Trentadue anni orsono all’aeroporto internazionale di Damasco il picchetto d’onore della Repubblica Araba Siriana venne schierato e il Presidente Hafez Assad si recò personalmente a incontrare un ospite inusuale: il membro del Parlamento iraniano e dell’Assemblea degli Esperti (nonché consigliere personale di Khomeini) Ali Khamenei.

Nel settembre 1984 la Repubblica Islamica dell’Iran si trovava in grave difficoltà: dopo avere contenuto e respinto l’invasione irachena del 1980 i suoi tentativi di portare la guerra nel cuore del paese nemico si erano impantanati in una serie di offensive sterili e costose.

Hafez al-Assad e KhaneneiPer una serie di slittamenti e riposizionamenti nell’agone della politica internazionale l’Iraq di Saddam Hussein godeva all’epoca dell’appoggio di entrambe le superpotenze (l’URSS che riforniva di armamenti avanzati le sue forze armate, gli USA che garantivano crediti, copertura diplomatica, intelligence satellitare e “fertilizzanti” pronti da trasformare in gas tossici), nonché di quello di Francia, Arabia Saudita, Kuwait, Giordania, Egitto e altri paesi del Mondo Arabo.

L’Iran invece, guardato in cagnesco sia dal mondo occidentale che dal blocco socialista, godeva dell’ondivago appoggio solo di alcuni “cani sciolti” dello scenario politico mondiale: Gheddafi, la Nord Korea, la Cina pre-miracolo economico (e quest’ultima su basi strettamente commerciali).

Hafez al-Assad e KhameneiSolamente la Siria di Hafez Assad si era volta con buona volontà verso Teheran, per una serie di circostanze che faciliteranno il forgiarsi di un’alleanza che permane e si rinnova tuttora.

La Siria, avversaria storica di Israele nelle guerre degli anni ’60 e ’70 si era considerata “tradita” da Anwar Sadat nel 1973, quando durante la Guerra del Ramadan le forze egiziane dopo avere invaso il Sinai non incalzarono ulteriormente il nemico, permettendogli di concentrare le sue migliori riserve sul fronte del Golan.

Hafez al-Assad e KhaneneiIl successivo “appeasement” diplomatico del Cairo nei confronti di Tel Aviv, con la sigla della capitolazione di Camp David, non fece che incensare ulteriormente il leader siriano, che dichiarò morto ogni sentimento di cameratismo nasseriano e panarabo col Paese delle Piramidi e prese personalmente in mano la bandiera del “Fronte del Rifiuto”, continuando a sostenere le rivendicazioni palestinesi e sdegnando ogni proposta di accordo o trattativa con Tel Aviv.

Tale posizione esacerbò ulteriormente la rivalità tra Assad e Saddam Hussein, che proprio alla fine degli anni ’70 stava cercando di cementare una sua personale egemonia interaraba e decise di puntare forte sul ruolo di “Novello Saladino” impegnandosi a sfidare e contenere il “mostro khomeinista”.

Hafez al-Assad e KhaneneiApparentemente Hafez Assad, ufficiale d’aviazione, laico e nazionalista, non aveva niente in comune coi religiosi di Teheran, ideatori della dottrina della Repubblica Islamica basata sulla “Velayat-e-Fiqh” (Autorità del Giureconsulto), ma la sua appartenenza familiare a una minoranza religiosa (gli Alawiti) in parte collegata con lo Sciismo gli dava quantomeno una base su cui intavolare un rapporto amichevole coi nuovi reggitori dell’Iran.

Da quel seme germogliò un rapporto intenso: la Siria di Assad non era certo una superpotenza, ma Teheran era assetata di alleati, di qualunque genere e la chiusura dell’oleodotto iracheno che permetteva a Saddam Hussein di smerciare il suo greggio dai terminali del Mediterraneo Orientale (tramite la Siria, secondo accordi presi quando tra Damasco e Bagdad spirava aria di fratellanza) venne accolta come un gesto nobile e coraggioso da parte del Presidente siriano.

assad-khamenei-6Il ricorso sempre più frequente degli Iracheni all’arma missilistica per bombardare le città iraniane (in modo da evitare la rete di difesa dell’aviazione di Khomeini) mise la Repubblica Islamica nella necessità di dotarsi di adeguate armi di rappresaglia, per l’efficiente utilizzo delle quali il “know how” missilistico siriano si rivelò essenziale.

In breve, come testimoniato dalle stesse immagini che corredano questo breve scritto, l’alleanza Teheran Damasco si rafforzò al punto tale che, di fronte alla domanda di un cronista che gli domandava come mai preferisse sostenere l’Iran persiano anziché l’Iraq arabo e (almeno formalmente) “baathista” Hafez Assad replicò: “Perchè verrà un giorno in cui la Siria riceverà l’aiuto degli Iraniani ‘persiani’ mentre gli altri Paesi Arabi saranno impegnati a piantarle coltelli nella schiena”.

La situazione siriana attuale, dove nel paese agiscono gruppi terroristici finanziati da Arabia Saudita, Qatar ed altri emirati, mentre le forze armate nazionali sono aiutate e sostenute da consiglieri iraniani e da milizie sciite da questi addestrate e rifornite sembra vendicare “in toto” la profezia del vecchio Assad, che evidentemente sapeva molto bene come e quanto dare ascolto al suo cinismo.

Se suo figlio Bashar è riuscito a resistere per cinque anni a un’aggressione così vasta e spregiudicata come quella scatenata contro il suo Paese e il suo Governo lo si deve senza dubbio anche grazie al “ponte” sagacemente gettato da Hafez verso Teheran.

 

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