Stati Uniti: cosa c'è dietro la chiusura delle sedi diplomatiche russe

Il 2 settembre, l’FBI ha effettuato delle perquisizioni in alcune missioni diplomatiche della Russia negli Stati Uniti – il consolato generale di San Francisco e la missione commerciale di Washington.

I diplomatici russi sono stati invitati a lasciare i locali entro due giorni e a raccogliere tutti i documenti. Gli americani stessi dicono di rispondere solo alle azioni della Russia, che aveva espulso 750 dipendenti dell’ambasciata americana in Russia. Nelle missioni diplomatiche russe, gli agenti dell’FBI avrebbero presumibilmente cercato esplosivi.

La guerra diplomatica tra i due Stati militarmente più potenti del mondo è iniziata nel dicembre 2016, quando la Russia era stata privata dei complessi diplomatici suburbani nei pressi di Washington e di New York. L’occasione era il presunto intervento degli hacker russi nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Tuttavia, questi edifici erano stati acquistati anni prima dall’URSS e sono di proprietà privata dell’ambasciata russa. Ciò significa quindi che gli americani non solo non avrebbero rispettano i diritti sovrani di un altro Paese, ma anche il principio della proprietà privata.

Il presidente russo Putin, nel dicembre 2016, non aveva risposto all’azione del presidente americano uscente riguardo alla chiusura dei complessi diplomatici. Al contrario, aveva invitato i figli dei diplomatici americani che lavorano in Russia a vedere l’albero di Natale nel Cremlino. Donald Trump, il nuovo presidente americano, aveva scritto in suo tweet: “Ho sempre saputo che (Putin ndr) fosse molto intelligente!”.

Tuttavia, salendo alla carica di presidente, Trump non ha abolito le decisioni del suo predecessore Obama e ha continuato la sua politica di confronto con la Russia. Non si sa a cosa possa condurre questo confronto, ma una cosa è certa: in Russia ci saranno meno sostenitori del riavvicinamento con gli Stati Uniti e con l’Occidente. Inoltre, aumenteranno i sostenitori dell’alleanza strategica con la Cina.

I politici e i diplomatici in Russia hanno espresso una calda protesta contro le azioni americane, e hanno chiesto che queste non vengano lasciate senza risposta. A differenza dell’Europa, con la quale i russi intrattengono vivaci scambi commerciali (nonostante la politica delle sanzioni) e comunicazioni turistiche, gli Stati Uniti sono un partner commerciale relativamente importante per la Russia. Inoltre, tra i politici ed i cittadini comuni in Russia, l’antiamericanismo è di moda. Quindi, se ipoteticamente il presidente Putin dovesse decidere di aggravare il conflitto diplomatico con gli Stati Uniti, questo sarebbe calorosamente sostenuto dai russi.

Ma Putin, come sempre, non ha fretta di esprimere un parere, preferendo dare voce ad altri politici e diplomatici più o meno significativi; nonostante questo, è molto probabile che troverà un modo per rispondere alle azioni diplomatiche americane, anche se possibilmente in un’altra sfera.

Proprio in questi giorni, infatti, Putin vive momenti di grande attività diplomatica e politica, prima in Cina, a Xiamen, con il nono Summit dei paesi del gruppo BRICS, poi a Vladivostok con l’Eastern Economic Forum, durante il quale ha incontrato il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in e una delegazione economica nordcorana.

Il Forum è stata anche un’occasione per ribadire le posizioni di Mosca e dell’alleato di Pechino in merito alla questione nucleare: Putin ha invitato i paesi coinvolti nella crisi nordcoreana a perseguire la strada del dialogo e della diplomazia, ricordando gli affari economici che la Federazione Russa ha avviato con Washington, Seul e Tokyo nella regione nord-orientale del continente asiatico.

Silvia Vittoria Missotti

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