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Marco Minniti rappresentava l'Italia all'incontro di Parigi con Francia e Germania.

La Camera ha approvato in via definitiva il decreto Minniti-Orlando sull’immigrazione, blindato dal governo con la mozione di fiducia, approvata ieri a larga maggioranza. I sì sono stati 240, i no 176, le astensioni 12.

E’ diventato quindi legge, tra i mugugni delle forze a sinistra del Pd e delle associazioni che si occupano di migranti, il pacchetto di misure con cui Gentiloni e i suoi puntano a ridurre i tempi di esame delle domande di asilo e a contrastare l’immigrazione illegale in una fase particolarmente delicata per l’Italia.

I migranti sbarcati sulle coste italiane dall’inizio dell’anno, secondo i dati forniti dal Viminale risalenti al 31 marzo, sono stati 24.280, con una crescita del 29,3% rispetto allo stesso periodo del 2016 (allora erano stati 18.777). Scioccante è il confronto tra il flusso del primo trimestre di quest’anno e quello del 2015: + 138,6%.

Entrando nel dettaglio dei 23 articoli, vengono istituite 26 sezioni specializzate “in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea”, presso ciascun tribunale ordinario del luogo in cui hanno sede le Corti d’appello.

C’è stato un taglio dell’appello per i ricorsi contro il diniego dello status di rifugiato, che diventa ricorribile solo in Cassazione.

Per mettere la Commissione nazionale per il diritto di asilo e le Commissioni territoriali in condizioni di far fronte al boom di domande, il ministero dell’Interno è autorizzato, per il biennio 2017-2018, a bandire procedure concorsuali e ad assumere fino a 250 unità di personale a tempo indeterminato, altamente qualificato, “per l’esercizio di funzioni di carattere specialistico”.

Scompaiono i Cie. La denominazione “Centro di identificazione ed espulsione” è sostituita da quella di “Centro di permanenza per il rimpatrio”. I nuovi Cpr dovranno essere allestiti nei siti e nelle aree esterne ai centri urbani “che risultino più facilmente raggiungibili”, dovranno essere di capienza limitata (100-150 posti al massimo) e garantire “condizioni di trattenimento che assicurino l’assoluto rispetto della dignità della persona”. Al Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale vengono riconosciuti “tutti i poteri di verifica e di accesso”.

I prefetti, d’intesa con i Comuni interessati, dovranno promuovere “ogni iniziativa utile all’implementazione dell’impiego di richiedenti protezione internazionale, su base volontaria, in attività di utilità sociale in favore delle collettività locali”. Possibile la predisposizione di progetti ad hoc, anche in collaborazione con le organizzazioni del terzo settore, da finanziare “con risorse europee destinate al settore dell’immigrazione e dell’asilo”.

Inoltre vengono stanziati 19 milioni di euro per garantire l’esecuzione delle espulsioni.

Nell’articolato è stata infine inserita la proroga fino al 15 dicembre 2017 della sospensione dei versamenti tributari a favore dei contribuenti di Lampedusa.

Non mancano, come abbiamo già anticipato, le critiche.

Il centrosinistra, spiega Filippo Miraglia dell’Arci, spera forse di recuperare in questo modo consenso nelle periferie povere, ma sbaglia perché così regala spazio di manovra alla destra xenofoba”.

Duro il giudizio di Nicola Fratojanni, segretario di Sinistra italiana, che lo etichetta come “un decreto pessimo che istituisce il diritto etnico” e accusa il centrosinistra di assumere “i vizi della destra trattando l’immigrazione come un fenomeno emergenziale e non come un dato strutturale”.

Diversi giuristi vicini al mondo dell’immigrazione stanno facendo poi notare come, a loro avviso, il decreto Minniti-Orando non sarebbe in linea con la costituzione italiana e con la Convenzione europea sui diritti dell’uomo. I punti più criticati sono quelli riguardanti l’abolizione del secondo grado di giudizio per i richiedenti asilo e la cancellazione dell’udienza.

L’Associazione nazionale magistrati (Anm), infine, ha espresso “un fermo e allarmato dissenso” rispetto alla nuova legge perché produce “l’effetto di una tendenziale esclusione del contatto diretto tra il ricorrente e il giudice nell’intero arco del giudizio di impugnazione delle decisioni adottate dalle Commissioni territoriali in materia di riconoscimento della protezione internazionale”.

Il pacchetto di norme viene invece promosso dal capo della polizia Franco Gabrielli: “Questo decreto ha diverse cose positive, soprattutto noi condividiamo la filosofia. Ormai la sicurezza non è solo un diritto, è un bisogno primario ed è un bisogno al quale tutti devono concorrere i soggetti istituzionali e avere sottolineato l’importanza del ruolo dei sindaci, che con l’elezione diretta sono l’espressione più alta delle comunità, credo che sia un passo positivo. Poi, come tutte le leggi, dovrà misurarsi con le cose concrete e con i problemi concreti”.

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