Una guerra di parole, un’insidiosa escalation di accuse ed addebiti che facilmente “tracima” dall’arena siriana ad altri teatri internazionali, un clima di tensione costante: tutto questo contraddistingue in questi giorni il dialogo tra Mosca e Washington, che va sempre più assomigliando ad un confronto ostile piuttosto che ad un faccia a faccia diplomatico.

Tutto ad un tratto i media occidentali hanno “scoperto” che ad Aleppo i violenti combattimenti tra le forze governative e i terroristi mercenari di Al Nusra e altre sigle estremiste causano sofferenze e lutti alla popolazione civile; tutti questi mezzi di comunicazione, tuttavia, erano rimasti silenziosi dal 2012 fino a questa estate, quando la metropoli del Nord siriano giaceva all’80 per cento sotto il giogo dei tagliagole takfiri, e hanno iniziato le loro geremiadi solo ora che le forze regolari siriane sono sull’orlo di una vittoria decisiva.

Del resto, è bene ricordare che la maggior parte delle lamentazioni occidentali hanno come fonte i “Caschi Bianchi“, sedicente organizzazione umanitaria nelle cui fila a più riprese sono stati identificati noti terroristi islamisti e il famigerato “Osservatorio Siriano dei Diritti Umani“, sigla altisonante dietro cui si cela (residente a Coventry e finanziato dai servizi segreti inglesi) un ex-galeotto siriano incarcerato due volte in patria per truffa e bancarotta, tale Sami Abdelrahman.

La formula della “indignazione ad orologeria” non è quindi citata fuori luogo, specie se si considera che simili campagne di allarmismo interessato vennero scatenate anche in procinto delle vittorie siriane ad Homs e a Daraya, mentre non ne ricordiamo quando furono i terroristi a invadere zone governative rendendosi responsabili di stragi orripilanti.

Tornando ad Aleppo anche il fatto che l’Esercito Arabo Siriano abbia creato corridoi umanitari per far fuoriuscire la popolazione civile dalle zone interessate dagli scontri viene totalmente ignorato dai mass-media occidentali, così come il dettaglio che i terroristi ancora asserragliati nei quartieri centro-orientali della città impediscano agli abitanti di approfittarne, trasformandoli di fatto in ostaggi e scudi umani (ricordiamo che coloro che tacciono questi fatti sono gli stessi che ripetono la locuzione “scudi umani” ad nauseam quando un F-16 o un Predator israeliano inceneriscono qualche dozzina di palestinesi a Gaza o a Khan Younis).

Ma del resto si sa, nella Weltanschaaung di certi “professionisti” della disinformazione tutto il Bene del mondo si concentra nell’Occidente anglo-americano, mentre tutta la bruttura, la tirannide e l’oppressione risiede nell’Oriente asiatico, dispotico e un po’ “comunista” (sia pure a 25 anni dal crollo dell’URSS), per cui a John Kerry e soci può venire pure perdonata (e passata sotto conveniente silenzio) la minaccia criptomafiosa di annunciare che “se venissero sconfitti in Siria i terroristi si rivolgerebbero certo contro la Russia”.

Al Cremlino, tuttavia, sappiamo che la prosaicità e la razionalità regnano sovrane e sono infallibili bussola e stella polare di ogni decisione di politica estera, insieme a un ben miscelato “cocktail” di prudenza e decisione, le scelte vincenti di Vladimir Putin e Sergei Lavrov in tante altre situazioni, a partire dall’Ucraina e dal Donbass, stanno a testimoniarlo.

Ebbene, in questo frangente sembra proprio che Mosca dia come sbarrata ed infruttuosa la via diplomatica, dopo avere provato per mesi a perseguirla con ostinazione, e quindi si sia risolta a premere con maggiore decisione il pedale dell’opzione militare, rassegnandosi a far pesare il Diritto della Forza dopo avere inutilmente cercato un accordo con Washington che facesse invece prevalere la Forza del Diritto.

“Izvestja” in un recentissimo articolo ha rivelato che un certo numero di bombardieri medi Su-24 e Su-34 sarebbero già stati inviati alla base aerea di Hymemim, in Provincia di Latakia, e starebbero per unirsi a quelli già attivi per incrementare ritmo e intensità delle incursioni aeree su Aleppo ma anche su altri teatri di scontro in Siria.

Sembra inoltre che i Sukhoi-25, ritirati a inizio primavera dalla base siriana, stiano venendo preparati a tornarvi, in numero anche maggiore che in passato e, soprattutto, con consegne operative radicalmente nuove.

Sembra infatti che nei circa otto mesi in cui rimasero operativi in Siria i “carri armati volanti” dell’Aviazione Russa non siano stati usati al pieno delle loro capacità, cioé come interdittori da bassa quota, ma si siano limitati al lancio di bombe e razzi da altitudini medio-alte, “tradendo” così in parte la loro natura, che sarebbe quella di martellare obiettivi nemici “carezzando” il suolo come potrebbe fare un elicottero, grazie anche ai loro avanzati freni aerodinamici che gli permettono di rallentare moltissimo prima di ingaggiare un bersaglio.

Inoltre, laddove i Sukhoi-24 e -34 possono compiere due, al massimo tre sortite al giorno, un Su-25, vero e proprio “mulo dei cieli” può alzarsi in volo fino a dieci volte; è chiaro che un intenso e determinato uso di questa fantastica piattaforma potrà imprimere una svolta decisiva nelle operazioni militari, accelerando decisivamente il raggiungimento di vittorie decisive per le forze governative e i loro ausiliari ed alleati.

Paolo Marcenaro

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