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Vladimir Putin

Alla fine Vladimir Vladimirovich Putin ha dato bando agli indugi e confermato quello che già molti si aspettavano: correrà infatti anche alle presidenziali del prossimo anno per conquistare il suo quarto mandato e rimanere al Cremlino fino al 2024. A quel punto sarà il leader russo politicamente più longevo dopo i predecessori Stalin e Breznev, che erano però ufficialmente solo segretari del PCUS e non presidenti della più vasta (rispetto alla già pur vastissima Russia) confederazione sovietica.

Se al voto del prossimo marzo uscirà vincitore, com’è del resto facilmente prevedibile, si ritroverà ad andare in pensione alla rispettabile età di 71 anni, con a segno 25 anni trascorsi ai vertici del potere considerando anche quelli in cui è stato solo primo ministro. Sarebbe in ogni caso il suo ultimo mandato, perché la Costituzione russa non consente la rielezione a chi già vanti due mandati consecutivi nel proprio arco.

Fu proprio per questa ragione che VVP, come lo chiamano i compatrioti, nel 2008 lasciò la presidenza a Dmitri Medvedev, dando vita a quello che in molti tuttora definiscono un “tandem”, dove i due leader si cambiano i ruoli istituzionali senza che comunque la superiorità gerarchica (nelle scelte e nelle decisioni, anche se nel caso della Libia nel 2011 non fu proprio così) di Putin venga mai messa in discussione. Nel 2012 la rielezione di Vladimir Putin alla presidenza apparve come un evento storico, tale da far commuovere persino il glaciale leader russo, anche se non mancò l’azione disturbatrice dell’opposizione liberale, al soldo di Stati Uniti ed Unione Europea, che cercò con scarso successo di guastare le feste.

Per annunciare la sua ricandidatura, Putin ha scelto una località che è nel cuore dei russi e che compone indubbiamente l’identità storica del paese: Nizhni Novgorod, in epoca sovietica ribattezzata Gorkij in onore del celebre scrittore, che nel Medioevo e nel Rinascimento ospitò una prospera repubblica mercantile simile alla nostra Venezia dei tempi d’oro. A Nizhni Novgorod si terranno i Mondiali di Calcio, ma nella stessa città ha sede anche una delle più storiche ed importanti Case automobilistiche russe, la GAZ (Gorkovsky Avtomobilny Zavod), produttrice delle celeberrime Volga. Non a caso è stato proprio davanti agli operai della GAZ, che oggi collabora con Volkswagen AG, che Putin ha dichiarato di volersi ricandidare: gli applausi sono stati scroscianti.

Oggi Putin ha 65 anni: quando andò al potere, fra il 1999 e il 2000, mise fine agli anni del liberal-lassismo in salsa eltsiniana, ai bilanci dello Stato approvati dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Casa Bianca, e soprattutto riaffermò l’ordine in un paese che da quasi un decennio non ne sentiva più parlare, e dove le gang mafiose si sparavano tranquillamente per le strade. I russi apprezzarono, mentre la quota dell’economia nazionale in mano allo Stato arrivava piano piano al 70% e gli oligarchi venivano, uno dopo l’altro, messi alla porta.

Gli alti prezzi del petrolio determinati dal fallimento americano in Iraq hanno fatto affluire nei suoi primi due mandati una maggiore ricchezza nel paese, persino superiore alle aspettative. In seguito, dopo la peggiore recessione degli ultimi venti anni, provocata tra il 2014 e il 2016 dal crollo del barile e delle sanzioni occidentali dovute al dossier Ucraina, l’economia è tornata comunque a crescere. Le previsioni odierne per la Russia, oggi maggiore esportatore al mondo di energia, si attestano ad un dignitoso +2% annuo, anche se tra il 2000 e il 2008 il paese marciava a una media annua del 7%.

Ma questo è anche prova di una maggiore diversificazione dell’economia, visto che oltre all’energia destinata soprattutto ai paesi sviluppati (oltre all’Europa s’è aggiunta pure la Cina, con quello che è stato giustamente definito come l’accordo del secolo, pari a 400 miliardi di euro), oggi la Russia offre anche tecnologie nucleari, elettronica, cibernetica, nanotecnologie e via discorrendo ai paesi in via di sviluppo, attraverso i suoi importanti colossi statali. Senza, ovviamente, dimenticare un altro grande classico dell’industria russa, ereditato anch’esso come l’energia dall’URSS: gli armamenti.

 

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