Chissà se il Ministero della Difesa russo andrà a bussare alla porta del “Department of Defense” Usa, chiedendo il pagamento della taglia da cinque milioni di dollari che pendeva sul capo del siriano Abu Muhammed al-Adnani, figura storica dell’estremismo takfiro passato negli ultimi anni da Al-Qaeda all’ISIS, per cui era diventato comandante, nonché portavoce ufficiale, per la zona a Nord di Aleppo.

Sì, perché il leader del “califfato” è risultato ufficialmente ucciso nella giornata di ieri da un attacco aereo condotto da un singolo bombardiere medio Su-34 decollato dalla base di Hymemim, nella Provincia di Latakia.

Non è chiaro se l’attacco che ha portato alla morte Al-Adnani sia lo stesso che sempre nella giornata di ieri ha sorpreso quaranta dirigenti del cosiddetto “Stato Islamico” coi loro luogotenenti e guardie del corpo a Maaratat Umm Hawsh, ma anche se si fosse trattato della stessa operazione la cosa importante é che l’Aviazione Russia continua con i propri “attacchi decapitanti” contro le organizzazioni terroristiche presenti in Siria.

Senza leader infatti i pochissimo addestrati militanti di Al-Nusra, ISIS o altre sigle terroristiche si trasformano ben presto in gruppi di briganti sbandati, costituendo una minaccia molto minore e facile ad affrontarsi anche semplicemente con offerte di amnistia o di resa condizionata.

Le recenti rese di Daraya, di Al-Waer e le trattative attualmente in corso per la resa di Moadimiyah, dimostrano come non sia necessario uccidere fino all’ultimo militante per neutralizzare un gruppo terroristico.

Paolo Marcenaro

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