Secondo i media statunitensi, sarebbe ormai soltanto “questione di settimane”: Donald Trump avrebbe infatti ormai già deciso di silurare il segretario di Stato Rex Tillerson e si preparerebbe a sostituirlo con un altro nome di grosso calibro, quello del capo della CIA Mike Pompeo. A sostituire a sua volta quest’ultimo a capo dei potenti servizi segreti USA arriverebbe il senatore dell’Arkansas, Tom Cotton.

Ieri mattina Tillerson s’è recato alla Casa Bianca per un colloquio col Presidente, non previsto in teoria dall’agenda ufficiale. Trump, che stava incontrando il principe del Bahrain, ha detto semplicemente ai giornalisti: “Rex è qui”. La portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders, ha successivamente aggiunto che “Come ha detto il presidente Rex è qui. Non ci sono annunci su cambiamenti nel personale in questo momento. Il Segretario Tillerson continua a guidare il dipartimento di Stato e l’intero governo è concentrato sul completamento di questo primo anno di incredibili successi conseguiti dall’amministrazione Trump”. Insomma, anche se dentro l’amministrazione Trump si continuano a negare le sempre più numerose e pressanti voci di una defenestrazione di Tillerson, in realtà l’intenzione sarebbe ormai chiara e potrebbe davvero palesarsi nel giro di pochi giorni.

Anche perché è almeno da luglio che la poltrona di Tillerson sembra sempre più traballare: a quel tempo al Pentagono si tenne una riunione a tre, a cui parteciparono il Presidente, lo stesso Tillerson ed il segretario alla Difesa, James Mattis, che tentarono di spiegare a Trump quali e quanti mezzi e fondi servissero per salvaguardare gli interessi economici e geopolitici degli Stati Uniti. Al termine della riunione Tillerson avrebbe detto ai propri consiglieri che “Trump è proprio un deficiente”. Le tensioni salirono alle stelle al punto che successivamente, a settembre, Tillerson dovette convocare una conferenza stampa per dichiarare ai giornalisti che al contrario Trump è “molto intelligente”. Ma ormai le ruggini fra i due erano belle che servite, e l’ex amministratore Exxon Tillerson aveva indubbiamente i giorni contati.

Le due figure, Trump e Tillerson, d’altronde sono molto diverse se non proprio divergenti anche da numerosi altri punti di vista. Per esempio Tillerson non apprezza il protagonismo e il personalismo in politica della coppia Jared Kushner-Ivanka Trump, entrambi consiglieri alla Casa Bianca. Un poco alla volta Tillerson s’è così ritrovato a fare fronte comune con Mattis e con due ex generali alla Casa Bianca, il capo dello staff John Kelly ed il consigliere per la sicurezza nazionale, Herbert Raymond McMaster.

Ma al di là di tutto questo, Trump ritiene che Tillerson sia troppo lento e soprattutto troppo “debole” nella sua azione in politica estera. Lo scorso primo ottobre Trump ha postato un tweet dove dichiarava: “Ho detto a Rex che sta sprecando tempo a negoziare con Little Rocket Man” (Kim Jong-un). Il pesante dossier nordcoreano sarebbe stato per Trump la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso, convincendolo dell’inadeguatezza dell’attuale segretario di Stato. Una posizione a questo punto condivisa anche da Kelly, che ha dovuto riconoscere insieme al Presidente come mesi di tentativi e di sforzi condotti da Tillerson non siano serviti a smuovere Cina e Russia di un millimetro dalle loro posizioni sul comportamento di Pyongyang.

Ma certamente anche il pesante schiaffo ricevuto in Venezuela, dove un Maduro che sembrava ormai alla frutta s’è invece dimostrato più forte ed invincibile che mai, non deve avere giovato all’immagine di Tillerson presso un Trump che d’altro canto deve pur rendere conto ai repubblicani, sempre più ostili e fiscali nei suoi confronti, dei fallimenti e degli errori della propria amministrazione.

E allora largo a Mike Pompeo, cinquantatreenne e repubblicano ultraconservatore, che ogni mattina riferisce le scoperte della CIA al Presidente e che da questi è tenuto da sempre in grandissima considerazione. Sarà lui, con grande probabilità, a ricoprire il prestigioso ruolo di segretario di Stato, una scelta che farà contenti anche molti membri del Partito Repubblicano. E anche Cotton, quarantenne veterano delle guerre in Iraq ed Afghanistan, ed anch’esso repubblicano ultraconservatore, è per le stesse ragioni destinato con Trump ad una luminosa carriera.

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