Siria

Nell’ultimo mese e mezzo in Siria si sono avute delle modifiche della situazione operativa sui fronti di combattimento siriani della cui natura, cause e conseguenze non è esercizio futile stilare una lista e azzardare una, seppur cauta, proiezione nel futuro prossimo.

L’evento più chiaro ed evidente risulta essere l’ormai conclamata incapacità delle forze terroriste sia dell’ISIS che della galassia che va da Al-Nusra e Ahrar Sham fino ai cosiddetti moderati (come si ostina a definirli Obama) di imporre la propria volontà operativa alle forze siriane e di ottenere chiari successi tattici.

Anche laddove le avanzate siriane si siano interrotte (Arak, Tabqa) sembra che la motivazione sia stata un cambio di priorità operative nella strategia governativa a cagionare lo “stop”, piuttosto che successi dei terroristi sul campo di battaglia.

Non solo, da dopo Pasqua tutte le principali operazioni dei terroristi di ogni sigla sono state pure e semplici reazioni a iniziative (e vittorie) governative, come per esempio la liberazione di Palmyra/Tadmor, la presa di Qurayteen e altre ancora, ma nessuna di queste ripostes, per usare un elegante termine schermistico, ha raggiunto alcun effetto.

Solo a Sud-Ovest di Aleppo una controffensiva dei takfiri di Jaysh Fateh (Al Nusra, Ahrar Sham, Nour ed deen al-Zinki ed altri) ha strappato qualche posizione alle forze siriane, posizioni però, va detto, che erano state conquistate dalle forze governative nel corso di una tumultuosa e molto fortunata avanzata lo scorso autunno e la cui riconquista da parte takfira è costata la vita di migliaia di militanti mentre i soldati siriani e i paramilitari loro alleati si sono ritirati senza quasi subire perdite sulle facilmente difendibili posizioni retrostanti (che erano il vero obiettivo del loro attacco del 2015).

Altrove, al confine tra Latakia e Idlib, nel Nord della Provincia di Hama (dove esiste ancora una sacca takfira circondata dai Siriani), nell’Est di Homs e anche nel Sud del paese (Provincia di Daraa) i gruppi terroristi non hanno rimediato altro che sconfitte e perdite, anche dopo momenti iniziali che sembravano concedere loro parziali successi locali.

Vi sono diverse spiegazioni per questo stato di cose: la verifica del fatto che sia ancora impossibile imporre una soluzione negoziale della crisi ha convinto il Cremlino a ripensare di nuovo il livello del proprio impegno militare in Siria: i recenti episodi di uso di bombardieri strategici e missili da crociera lanciati da navi sono indizi evidenti in tal senso e il prossimo arrivo in linea della portaerei Kuznetsov e della sua squadra aerea a fine estate significherà un altro deciso step in quella direzione.

Inoltre anche le gravi sconfitte patite dall’ISIS in terra irakena, col crollo di Fallujah e il traballare sempre più deciso delle sue posizioni anche intorno a Mosul fanno sentire i propri effetti: a Deir Ezzour (località assediata da anni nell’estremo Est della Siria, vicino al confine irakeno) i cadaveri rinvenuti dai Siriani dopo gli ultimi attacchi del “califfato” mostravano una percentuale abnorme di adolescenti e persino di ragazzini intorno ai 14-15 anni, segno che Al-Bagdadi e sodali sono alle prese con una grave penuria di volontari da arruolare in Siria.

Mentre nell’hinterland damasceno e ad Aleppo si stanno svolgendo operazioni (volute e imposte dal Comando Siriano) che potrebbero dare una svolta decisiva agli eventi bellici: nel Rif Dimashq la cittadina di Daraya sta collassando sotto l’offensiva dell’Esercito, mentre nella grande sacca del Ghouta Est i segni di cedimento e gli arretramenti dei takfiri da posizioni tenute per quasi quattro anni di fila segnalano che il limite di tenuta è ormai prossimo a venire raggiunto. Se le posizioni takfire intorno alla capitale crollassero del tutto si liberebbero almeno 18-25mila uomini (spesso di unità d’élite come la Guardia Repubblicana o gli Hezbollah) da poter re-impiegare su altri fronti.

Ad Aleppo invece la “Forza Tigre” del Generale Hassan è riuscita a interdire il transito sull’arteria di Al-Kastillo, isolando i terroristi presenti nei quartieri centrali della città, e recentemente avanzando in Handarat, Khalidiyieh e Layramoon altre forze siriane sono a meno di 2 Km dal ricongiungersi a guisa di tenaglia con queste truppe, sigillando definitivamente un nuovo calderone nel quale i terroristi intrappolati avrebbero soltanto la scelta tra la resa e una morte più o meno dilazionata nel tempo.

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