La strategia russa finora ha prodotto numerosi risultati positivi:

1) Ha spaccato l’occidente, diviso fra chi vuole riavvicinarsi a Mosca, Francia in testa, chi continua a guardare agli USA e chi semplicemente è incerto.
2) Ha strappato l’iniziativa agli occidentali, per la prima volta da decenni, costringendoli, americani in testa, a rincorrere Putin, e a fronteggiare il mostro da essi creato (l’ISIS).
3) L’opinione pubblica internazionale comincia a mostrare i primi, veri, segni di stanchezza per le sciocchezze americane, e a guardare con rispetto alla fermezza con cui la Russia sta conducendo le operazioni contro i terroristi dell’ISIS.
4) Ha costretto gli occidentali a ingarbugliarsi nell’intrico di bugie e doppie verità, tutte sgradevoli, con cui hanno cercato di mascherare sia le origini dell’ISIS che la scarsa voglia di combattere davvero il terrorismo.
5) Ha costretto diversi paesi a riconsiderare la priorità, un tempo accettata unanimemente, della cacciata di Assad, ribadendo anche che il destino della Siria debbano deciderlo solo i siriani.
6) Ha, ovviamente, reso molto più saldo il legittimo presidente siriano, rendendo di fatto impossibile deporlo, quanto meno attraverso azioni di forza

La situazione resta complessa, ma chi si aspettava una guerra russo-turca o qualche azione non meditata da parte di Putin è rimasto, e rimarà, molto deluso.
Mosca non ha bombardato e non bombarderà la Turchia, né affonderà o abbatterà le navi o gli aerei turchi. Non occorre: già le prime sanzioni, che includono la fine del regime agevolato (niente visti per i turchi in visita in Russia) provocheranno ad Ankara danni quantificabili in miliardi di euro.
Nel frattempo, Mosca si appresta ad armare i curdi; per il momento si limita a trovare un terreno di intesa fra essi e Assad.
Le forze curde siriane (YPG) sono considerate estremamente preziose nella lotta contro l’ISIS. Esse hanno già ricevuto il sostegno degli Stati Uniti, anche se la cooperazione occidentale con il gruppo è stata limitata al fine di evitare di irritare Erdogan. Ma per la Russia ciò non è ovviamente un problema.
Questa nuova alleanza potrebbe essere un colpo fatale alle aspirazioni della Turchia in Siria, già difesa dal sistema antiaereo russo S-400.
L’YPG non si è ancora spinto a ovest dell’Eufrate ma, insieme ai suoi alleati, e con l’aiuto degli attacchi aerei russi, i curdi minacciano i miliziani filoturchi in un altro posto di frontiera chiave, Kilis, ad ovest di Jarablous.
Perdere il controllo della campagna a nord di Aleppo sarebbe una battuta d’arresto per turchi e terroristi.
La Turchia è in difficoltà: i convogli che trasportavano il petrolio “dell’ISIS” in Turchia, sono stati distrutti, e Ankara non può difendere i nuovi rifornimenti, a causa dell’S-400, il cui raggio d’azione include tutta la Siria e la Turchia meridionale.
Alvertice sul clima di Parigi, Putin ha annunciato che la Russia ha le prove che la Turchia ha abbattuto il Su-24 al fine di “garantire le forniture di petrolio da parte dell’ISIS.”
Per quanto gli USA abbiano preso le difese della Turchia, sempre più politici e opinionisti di tutto il mondo guardano con ostilità ad Ankara, accusata di aiutare il terrorismo, e di essere più un peso che un vantaggio per l’intero occidente.
Gli Usa stanno frettolosamente radunando degli uomini da mandare in Siria, ufficialmente per lottare contro l’ISIS, ma è presto per dire se risulteranno utili, o se cercheranno di sabotare la resistenza siriana.

Dall’inizio dell’operazione, le forze russe hanno effettuato oltre 2.300 sortite e distrutto oltre 4.100 obiettivi terroristici, permettendo ai siriani di effettuare con successo delle offensive su vari fronti.

La campagna di Siria ha messo in luce le sorprendenti caratteristiche dei missili da crociera Kalibr-NK, lanciati da navi nel Mar Caspio, sorvolando Iran e Iraq per raggiungere i loro obiettivi in Siria.

Dopo l’abbattimento del Su-24 russo da parte dei turchi, gli aerei russi sono stati armati con missili aria-aria a breve e medio raggio per difenderli da nuovi, eventuali attacchi.

Le forze russe in Siria sono state rafforzate da sortite effettuate da bombardieri a lungo raggio strategici che operano dall’interno della Russia, tra cui Tu-160, Tu-95MS, e Tu- 22M3, mentre le forze in Siria sono state fisicamente rafforzate da un contingente di cacciabombardieri Su-34 e Su-27, che completano i Su-24, Su-25, Su-34, Su-30 e Mi-24 che operano nel paese. Inoltre, sono arrivati diversi elicotteri d’attacco Ka-52 e Mi-28N.
L’esercito siriano, appoggiato da Hezbollah e dagli iraniani, è riuscito a liberare più del 4% del territorio siriano. Considerando il fatto che l’ISIS gode ancora del supporto di diversi paesi, che offrono loro dei «santuari» in cui rifugiarsi per curare i feriti, riarmarsi, ottenere informazioni, etc, il successo è molto buono. Non occorre però focalizzarsi troppo sul controllo del territorio. Quel che conta di più è la distruzione delle forze nemiche; ogni (ri)conquista territoriale dev’essere subordinata a questo scopo supremo. Una volta distrutto il grosso delle forze dei terroristi, riprendere l’intero Paese sarà uno scherzo.
Le difficoltà sono ancora molte, anche perché i terroristi sono in possesso di vari sistemi anticarro, fra cui l’americano TOW, con cui hanno inflitto ed infliggono pesanti perdite in termini di veicoli blindati e finché non verrà chiuso il confine con la Turchia, il flusso di rifornimenti non cesserà mai del tutto.
Vi sono stati comunque numerosi successi. Per esempo la liberazione della base aerea di Kowaires e di una parte importante della Aleppo-Damasco.
In ogni caso, è certo che la guerra al terrorismo durerà anni, non mesi.
Per quanto riguarda i problemi nell’Europa dell’est, che potrebbero mettere in difficoltà la Russia, per il momento c’è poca roba. È vero che gli americani stanno ammassando truppe nei rancorosi staterelli confinanti con la Russia, ma si tratta sostanzialmente di mezzi obsoleti, più inviati nell’ottica di tranquillizzare gli alleati, che per portare minacce concrete ai russi.
Di scarsa qualità sono anche le forniture americane ai soldati ucraini, che ricevono in questi giorni mezzi militari prodotti 20 o 30 anni fa e con giubbotti antiproiettili vecchi di almeno 10 anni.
Washington ha anche inviato un ridicolo contingente «forte» di appena… 300 soldati, per la formazione della Guardia Nazionale del paese.
Il bilancio americano prevede circa 300 milioni di dollari di assistenza militare.
Intanto persino nell’iper russofoba Polonia, si svolgono manifestazioni antiturche e in sostegno della Russia.

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