Ottavi di finale

Finita un’equilibratissima ed agonica fase a gironi si passa alla fase ad eliminazione a diretta che riserverà non poche sorprese. Il 23 giugno la sarabanda degli ottavi di finale si apre a Napoli e le sorprese non mancano, il Camerun infatti elimina la favorita Colombia e scrive la storia: mai una selezione africana nella storia dei mondiali sei era issata tra le migliori otto squadre del mondo! Dopo i primi novanta minuti molto tesi ed equilibrati il vecchio leone Roger Milla segna una doppietta nel giro di pochi minuti (il secondo gol con la complicità di un Higuita che si impappina sulla palla), a nulla vale il gol di Redin che accorcia le distanze.  Nel secondo quarto di finale la Cecoslovacchia passa in scioltezza sulla Costa Rica (4 a 1): i costaricensi di Milutinović soffrono tremendamente il gioco aereo in difesa e l’implacabile Skuhravý infila un bel tris con altrettanti colpi di tesa.

Il pomeriggio del 24 giugno a Torino arriva la seconda sorpresissima del torneo: il Brasile, che ha superato la fase a gironi in scioltezza con tre vittorie su tre, viene uccellato da un’Argentina stracotta, giunta quasi per caso agli ottavi qualificandosi solo tra le migliori terze dopo una vittoria, un pareggio e una sconfitta. La partita, giocata sotto un caldo torrido, è un po’ il simbolo del tanto contestato (anche in Argentina) bilardismo: non solo difensivismo ad oltranza ma anche provocazioni e machiavellismi davvero arditi. Galeotta è infatti la borraccia piena di sedativi che il centrocampista Giusti rifila a Branco, l’esterno mancino del Brasile nonché uno dei giocatori chiave della Seleçao. Il futuro genoano, dopo aver bevuto dalla borraccia, si sente all’improvviso come uno straccio e chiede più volte il cambio al proprio allenatore che però lo fa restare in campo. Maradona così, nel suo unico lampo da fuoriclasse al mondiale, lancia con un filtrante delle sue Caniggia che supera Taffarel in uscita regalando così un’insperata vittoria all’Argentina.

L’ottavo di finale più atteso si gioca sempre la sera a Milano e vede di fronte non solo due nazioni, la Germania Ovest e l’Olanda che non hanno fatto ancora i conti con il tragico passato della Seconda Guerra Mondiale ma anche un insolito derby tra i “milanisti” Van Basten, Gullit e Rijkaard e gli interisti Matthäus, Klinsmann, e Brehme. Sulla carta un match spettacolare, nella realtà una partita abbastanza scialba, molto bloccata e nervosa. La svolta arriva al ventesimo: Rijkaard stende Völler e l’arbitro argentino Loustau tira fuori il cartellino giallo nei confronti del milanista, il quale pensa bene anche di sputare addosso all’attaccante tedesco. Poco dopo si batte la punizione e l’attaccante della Roma si proietta sul cross e scontrandosi con Van Breukelen, da qui ne nasce una rissa: Völler e Rijkaard vengono così espulsi. In dieci contro dieci la partita si vivacizza e sono proprio i nerazzurri Klinsmann e Brehme a regalare la qualificazione ai tedeschi (a nulla vale la rete di Rambo Koeman su rigore).

Il pomeriggio del 25 giugno a Genova tra Irlanda e Romania va in scena la prima delle tante lotterie dagli undici metri che si vedranno in questo mondiale. Dopo 120 minuti di pura noia l’Irlanda riesce a spuntarla sulla Romania grazie ad un rigore parato da Bonner a Timofte: i favoriti romeni tornano così a casa mentre i boys in green, alla primissima partecipazione ad un mondiale, volano tra le migliori otto squadre del mondo senza mai vincere una partita nei novanta minuti di gioco! Alla sera tutta l’Italia sintonizzata su Roma dove il gruppo di Vicini affronta l’Uruguay di Tabarez. Contro gli uruguagi, maestri nella fase difensiva e nell’addormentare la partita, il duo di pesi mosca Baggio-Schillaci stenta a decollare così, dopo un primo tempo così e così, Vicini inserisce Serena e la musica in attacco cambia. Il solito Schillaci sigla il vantaggio al 65’, poi a sette dal termine Serena trova la rete del definitivo due a zero che qualifica con pieno merito l’Italvicini.

L’ultimo turno degli ottavi di finale si gioca il 26 giugno. Nel pomeriggio a Verona va in scena il match tra e due compagini più tecniche di tutto il torneo, la Spagna e la Jugoslavia, due selezioni che tra l’altro hanno da sempre l’etichetta appiccicata addosso di “eterna incompiuta”. Anche in questo caso saranno decisivi i supplementari e una punizione da manuale del calcio di Dragan “Pixie” Stojković, il mattatore assoluto del match, la Spagna va così fuori anche se a testa alta. L’ultima partita si disputa a Bologna e si risolve anch’essa ai supplementari: il Belgio della vecchia volpe rognosa Guy This (il più anziano CT del torneo) ingabbia per novanta minuti l’Inghilterra, meriterebbe anche il successo ma i suoi davanti non hanno di fatto attaccanti, poi ai supplementari un’inzuccata di Platt leva un bel scimmione dalle spalle di Bobby Robson.

Italia – Uruguay 2-0

Quarti di finale

Il pomeriggio del 30 giugno 1990 a Firenze iniziano i quarti di finale: Argentina contro Jugoslavia. Il match è un monologo dei plavi che, nonostante dopo mezzora siano già in dieci a causa del doppio giallo comminato a Šabanadžović, con i loro piedi buoni nascondono letteralmente il boccione ai modesti pedalatori rioplatensi. Maradona e compañeros però incredibilmente reggono in piedi per centoventi minuti nonostante gli slavi abbiano almeno una decina di occasioni per segnare. Il match si decide così dal dischetto: sbagliano l’esecuzione i due fuoriclasse Stojković e Maradona, l’errore fatale è però di Faruk Hadžibegić che si fa parare il rigore da Goycoechea, il portiere che è diventato titolare dopo l’infortunio del portiere titolare Pumpido contro l’URSS. Segni del destino: l’Argentina si qualifica immeritatamente in semifinale mentre la nazione jugoslava un anno dopo scomparirà dilaniata da una sanguinosa guerra civile. Chissà se con la Jugoslavia qualificata alla semifinale la nazione avrebbe evitato quella tremenda china iniziata dopo la morte del Maresciallo Tito: il calcio si sa ha sempre fatto miracoli…

Alla sera all’Olimpico di Roma invece tocca gli azzurri: avversaria è l’Irlanda che è giunta tra le migliori otto squadre del mondo senza vincere un match! Tutti sia spettano una passeggiata e invece gli uomini di Jack Charlton, sostenuti sugli spalti da migliaia di tifosi arrivati dall’isola verde, incartano con il loro martellante pressing i ragazzi di Vicini. Solo la solita sciacallata dello scatenato Schillaci, su respinta maldestra di Bonner, regala la qualificazione sudatissima all’Italia. Il giorno dopo, il pomeriggio del primo di luglio a San Siro, alla Germania basta un rigore del solito Matthäus per liquidare una Cecoslovacchia comunque mai doma. I tedeschi, dopo lo scoppiettante fase iniziale paiono però essersi un pochino involuti nel gioco e nell’atteggiamento propositivo.

L’ultima partita dei quarti, giocata a Napoli la sera del primo luglio, è senza dubbio la più emozionante e spettacolare. Grande merito al sorprendente Camerun che a dieci minuti dal termine sta addirittura conducendo 2 a 1. Dopo l’iniziale inzuccata del solito Platt, ormai un habitué in zona gol nonostante sia un mediano, gli africani macinano gol e occasioni piazzando un uno-due micidiale con Kundé ed Ekele tra il 61’ e il 65’. All’83’ però Lineker, fino a quel momento in ombra, su rigore rimette tutto in discussione. E’ lo stesso attaccante del Tottenham nei supplementari a procurarsi un rigore che poi trasforma con freddezza spiazzando N’Kono: Robson si aggrappa ai suoi singoli e vola così in semifinale.

Italia – Irlanda 1-0

Semifinali

La sera del 3 luglio l’Italia calcistica è con il fiato sospeso perché nell’inedita cornice del San Paolo di Napoli andrà in scena la prima semifinale tra Italia e Argentina. Il solito Maradona ha saputo caricare bene alla vigilia del match i suoi a suon di  provocazioni, infatti i suoi entrano ancora una volta in campo con  la bava alla bocca. Vicini per l’occasione ha rinunicato a Baggio inserendo il suo pupillo Vialli al fianco di Schillaci, il doriano però sembra davvero un pesce fuor d’acqua. Per fortuna che il solito Schillaci al 17’ ci porta in vantaggio, avanti di un gol sembra impossibile che una squadra come l’Argentina, che ha segnato solo quattro gol in tutto il torneo, possa perforare una difesa di ferro imbattuta dalla prima partita. Invece al minuto sessantotto succede l’imponderabile quando su un innocuo cross a palombella da sinistra Zenga e Ferri hanno un malinteso e Caniggia insacca da pochi passi.

Il gol tramortisce la squadra di Vicini che a centrocampo ha letteralmente le pile scariche: Giannini, De Napoli e De Agostini sono senza dubbio i peggiori in campo con i pur modesti pedalatori argentini che in mezzo sembrano dei marziani dal punto di vista del fisico e dell’intensità rispetto ai nostri. Il CT romagnolo prova ad inserire Baggio e Serena ma la partita si trascina stanca fino al centoventesimo. Il resto è storia nota: gli argentini si rivelano degli autentici cecchini dagli undici metri con quattro centri su quattro mentre l’Italia, dopo le trasformazioni di Baresi, Baggio e De Agostini, sbaglia con Donadoni e Serena che si fanno ipnotizzare dallo scatenato Goycoechea, ancora una volta protagonista assoluto nella cinica lotteria dei rigori. La delusione è grande, immensa: l’Italia non potrà vincere i mondiali che ha ospitato, l’Argentina invece vola contro ogni pronostico in finale!

La sera successiva, il 4 luglio, a Torino va in scena probabilmente la finale anticipata del mondiale tra Germania Ovest ed Inghilterra, le due compagini probabilmente con più qualità di tutto il torneo. Nel primo tempo succede poco o nulla: il tatticismo prevale sulla classe dei tanti giocatori in campo, al 60’ però una punizione di Brehme viene deviata da Parker: la palla assume una parabola a campanile che beffa Shilton terminando la sua corsa proprio sotto alla traversa. Gli inglesi si sa però sono duri a morire, ancora più dei loro “cugini” tedeschi e lo scatenato Lineker con un gran diagonale mancino fa secco Illgner: 1 a 1.  Così anche la seconda semifinale si deciderà ai rigori: in questo caso la differenza la fanno i portieri. L’Inghilterra ha in porta il quarantunenne Shilton che sui tiri da undici metri non ha la freschezza e l’agilità dei giorni migliori, i tedeschi così segnano facilmente quattro rigori. L’Inghilterra invece inizia la sua personale maledizione dagli undici metri, durata anche per molte edizioni successivi tra mondiali ed europei con gli errori di “Psycho” Pearce (tiro parato) e Waddle (tiro alle stelle).

Italia-Argentina 3-4 (d.c.r.)

Finalissima

Il 7 luglio a Bari va in scena l’inutile finalina tra Italia e Inghilterra, vincono gli azzurri 2 a 1 una partita che non fa altro che alimentare i rimpianti per entrambe le squadre. L’8 luglio a Roma invece c’è la finalissima tra Germania Ovest ed Argentina: Gli spettatori dell’Olimpico, con un atto esecrabile fischiano l’inno nazionale argentino, Maradona non ci sta: “hijos de puta!” è il labiale inequivocabile del Pibe. Lo spettacolo in campo è inesistente in quella che sarà con molta probabilità la più brutta finale di tutti i tempi. Di fatto non succede nulla fino all’84’ quando il discusso arbitro Codesal, in seguito squalificato per corruzione, regala un rigore abbastanza generoso ai tedeschi. Dal dischetto tutti si aspettano Matthäus invece con grande sorpresa dagli undici metri si presenta il suo compagno all’Inter Brehme, che con il destro, piazza la palla proprio all’angolino dove il pur bravo Goycoechea non può arrivarci nemmeno con la prolunga! Kaiser Franz Beckenbauer eguaglia così il primato di Mario Zagalo che si era laureato campione del mondo con il Brasile sia da giocatore che da tecnico nel 1970. La Germania Ovest si laurea così campione del mondo per la terza volta e dopo la caduta del Muro di Berlino e festeggia così un’unificazione storica che porterà la nazione tedesca a diventare l’autentica dominatrice dell’Europa. Il paradosso storico è che la Germania abbia vinto il mondiale del suo “riscatto storico” proprio in Italia, la nazione che dopo quelle Notti Magiche che hanno fatto sognare tanti italiani, che invece dopo il 1990 inizierà una lunga parabola decadente che non è ancora terminata. Un’unica soddisfazione: nel 2006 ci siamo rifatti con gli interessi vincendo il nostro quarto mondiale a Berlino!

Germania – Argentina 1-0

(Fine 3a puntata).

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