In questi giorni l’attenzione del mondo è tornata a concentrarsi sulla Siria, soprattutto per via dei bombardamenti sulla regione di Gutha, nei pressi di Damasco, e delle nuove tensioni fra il governo siriano di Bashar al Assad e quello del turco Recep Tayyip Erdogan. Tuttavia, è bene sottolineare come i vari media rilancino su scala globale notizie solitamente fornite dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, una piccola organizzazione con sede a Londra e che già in passato s’è più volte fatta notare per aver diffuso vere e proprie “fake news”.

Dunque, esattamente come per il bombardamento da parte delle forze statunitensi di un’autocolonna dell’esercito siriano, inizialmente presentata come una “brillante” operazione e dimostrazione di potenza da parte di Washington e poi invece dimostratasi un mezzo fallimento spacciato mediaticamente per successo (dai cento morti fra i soldati di Assad si passò poi a contare nessuna vittima e solo venti feriti), anche in questo caso sarà bene setacciare accuratamente le notizie, onde evitare di cadere nella trappola della propaganda.

Ieri, ad un mese dall’inizio dell’offensiva turca ad Afrin, nel nord della Siria, le milizie popolari fedeli a Damasco sono entrate nella regione, con l’immediata conseguenza di nuove tensioni fra Siria e Turchia. I turchi sostengono d’aver prontamente sparato con la loro artiglieria, costringendo i siriani a ritirarsi di una decina di chilometri. Così, almeno, riferisce l’agenzia turca Anadolu.

Più ingente almeno dal punto di vista del numero di vittime, ma proprio per questo da passare con ancora più accuratezza attraverso il setaccio (dal 2011 ad oggi, sulla Siria, sono state raccontate un’infinità di notizie sensazionali, poi smentite o sgonfiate: prima fra tutte, quella sull’uso delle armi chimiche da parte di Assad, e che per Obama costituiva il superamento della famigerata “linea rossa”), la notizia dei bombardamenti siriani su Ghuta, in un punto controllato dai ribelli e dai fondamentalisti, e che avrebbero provocato la morte di 250 persone.

In un’intervista alla BBC, la situazione nella regione della Ghuta orientale andrebbe addirittura “oltre l’immaginazione”, ha riferito il coordinatore umanitario regionale delle Nazioni Unite, Panos Moumtzis, lamentandosi totalmente del “regime” di Damasco e fornendo al tempo stesso totale copertura ai “ribelli”. Una lamentela decisamente molto di parte, che deve far riflettere sulla politicizzazione che la narrazione di questo conflitto ha assunto presso gran parte dei media nazionali ed esteri.

 

 

3 COMMENTI

  1. buongiorno. presumo che quanto scritto, nell’articolo e nei commenti, da persone prive di pregiudizi debba essere veritiero, e lo accetto quindi come tale. vorrei, da questa vostra prospettiva, un lume sul seguente tema, giacché non sono in grado di giudicare: mi sembra che la Turchia stia agendo in modo “invadente”, che produce in me grande sdegno, poiché considero la persecuzione dei curdi un’azione vilissima ed inumana; com’è possibile che azioni di questo tipo siano ancora accettate dalla comunità internazionale? mi manca forse qualche elemento di conoscenza della situazione e dei fatti?
    grazie mille, i migliori auguri a tutti

    • Il meccanismo è molto semplice: non esiste una “comunità internazionale” ma una “comunità del regime di washington” che risponde a washington e in prima istanza a tel aviv.
      Dei curdi frega niente a nessuno, anzi, uno dei pochi che gli ha lasciato libertà di azione è stato proprio il Presidente Assad.
      Adesso i curdi stanno occupando una regione della Siria che da fastidio a erdogan perché a erdogan i curdi danno fastidio e lo sappiamo bene, tuttavia non si interviene perché in questo caso combattere i curdi significa combattere l’Esercito Regolare Siriano. E creare ancora più scompiglio.

  2. In questi giorni si rivede il tam tam sulle notizie sulla Siria che per giorni era stata silenziata.
    Quello che si vede non sono altro che immagini di repertorio messe alla bene e meglio e infarcite di dati e news tutte ricavate dall’orami famigerato Osservatorio sui diritti umani , organismo gestito da una sola persona con sede a Londra e praticamente agente dei servizi segreti inglesi, quindi privo di alcuna vera credibilita’ e di cui se ne e’ gia’ parlato in altra sede.
    Evidentemente l’evoluzione della situazione sul terreno non non rientra nelle volonta’ americana e ora che anche i turchi stanno attaccando i curdi in territorio siriano attaccando propro le milizia jaidiste e curde al soldo americano e’ evidente che hanno necessita’ di creare una tcortina fumogena per nascondere la sconfitta su tutto il fronte.
    Sono arrivati ancora a dare la colpa del bombardamento con armi chimiche ad Assad quando e’ ormai assodao da mesi che quella era l’esplosione di un deposito dei ribelli di armamenti tossici di loro proprieta’. Evidentemente anche lo rispolverare vecchie notizie totalmente prive di fondamento fa capire quanto gli americani siano in crisi in quell’area.

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