Cominciamo parlando dell’Ucraina. Qual è la sua opinione su quanto è avvenuto in questo Paese a partire dall’anno scorso ad oggi? Si trova d’accordo con la tesi europea ed americana secondo cui la Russia avrebbe invaso l’Ucraina? La caduta di Yanukovic è stata frutto di una vera rivoluzione popolare e democratica, o di una rivoluzione colorata orchestrata dall’Occidente?

La verità e che in fondo la guerra fredda, pur nello scongelamento dei blocchi, non è mai veramente finita. La caduta del muro, che segnava il fallimento dell’ideologia e del progetto comunista, creava i presupposti per un nuovo e fecondo rapporto tra Est ed Ovest. Ciò comportava un implicito rispetto delle reciproche aree d’influenza in un sostanziale equilibrio geopolitico che sia i tempi e gli eventi hanno contribuito a superare. Gli Stati Uniti e parte del mondo occidentale, legittimi vincitori della guerra fredda, hanno pian piano adottato una strategia aggressiva di allargamento della NATO, con la pretesa di inglobare nella loro sfera d’influenza politica ed economica i territori delle ex-Repubbliche sovietiche.
Una politica, questa, che la Russia ha giudicato oltremodo offensiva nei suoi riguardi e che ha fatto sì che l’Ucraina diventasse la prima linea dello scontro globale tra Washington e Mosca, fronte avanzato dell’espansione verso Est dell’influenza americana, con l’Unione Europea spettatore inerme, con scarsa autonomia politica, incapace di fare i propri interessi e di svolgere un ruolo terzo di mediazione nei conflitti nascenti.
Con lo scontro in Crimea vi è quindi stata semplicemente la detonazione di un conflitto latente che però, dichiarazioni a parte, non può sorprendere nessuno. Milioni e milioni di dollari sono stati spesi in Ucraina per sostenere l’opposizione al presidente filorusso, come hanno candidamente e pubblicamente ammesso anche alcuni funzionari che operavano all’interno del Dipartimento di Stato.
Da parte russa abbiamo assistito, di fatto, ad un “fallo di reazione”, che di per sé va condannato, ma non può non essere letto nella cornice di un confronto e di uno scontro più ampio e complesso. E, soprattutto, l’occidente non può mondarsi da colpe e da responsabilità evidenti. Si tratta, in sostanza, di un gigantesco braccio di ferro mondiale che ha inevitabilmente interessato e che interesserà molti Paesi, tra cui l’Ucraina, e che ha determinato come prima conseguenza l’avvicinamento tra Mosca e Pechino.

Trova giusto l’atteggiamento tenuto da Stati Uniti ed Unione Europea nei confronti della Russia? Per esempio, le sanzioni e l’esclusione dal G8 sono state mosse corrette?

Credo che siano due grandi errori. Lo dico, perché sono convinta che una riedizione della “guerra fredda” in salsa XXI secolo non sia utile a nessuno, poiché le nuove sfide globali, penso al terrorismo, impongono nuove alleanze e richiedono di ridefinire con celerità i principi intorno ai quali si riorganizzare un nuovo equilibrio mondiale. Tutto ciò riguarda ed interessa in primis anche la Russia, che va sostenuta nel suo processo di modernizzazione ed incalzata in quello di democratizzazione. Bisogna quindi impedire che il suo isolamento diventi per alcuni un punto di forza e per l’Occidente un punto di debolezza.

A suo giudizio, quali effetti potranno avere le sanzioni occidentali alla Russia e le contro-sanzioni russe all’Occidente? Rafforzeranno i BRICS e l’alleanza anche economica tra la Russia e i paesi emergenti oppure non avrà influenza in questo senso?

Le sanzioni sono del tutto inefficaci nel mercato globale. Queste avranno come unico effetto quello di irrigidire le posizioni di un leader e di un popolo che sappiamo di per sé portati a soffrire della sindrome da accerchiamento. E poi, queste, hanno effetti devastanti per il nostro Paese e per molti Paesi europei. La conseguenza sarà quella di aggravare la crisi e di spingere la Russia ad intensificare i propri rapporti commerciali con la Cina e con le altre realtà in grande crescita ed espansione. A questo, aggiungiamo il paradosso dell’aumento dell’interscambio USA – Russia del 13% da quando sono in vigore le sanzioni. Un dato, politico ancor prima che economico, che dovrebbe indurre a più approfondite valutazioni sul loro impiego.
Penso, quindi, che bisogna avere il coraggio di affermare, senza esitazione alcuna, che l’esclusione dal G8 è dannosa, non favorisce il dialogo e la mediazione, come sono dannose le sanzioni per la nostra economia, per le nostre aziende, che negli ultimi mesi, nel solo settore agroalimentare, hanno preso più di 300 milioni di euro.

Crede che Vladimir Putin sia un nostalgico dell’URSS, come dicono Obama e Kerry, e che voglia pertanto davvero ridar vita all’Unione Sovietica, oppure a suo giudizio l’Unione Euroasiatica è una cosa diversa? E se sì, in che termini?

Francamente non vedo nostalgie. Ripeto, penso che Putin e la Russia si sentano accerchiati, fattore che li porta ad assumere atteggiamenti aggressivi che innescano escalation pericolose. Ritengo che se la Russia, com’è giusto che sia, aspiri a svolgere un ruolo di primo piano nello scacchiere mondiale, occorrerà trovare un compromesso che dovrà inevitabilmente passare anche dalla riscrittura delle regole del commercio mondiale. In questa partita noi europei abbiamo una responsabilità, un ruolo ed una opportunità speciale. Serve però un’istituzione europea sovrana, che abbia una bussola ed un orizzonte.

Parlando dei rapporti Italia – Russia, come li giudicherebbe? Pensa che sia stata azzeccata la mossa Pratica di Mare e che il rapporto tra i due paesi sia d’interdipendenza e reciproco vantaggio, oppure crede che l’Italia e l’Europa dipendano dalla Russia e ne subiscano il ricatto, soprattutto in chiave energetica? E per quanto riguarda le aziende italiane operanti in Russia, che ne pensa?

Il rapporto con la Russia è strategico. Le ragioni sono del tutto evidenti non solo se osserviamo la relazione dal punto di vista economico – commerciale ma anche da quello politico. L’Italia, specie in una fase politica così inquieta e delicata, ha l’opportunità di svolgere un ruolo primario che consenta e favorisca il dialogo con l’Europa e l’Occidente tutto. E’ questa l’intuizione di Berlusconi, oggi ancor più valida ed attuale, che è alla base dello spirito di Pratica di Mare. L’Europa ha bisogno dell’energia russa, la Russia ha bisogno dei soldi dell’Europa. Ma non solo. La partita non si limita a questi aspetti. Abbiamo ancor più bisogno l’uno dell’altro, anche alla luce della nuova instabilità che si è venuta a creare nel Mediterraneo.

Putin è ai vertici del suo Paese dal 1999. Come giudica la sua politica? Che bilancio trarrebbe del suo operato, positivo o negativo? In che cosa ha fatto bene ed in cosa ha fatto male?

I bilanci si fanno alla fine di ogni esperienza onde evitare di dare giudizi sommari e spesso non rappresentativi della realtà. Se da un lato, sotto l’ex agente del Kgb Vladimir Putin, le speranze di un’apertura nei confronti di riforme più libertarie, – libertà di stampa, diritti umani e politici – sembrerebbero essere diminuite, dall’altro lato egli ha dato una grande spinta alla modernizzazione ed allo sviluppo della Russia creando una economia dinamica e diversificata, in cui, però, pesa negativamente la scarsa trasparenza delle regole di governance ed una corruzione diffusa. Anche se questa, in fondo, non è un’esclusiva russa.

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