Donald Trump

Donald Trump, il miliardario newyorchese, aveva preparato la sua discesa in campo da tempo. Già dal 2013 il tycoon si era fatto conoscere dagli americani per le sue invettive contro l’ex presidente Obama.

Quella di Trump è stata una campagna presidenziale volta a portare il populismo dall’Europa agli Stati Uniti. Anche Washington infatti ha subito delle conseguenze non trascurabili dalla crisi dei subprime. Secondo una statistica redatta da Pew nel 2015, per la prima volta due anni fa la middle class statunitense è stata superata in numero dalla somma di poveri e ricchi americani.

Trump che nel suo ingresso nell’agone politico aveva sposato le tesi della Old Right (ma anche dell’America Wasp), consigliato dal suo ormai ex collaboratore Steve Bannon, si è scagliato soprattutto con le guerre condotte da Obama in Libia e contro la possibilità di condurne un’altra in Siria.

Inoltre il tycoon si era mostrato molto critico anche con l’alleanza atlantica: nel 2016 secondo l’attuale presidente degli Stati Uniti la NATO era pressoché inutile, una dichiarazione epocale per un candidato presidente degli States. Nel mirino di Trump erano infatti i costi che Washington doveva sostenere per supportare azioni di politica estera in giro per il mondo e un carrozzone militare come quello della NATO, che di fatto non è stato molto utile per la lotta al terrorismo, e la Sicurezza è un tema cruciale storicamente per le destre e per i repubblicani.

Nel mirino di Trump sono andate anche le delocalizzazioni compiute dai grandi colossi americani negli ultimi anni, appena eletto presidente, il tycoon si è scagliato infatti contro la Ford, che ha dovuto rinunciare all’apertura di uno stabilimento in Messico.

I nuovi Stati Uniti promessi da Trump presagivano quindi un ritorno all’isolazionismo Usa e una nuova stretta protezionistica, oltre che un sostanziale riduzione del cuneo fiscale.

Tuttavia il miliardario si è dovuto presto confrontare con la realtà del Deep State americano, cioè dell’apparato amministrativo spesso legato a lobbisti e politici influenti, che può determinare le azioni di un esecutivo negli Usa. Trump una volta entrato ufficialmente alla Casa Bianca a fine gennaio ha dovuto ben presto rimangiarsi molte delle sue critiche.

Il primo nemico di Trump in campagna elettorale sembrava essere il commercio cinese, che secondo il tycoon aveva colpito con la sua concorrenza anche le aziende americane. Putin invece avrebbe dovuto essere un serio alleato per la lotta al terrorismo e per una nuova era di dialogo tra Occidente e Russia.

Il tycoon, in barba alle sue promesse elettorali, ha dovuto elogiare la NATO e provare a mettere in cattiva luce Assad, che lui stesso aveva quasi elogiato prima di diventare presidente. Anche dal punto di vista geopolitico Trump ha disatteso le sue stesse critiche alle guerre condotte dagli Usa nel passato, compresa quella in Iraq.

Il 2017 è stato infatti contrassegnato dalle continue minacce di Washington alla Corea del Nord, operazione che ha portato Trump ad avere rapporti diplomatici e amichevoli con la tanto criticata Cina e il suo presidente Xi, allo scopo di ottenere qualche risultato con la Corea. Più difficili invece sono stati i rapporti con Putin, malgrado l’accordo sui ribelli in Siria. Dell’Ucraina invece Trump non si è per nulla occupato, lasciando Poroshenko al suo posto.

Dal punto di vista interno, Trump ha subito l’ostruzionismo dei repubblicani che dopo anni di lotte contro Obama si sono boicottati da soli la riforma che doveva modificare l’Obamacare. Non a caso la riforma sanitaria è stata fatta cadere grazie soprattutto al senatore John McCain che da sempre è un critico di Trump per la sua presunta amicizia con Putin. Mentre il travel ban di Trump, che vietava l’ingresso di alcune categorie di stranieri negli Usa, è stato sostanzialmente svuotato di significato dalla magistratura americana.

Fino a questo dicembre Trump ha avuto più di un bastone tra le ruote nell’applicazione delle sue riforme. Oltre all’ostruzionismo di alcune frange degli stessi repubblicani, il presidente Usa ha dovuto affrontare lo scandalo del Russiagate, a causa del quale alcuni suoi uomini più fidati alla Casa Bianca, come Micheal Flynn (ex consigliere per la Sicurezza Nazionale), sono stati fatti fuori a furor di popolo.

Di fatto soltanto nel mese di dicembre Trump ha potuto portare qualcosa a casa dal punto di vista delle riforme. I primi del mese è stata approvata la riforma fiscale voluta dal presidente Usa. Questa riforma, che dovrebbe dare respiro alla classe media statunitense, è costata a Trump una condotta in politica estera piuttosto aggressiva, disattendendo alle promesse elettorali. Non ultima quella che ha portato gli Usa a riconoscere unilateralmente Gerusalemme come unica capitale di Israele, contravvenendo alle disposizioni Onu e riaprendo il vaso di Pandora della questione israelo-palestinese.

Il 2018 ci dirà se Trump ne uscirà bene o male dal tentativo del Deep State e dei democratici di disarcionarlo. Sul presidente repubblicano pesa la spada di Damocle dell’impeachment, che si applicherebbe a causa dello scandalo Russiagate.

 

UN COMMENTO

  1. Credo che gli Usa non era pronti per un presidente di colore birazziale ,se la nomination fosse andata giustamente a Hillary Clinton per aver ottenuto più voti popolari di Obama , conquistato tutti i grandi stati e gli stati ballerini, sconfitta solo grazie all’inbroglio del Michigan e della Florida dove non sono stati assegnati in tutto o in parte i delegati avendo anitcipato la data delle primarie,per non parlare della vincita in Iowa stato confinante/gemello con l’illinois, di cui era senatore che ha convinto i neri degli stati del sud a votare in massa per obama come se fosse un reality, sotto la presidenza Obama i democratici hanno perso il controllo del congresso per 8 anni di seguito,hanno perso il governo della maggioranza degli stati, Hillary nel 2016 pur ottenedo 3milioni di voti in più rispetto a Trump, non è andata alla Casa Bianca per quel sistema antidemocratico, unico al mondo basato sui collegi elettorali, della manipolazione delle elezioni da parte della Russia, e per il fatto che un terzo mandato consecutivo democratico con un presidente come Obama ha creato una tempesta perfetta! tutto ciò rende Trump un presidente illegittimo votato da una minoranza il cui voto non è stato libero!

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