Bashar al Assad

Siria: la popolazione siriana è andata al voto e, con grande sorpresa degli osservatori internazionali, è riuscita a tenere elezioni che hanno coinvolto la maggior parte della popolazione, visto anche l’enorme numero di profughi interni spostatisi dalle province invase dai terroristi alle aree controllate dal Governo legittimo.

Su otto milioni di potenziali elettori oltre cinque milioni sono andati alle urne, consegnando alla lista di Unità Nazionale guidata dal Partito Baath del Presidente Assad una maggioranza nettissima di 200 seggi su 250.

Nel precedente Parlamento la lista dei deputati della coalizione baathista si fermava a 165. Immediatamente Londra, Washington e le altre cancellerie europee non esattamente amiche del Presidente siriano, hanno iniziato a protestare, dichiarando che tali elezioni “non sono riconoscibili”; obiezioni incomprensibili visto che il popolo siriano si è recato compatto e a grande maggioranza a esercitare i suoi diritti costituzionali.

Immediatamente dopo, all’inizio del passato weekend, Mohammed Alloush, fratello del capo terrorista Zahran, eliminato da una bomba guidata siriana durante le passate festività natalizie, la cui milizia (Jaysh Islam) ancora occupa qualche quartiere della cintura rurale esterna di Damasco (Ghouta Orientale), ha lanciato un infiammato appello ai suoi colleghi capi takfiri invitando a “saltare al collo del regime”.

Evidentemente la prova di forza e stabilità del Governo siriano ha dato fastidio a qualcuno, sorpreso che i siriani, aggrediti da terroristi mercenari reclutati in tutto il mondo, abbiano fatto quadrato attorno al loro Presidente, al suo Governo e alla forma statale che per decenni prima del 2011 aveva garantito loro autonomia, indipendenza, lavoro, benefici e un certo grado di prosperità economica (anche evidente, visti gli standard regionali).

La Lezione di Valmy continua a sorprendere ogniqualvolta si ripete. Come in Libano, come in Iran, come adesso in Siria, chi difende la libertà di una nazione aggredita gode della solidarietà (anche temporanea) non solo dei propri seguaci ma pure dei propri oppositori onesti.

Purtroppo nelle ultime 72 ore fronti rimasti in quiescenza fin dalla dichiarazione di Cessate-il-Fuoco lo scorso febbraio si sono riaccesi, coi militanti delle variopinte sigle dell’FSA, di Ahrar Sham, di Jaysh al-Fateh, di Faylaq al-Sham che tornavano in azione da Latakia alla Piana di Al-Ghaab, da Khan Touman a Kafr Zita nel tentativo di prendere di sorpresa i difensori siriani.

Ma dopo 24 ore di combattimenti il fronte di Latakia è tornato nella situazione in cui si trovava tra venerdì e sabato e presto la postazione difensiva di Kabani potrebbe cadere appena Fanti di Marina (Mughawayr al-Bahr) e volontari della Shoughour al-Sahra avranno conquistato la vicina Altura 1154; la Piana di Al-Ghaab ha sostanzialmente tenuto e a Khan Touman l’assalto takfiro è durato solamente due ore prima che un contrattacco siriano rischiasse di far crollare l’intero fronte dei terroristi a Sud-Ovest di Aleppo.

Sembra proprio che nemmeno dopo la prolungata pausa i terroristi moderati siano tornati in grado di imporre la propria volontà sul campo di battaglia, forse anche a causa del continuo stillicidio cui sono sottoposti per via delle loro lotte con l’ISIS a Nord di Aleppo e in altre zone del paese, che drena sempre più mezzi, materiale e personale a formazioni spesso ormai esauste (pochi giorni fa a Est di Damasco si è vociferato di interventi aerei di jet di Assad a favore dell’FSA affinché non perdesse troppo terreno a favore dell’ISIS).

In compenso ieri mattina il Wall Street Journal ha denunciato spostamenti di bocche da fuoco ed equipaggiamenti di artiglieria russa da Tartous e Latakia verso il Nord della Siria; del resto, se il cessate il fuoco è così debole da saltare per l’appello di un fanatico come Alloush, cosa dovrebbe impedire a Mosca di continuare a sostenere il suo principale alleato arabo?

Paolo Marcenaro

UN COMMENTO

  1. Consideriamo che regimi coma Arabia Saudita Qatar e altre monarchie arabe non amano certo le forme democratiche di scelta mediante elezioni, è molto curioso per non dire schifoso che si bollino queste elezioni come farsa quando regimi come Arabia Saudita e Qatar avevano progettato per la Siria bel altri assetti sicuramente non democratici , il loro appoggio a terroristi come Daech fa capire quale esito avrebbe avuto la vittoria in Siria dei terroristi sponsorizzati da saudutu qairoti e altra accozzaglia simile.
    Assad non sarà il meglio ma sicuramente è stato scelto da elezioni dove la gente è riuscita a espromere il loro voto.
    In Arabia Saudita nono esiste alcuna forma di democrazia, ma nessuno e soprattutto gli americani e inglesi dicono nulla di questa “strana” contraddizione occidentale. E che dire di Al Sisi? le elezioni in Egitto hanno lo stesso valore di quelle siriane. Qualcuno degli occidentali le ha contestate?
    Assad è l’unico che ha saputo difendere le libertà religiose in un paese che da secoli ne incorpora più di 18 … A Volte (spesso) l’occidente fa veramente schifo.
    Anton Giulio Lotti
    Porto Torres (SS)

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