursi sia per numero che per partecipazione. In certe importanti città, dove pure gli appuntamenti della setta si tenevano ormai annualmente, non è più stato organizzato niente, mentre dove ancora resistono degli adepti abbiamo constatato come il loro numero fosse decisamente sparuto rispetto anche al recente passato. L’impressione è che la setta si sia rapidamente smembrata fra vari filoni, ognuno indipendente ed estraneo dall’altro, qualcuno di essi forse persino risucchiato da altre e nuove esperienze spirituali.

Malgrado tutto ciò, o forse proprio per questa ragione, dall’estero si spinge per continuare a far propaganda alla setta, evidentemente nella speranza di rinverdirne le sorti ormai piuttosto appassite. La miglior arma propagandistica a cui far ricorso, ormai lo sappiamo, è senza dubbio il corpo artistico Shen Yun, spacciato al grande pubblico come una versione tradizionale cinese del canadese Cirque du Soleil, anche se in realtà ogni suo spettacolo è infarcito ed inframmezzato da slogan e contenuti politici tesi a denigrare la Cina popolare e ad esaltare la setta Falun Gong e il suo guru Li Hongzhi.

Certo, forse siamo lontani dalla mole d’eventi del passato, per esempio del 2017-2018, ed ancor più dall’interesse che avevano suscitato ancor prima che si tenessero, tuttavia è pur sempre un segno di vitalità che non può e non deve passare inosservato, anche perché come al solito punta ad aprirsi un varco nell’opinione pubblica italiana sfruttandone la curiosità e soprattutto la buona fede. La prima edizione della stagione 2019-2020 si terrà a Firenze, in un luogo d’indiscutibile prestigio come il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, dal 27 al 30 dicembre. Dopodiché sarà la volta di Napoli, al Teatro San Carlo, dal 10 al 12 gennaio; quindi a Udine, al Teatro Nuovo Giovanni, il 15 gennaio; a Modena, al Teatro Comunale Luciano Pavarotti, il 17 e il 18 gennaio; a Genova, al Teatro Carlo Felice, il 22 e il 23 gennaio; ed infine, per concludere in grande così come in grande si era concluso a Firenze, a Milano, presso il Teatro degli Arcimboldi, dal 4 all’8 marzo.

Come i lettori avranno potuto notare, si tratta di teatri di grande fama e dai costi non proprio contenuti, frequentati dal fior fiore della critica teatrale e non solo, oltre che da grandi esponenti del mondo del giornalismo: la speranza della setta e del suo corpo artistico, indubbiamente, è anche quella di far breccia in senso mediatico presso il pubblico italiano, riscuotendo anche in Italia le dichiarazioni favorevoli di nuovi ed importanti testimonial paragonabili a quelli già guadagnatisi all’estero: non va dimenticato, infatti, come nelle edizioni del 2018 tra le grandi personalità che hanno applaudito alle performances di Shen Yun si possano annoverare importanti esponenti del governo taiwanese oppure, in Europa, la principessa Lea del Belgio. Altri testimonial di prestigio, del resto, sono citati anche nel sito stesso di Shen Yun, dove oltretutto è visibile il calendario degli appuntamenti teatrali italiani. Nella scorsa stagione in Italia, in ogni caso, qualche notevole adesione era già stata guadagnata dagli artisti del Falun Gong: la principessa Caroline Murat, il soprano Maria Dragoni, il direttore d’orchestra Leonardo De Amicis ed il famoso stilista Renato Balestra. Tutte persone indubbiamente competentissime nel loro campo, ma digiune o quasi di temi politici o relativi al mondo delle sette, e che quindi sono rimaste coinvolte dalla loro comprensibile buona fede. Altri assist graditi alla setta, chiaramente, sarebbero quelli provenienti dal mondo politico e, sotto questo aspetto, i continui mutamenti conosciuti dalla politica italiana, a livello governativo e parlamentare ma non solo, possono pur dare al Falun Gong e a Shen Yun qualche nuova e neppur così tanto peregrina speranza.

Il disegno del Falun Gong è quindi fin troppo chiaro: cercare di rivitalizzare l’interesse su di sé in Italia con un proselitismo mascherato, che passa attraverso una nuova stagione teatrale del suo “braccio propagandistico” Shen Yun nel nostro paese. Il tempo ci dirà se questa nuova offensiva di proselitismo sortirà effetti consistenti e, soprattutto, duraturi, portando in dote alla setta nuovi aderenti e simpatizzanti.

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