Gli dei del calcio, si sa, spesso con una mano prima ti tolgono e con l’altra poi ti ricompensano. E’ il caso di Lothar Matthäus, indiscutibilmente il miglior giocatore del mondiale, che nel 1986 aveva dovuto soccombere davanti alla classe superiore di Sua Maestà Diego Armando Maradona ma che quattro anni dopo il tedesco si è rifatto con gli interessi coronando un’ascesa che nelle ultime stagioni è stata irresistibile.

Gli inizi di carriera: dal Borussia Mönchengladbach al Bayern Monaco

Se Beckenbauer per il calcio tedesco ha rappresentato la classe cristallina, Gerd Müller il cinismo e la fame di vittorie, Lothar Matthäus ha invece saputo interpretare al meglio la grinta belluina e la mentalità di un popolo tenace che non molla mai. Bavarese DOC di Erding, figlio di un custode della fabbrica della Puma, calcisticamente cresce nella sua città natale, l’FC Herzogenaurach. Per un bavarese, specie se sa giocare bene a pallone come Lothar, sembra quasi scontato l’approdo al Bayern Monaco, tuttavia c’è uno scoglio non da poco tra il massimo club del calcio bavarese (e tedesco): in Germania è impensabile che il figlio di un dipendente della Puma vada a vestire la maglia di un club sponsorizzato Adidas.

Così Matthäus viene acquistato da una squadra rigorosamente griffata Puma che era anche la principale rivale del Bayern Monaco di quegli anni: il Borussia Mönchengladbach. Il giovane Lothar resterà con i bianco-nero-verdi renani fino al 1984, gioca mediano davanti alla difesa e totalizza  162 presenze e 36 gol complessivi. Nell’estate del 1984 infatti Matthäus, che nel 1980 ha già esordito in nazionale nei vittoriosi europei italiani, decide di fare il salto di qualità firmando per il Bayern Monaco, la regina del calcio tedesco che sborsa 2,6 milioni di marchi per assicurarsi il più promettente prospetto del calcio teutonico. Con la Puma il Bayern raggiunge una sorta di compromesso: Matthäus sarà un giocatore dei roten (rossi) ma potrà continuare ad indossare gli scarpini griffati Puma.

Il giovane Matthäus con la maglia del Borussia Mönchengladbach

La consacrazione: Bayern Monaco e Inter

Con la maglia rossa del Bayern Monaco Matthäus si consacra definitivamente a livello nazionale vincendo tre Bundesliga consecutive (1984/85, 1985/86, 1986/87). L’evento che però lancia definitivamente il tedesco nel novero dei migliori calciatori del mondo sono i mondiali del 1986 giocati in Messicco. Matthäus è sistematicamente tra i migliori in campo dei tedeschi, segna il gol decisivo agli ottavi di finale contro il Marocco e trascina i suoi fino alla finalissima dove però la Germania deve alzare bandiera bianca al cospetto dell’Argentina, o meglio di Maradona. Lothar, che il CT Beckenbauer impiega come centrocampista davanti alla difesa nella classica mediana a due tipica del calcio tedesco, in finale marca a uomo Diego limitando moltissimo l’estro del fuoriclasse argentino. L’anno successivo Matthäus perde anche la finale di Coppa Campioni con il suo Bayern che viene uccellato sorprendentemente dal Porto del “Tacco di Dio” Rabah Madjer.

Ormai la Bundesliga sta molto stretta a questo grandissimo centrocampista, regista ma allo stesso tempo incontrista ed incursore, così Matthäus nell’estate del 1988 capisce che per entrare tra i grandissimi deve andare a giocare nella Serie A italiana, l’NBA del calcio europeo. Ernesto Pellegrini, presidente dell’Inter sborsa 5,6 miliardi di Lire per assicurarsi le sue prestazioni. In nerazzurro Matthäus ha la fortuna di trovare quello che sarà l’allenatore decisivo per la sua carriera: Giovanni Trapattoni. Il Trap, che già alla Juve si è dimostrato uno specialista nel forgiare centrocampisti universali (Tardelli), fa di Matthäus il leader assoluto della sua squadra. Innanzitutto gli affida una maglia “pesante”, la numero dieci, mai indossata in precedenza dal tedesco (che con i Borussia ed il Bayern solitamente indossava il sei o l’otto). In secondo luogo arretra il trequartista Matteoli davanti alla difesa per liberare spazi offensivi alle incursioni dell’ex Bayern. In terzo luogo in settimana allena Lothar in continuazione sul piede debole: in pochissimi mesi Matthäus saprà calciare benissimo anche con il sinistro.

Il campionato 1988/89 è indimenticabile per l’Inter: record di punti in un campionato a diciotto squadre (58 punti) con Matthäus che si consacra finalmente come leader vincente e trascinatore assoluto dei nerazzurri. Lothar è davvero diventato il prototipo del calciatore universale capace di svolgere al meglio le due fasi. In fase di contenimento il tedesco è micidiale nella marcatura e nel recupero palla con il suo proverbiale tackle scivolato. Una volta recuperata palla oltre che impostare il gioco come un regista sa inserirsi come una freccia nella maglia difensiva avversaria. Abilissimo nel dribbling stretto grazie al baricentro basso, Matthäus grazie alla cura Trapattoni è capace di scagliare autentiche bombe esplosive sia con il destro che con il mancino. Inoltre è un grandissimo specialista sia sui calci piazzati che sui rigori.

Matthäus da indicazioni al suo allenatore: Giovanni Trapattoni

Italia ’90, un mondiale da incorniciare!

Nell’estate del 1990 Matthäus si presenta al grande appuntamento del mondiale dopo una stagione sfortunata con l’Inter: i nerazzurri infatti sono stati eliminati inopinatamente ai sedicesimi dal Malmö di Roy Hodgson mentre in campionati sono stati spettatori non paganti del duello tra il Milan di Sacchi ed il Napoli di Bigon, risolto a favore dei partenopei sul fotofinish dopo estenuanti polemiche. Nel 5-3-2 allestito da Kaiser Franz Beckenbauer Matthäus gioca in una posizione diversa rispetto al proprio club dove, pur indossando la dieci, gioca mezzala destra. Lothar infatti con la mannschaft gioca da regista arretrato in un trittico di centrocampo molto “liquido” dove Matthäus è il vertice basso, l’uomo del primo passaggio e dell’avvio dell’azione assieme al libero Augenthaler, Häßler il tuttofare e il piccolo Littbarski una sorta di trequartista aggiunto.

Il 10 giugno nella “sua” Milano Matthäus esordisce al mondiale della sua consacrazione contro la temibile Jugoslavia, un match che sulla quarta potrebbe benissimo essere un quarto di finale data la caratura dell’avversario. Pronti, via e Lothar al 28’ sigla già il gol del vantaggio tedesco: controlla il pallone di spalle, aggira fulmineamente il libero Jozić e piazza un sinistro chirurgico alle spalle del portiere Ivković, un gol che testimonia tutto il grande lavoro fatto da Trapattoni, maestro nel curare il piede debole dei propri giocatori. Al 65’ Matthäus si ripete: riceve pallone da Buchwald nota che il centrocampo jugoslavo è salito male per attuare il pressing e allora galoppa per quaranta metri palla al piede, il destro in diagonale dai venticinque metri non lascia scampo a Ivković. Prestazione mostruosa dell’interista all’esordio che merita un bel otto in pagella.

La mostruosa prestazione di Matthäus contro la Jugoslavia

La seconda partita, disputata sempre a Milano il 15 giugno contro i modesti Emirati Arabi Uniti Matthäus si ripete siglando il gol del tre a zero con una volée di esterno destro, per il tedesco prestazione più ordinata meno prorompente rispetto a quella dell’esordio ma il sette in pagella non glielo toglie nessuno. Alla terza e ultima partita del girone contro la Colombia, con la Germania già matematicamente qualificata per gli ottavi Matthäus non ingrana come le due precedenti match. Irretito dal pressing degli uomini di Maturana, il giocatore dell’Inter gioca forse l’unica partita al di sotto della sufficienza di tutto il torneo; dopo l’iniziale vantaggio di Littbarski la Colombia trova il gol del pareggio al novantesimo e riesce ad accedere agli ottavi.

L’ottavo di finale non è una partita qualsiasi: Germania-Olanda, uno dei “derby europei” più sentiti ovviamente non solo per motivi calcistici. Essendo elevata la posta in palio, Matthäus gioca una partita molto guardinga badando a fare da schermo davanti alla difesa e cercando meno frequentemente le sortite nell’area avversaria, un’ulteriore dimostrazione che un campionato molto tatticista come la Serie A lo ha davvero maturato anche sotto questi aspetti; la Germania vince 2 a 1 e vola ai quarti di finale dove affronterà la sorprendente Cecoslovacchia, sempre a Milano. Dopo l’effervescente fase a gironi la Germania di Beckenbauer si è parecchio involuta in quanto a gioco espresso e contro i non trascendentali cecoslovacchi i panzer fanno davvero fatica. Matthäus è uno dei pochi a salvarsi siglando il rigore decisivo per la vittoria finale e fornendo una prestazione tutta sostanza davanti alla difesa.

Matthäus esulta dopo aver segnato il rigore decisivo contro la Cecoslovacchia.

La semifinale è un altro match “storico” tra due squadre e due nazioni rivali da sempre: Germania contro Inghilterra, per la prima volta i tedeschi per giocare una partita del mondiale italiano devono emigrare a Torino. Il match è molto bloccato e si scatena solo nei supplementari prima che la lotteria dei rigori premi i tedeschi (celebre l’aforisma di Gary Lineker su quel match: “Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince”). Matthäus disputa un’altra partita molto ordinata e diligente segnando anche il secondo rigore della lotteria finale con una sassata a incrociare di destro che l’attempato Shilton non può parare.

La finalissima dell’8 luglio a Roma sulla carta sembra una rosseggiata per la Germania: di fronte ha un’Argentina che sembra giunta al fatidico appuntamento per opera dello Spirito Santo che per meriti propri; inoltre i sudamericani si presenteranno all’appuntamento privi di quattro pedine chiave (Caniggia, Giusti, Batista e Olarticoechea). Gli uomini di Bilardo però sono noti per il loro “anticalcio” e in più dispongono di un autentico spauracchio dal nome di Diego Armando Maradona. Matthäus non gioca una grandissima partita (il sei finale è abbastanza stiracchiato): viene letteralmente intrappolato nella tonnara di centrocampo rio-platense e bada soprattutto ad un lavoro oscuro di schermo davanti alla difesa. Il match è un autentico strazio e si risolve all’84’ solo perché l’arbitro messicano Codesal “regala” un rigore ai tedeschi per un dubbio intervento di Sensini su Völler. Dal dischetto tutti si aspettano Lothar che però tra primo e secondo tempo ha cambiato i suoi scarpini Adidas (che per contratto deve indossare con la mannschaft) e quindi lascia l’incombenza al suo compagno di squadra Brehme. Il terzino calcia di destro un pallone lento e angolato sul quale il pur bravo Goycoechea non può arrivare: la Germania è campione del mondo per la terza volta nella sua storia! Il mondiale di Italia ’90 frutterà a Matthaus un meritatissimo Pallone d’Oro, premio stravinto con 137 punti, degno coronamento di un mondiale da incorniciare.

Le giocate di Matthäus nella finalissima contro l’Argentina

Una carriera interminabile con un finale amaro…

Dopo i fasti di Italia ’90 la carriera di Lothar Matthäus è ben lungi dal terminare: dopo il 1992 l’asso teutonico ritornerà nel suo Bayern giocando altri due mondiali (nel 1994 e nel 1998, eguagliando così il record di Carbajal e Bergomi di cinque mondiali disputati) ed uno sfortunato Europeo (2000) a trentanove anni suonati. Nell’ultima parte della sua lunghissima e pluridecorata carriera Lothar si riciclerà in sontuoso libero “fluidificante”, ulteriore segno della sua versatilità e polivalenza. Il 16 maggio 1999 al Camp Nou di Barcellona il Bayern Monaco affronta nella finalissima di Champions League il più forte e quotato Manchester United: Lothar Matthäus a trentotto anni guida la difesa dei bavaresi giocando da libero, una vittoria di quella maledetta coppa che gli è già sfuggita nel 1987 lo consacrerebbe nell’empireo dei grandissimi di ogni epoca. A dieci minuti dal termine il Bayern vince uno a zero e sembra davvero essere in completo dominio del gioco tanto che nel secondo tempo ha letteralmente messo alla corde i Red Devils colpendo un palo ed una traversa. Ottmar Hitzfeld, tecnico dei rossi di Monaco, decide di far uscire questo monumento del calcio tedesco perciò che il pubblico presente gli tributi un memorabile standing ovation prima di alzare la coppa dalle grandi orecchie. Invece gli dei del calcio sanno essere bastardissimi: minuto novantuno, il subentrato Sheringam pareggia, minuto novantatre l’altro subentrato Ole Gunnar Solskjær segna l’incredibile gol che regala la Champions League al Manchester United, mai nella storia del calcio si era visto un finale del genere! Molti tifosi bavaresi giurano ancora che con un vincente in campo come Matthäus il Bayern Monaco avrebbe portato a casa la Champions!

Matthäus deve “inginocchiarsi” al cospetto dell’incredibile rimonta del Manchester United (finale di Champions League, 26 maggio 1999)

(Fine 4a puntata).

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