Nell’esporre la mia tesi, potrei essere accusato di voler copiare la trama di uno dei film con protagonisti James Bond o 007 l’agente segreto Ethan Hunt. Al contrario, ho raccolto una serie di dichiarazioni post attentato di Bruxelles. Il tenore è sempre lo stesso. Che a parlare sia un politico, un capo di stato o uno studioso, cambia poco o nulla. Anche il contenuto, è il medesimo: se l’attentato è stato possibile, la colpa è dei servizi segreti Belgi. Infatti, il Belgio è troppo piccolo per difendersi. Oppure, la Francia non collabora con gli altri servizi segreti europei. C’è quindi bisogno di un’unica intelligence a livello europeo, la quale, tramite lo scambio continuo di dati, informazioni e know – how, potrà combattere adeguatamente il terrorismo. Questa è l’unica soluzione possibile, o meglio, il piano che si vuol persegruire sul modello americano della patiot act, legge ufficialmente promulgata per la difesa nazionale, in realtà ralizzata per limitare le libertà personali, entrata in vigore solo pochissimo tempo dopo l’attentato dell’11 settembre.

Cominciamo la carrellata con le dichiarazioni di Francesco Strazzari, docente di scienze politiche della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: “Dopo il trattato di Lisbona la collaborazione con l’Europol non è obbligatoria, le agenzie di intelligence europee collaborano più volentieri con gli Usa che fra loro, non esiste una azione che venga direttamente da Bruxelles. (…) Ora la mancanza di una strategia comune tra i 28, che su questi temi va al cuore del concetto di sovranità, si paga con l’assenza di una procura europea antiterrorismo e con come una collaborazione solo facoltativa con l’Europol. E’ illusorio pensare che senza una capacità di azione comune, si risolva tutto con generici appelli ai valori comuni o con uno scambio di archivi sensibili. Questo vuoto di azione è la vera emergenza sicurezza, non l’immigrazione (!!), che è una questione del tutto distinta” (1).

Secondo il Prof. Strazzari, il problema non è il belgistan, come abbiamo analizzato su Opinione Pubblica, ma la mancanza di una procura europea. Andiamo al prossimo.

Per Lorenzo Vidino, collaboratore dell’Ispi e studiodo del jihadismo globale, essendo il numero dei foreign fighters (i combattenti di ritorno dalle zone del Califfato) è ingestibile, in quanto per il Belgio si tratterebbero di 550 partiti e 150 ritornati. Pertanto, un numero simile sarebbe impossibile per gli Stati Uniti d’America, figurarsi “per il piccolo Belgio, il cui oltretutto antiterrorismo conta poche forze e uno scarso coordinamento a livello europeo” (2). Anche in questo caso, il Belgio, da solo, non può affrontare la minaccia terroristica.

Philippe Moreau Defarges, indica quale soluzione alla minaccia globale una priorità assoluta: “lo scambio di informazioni fra le polizie europee, attraverso banche dati comuni” (3).

Andiamo ai politici nostrani. Il premier Matteo Renzi, afferma che “la minaccia è globale, ma i killer sono anche killer locali. Di quei l’esigenza, avvertita dall’Italia (o forse sarebbe meglio dire, dal PD), su cui non tutti gli alleati, Francia in testa, concordano, di una “struttura unitaria di sicurezza e difesa. E’ dal ’54 che si litiga sulla sicurezza comune”, lamenta Matteo Renzi. Come da copione, ma veniamo al migliore di tutti, Enrico Letta. Secondo il Professorela situazione è fuori controllo. “Dobbiamo smetterla – asserisce infastiditito – con servizi di intelligence nazionali. A compartimenti stagni. Che non si parlano. E’ ora di creare una struttura ampia, forte, veramente europea. Di fare subito quello che si sarebbe dovuto fare già da tempo: un FBI europeo”. E ancora, ma soprattutto: “la colpa è degli Stati membri. Della loro mancanza di visione. Del loro egoismo. Non vogliono cedere quote di sovranità, non vogliono una vera sicurezza europea. E così, nelle città europee, cresce il senso di sbandamento: i cittadini vedono una situazione fuori controllo e temo che abbiano ragione” (4).

Direi che non vi sono dubbi sulle frasi dell’ex premier, che parla e agisce pienamente nel solco del suo predecessore Mario Monti: una visione sovranazionale, ove è necessario perdere la sovranità per ottenere delle risposte. In effetti, a pensarci bene, l’unica volta che Letta ha servito gli interessi nazionali è stato durante gli accordi Italia – Russia a Trieste in quel novembre del 2013, subito dopo i quali, magicamente, ha perso il posto di Presidente del Consiglio.

A fare la morale agli europei, è intervenuto anche l’ex capo del Mossad, i servizi segreti israeliani. Secondo Dany Yatom, la risposta alla minaccia al vecchio continente, la risposta quale potrebbe essere? “Serve un Fbi europeo con comando unico, dedicato solo alla lotta al terrorismo islamista”, perché per l’Europa questa sarà una lotta lunga e “deve muoversi immediatamente con l’intelligence, la cyberwar, ma anche agenti in carne ed ossa in grado di monitorare le comunità, infiltrarsi nei gruppi musulmani con attività sospette” (5).

Sostanzialmente, al di là del pianto della Mogherini, (il repertorio non differisce mai), tutti vogliono creare, unificare, sostenere il progetto di una intelligence europea. Potremmo chiederci come mai, innanzitutto. Invece, c’è da interrogarsi sulla convenienza per il nostro Paese di un simile progetto. La CIA, l’MI6, il Mossad vorrebbero davvero condividere con noi i loro segreti, oppure sono ansiosi di impossessarsi di quel poco di indipendente che l’Italia ha ancora in piedi all’estero? La risposta potrebbe essere scontata. La risposta da fornire a questa Europa, non è l’integrazione, che ha fallito. Non è il buonismo dei gessetti, pura assurdità di fronte alla furia delle bombe ai chiodi. L’unica possibilità è interrogarsi su come sia stato possibile ridurre il Belgio, la Francia a terre di sharia, dove l’occidente “libero e democratico” è sotto attacco, sostituito nei suoi elementi: i cittadini. Così facendo, si può agire di conseguenza. Una patriot act europea, così come una procura sovranazionale sono solo esperimenti liberticidi. Unica e vera espressione del fallimento del disegno europeo.

(1) Avvenire, mercoledì 23 marzo 2016.

(2) ibidem.

(3)Ibidem.

(4) Ibidem.

(5) http://www.repubblica.it/esteri/2016/03/24/news/intervista_a_ex_capo_del_mossad-136184991/