“La lettura storica sulle vicende di “Tangentopoli” va fatta e va fatta bene, senza ricadere su logori cliché e soprattutto senza tralasciare le ricadute che questa operazione, che si è avvalsa della clava mediatico – giudiziaria, ha avuto sul tessuto democratico del nostro Paese. Non si tratta pertanto di una mera rivalutazione di un’epoca storica, ossia della prima Repubblica, ma, semmai, di valutare, alla luce degli sconquassi dell’oggi, la necessità di ripristinare un sistema in cui una ‘Politica’ forte perché autorevole e rappresentativa, espressione degli interessi e delle istanze generali, possa nell’interesse dei cittadini e delle nazioni sovrane riaffermare il suo primato ed il suo ruolo guida rispetto ai poteri finanziari internazionali ed alle lobby consortili”.

Stefania Craxi usa toni garbati ma decisi, come nel suo stile, per dire la sua sul dibattito “1992 – La serie”, andato in onda su LA7. La serie, nata da un’idea di Stefano Accorsi e prodotta dalla Wildside di Lorenzo Mieli, Fausto Brizzi e Mario Gianani, dopo essere stata trasmessa in prima visione assoluta su Sky Atlantic e su Sky Cinema 1 dal 24 marzo 2015, dall’ 8 gennaio è in chiaro su LA7. I principali interpretati della serie sono Stefano Accorsi, Tea Falco, Miriam Leone, Guido Caprino, Domenico Diele e Alessandro Roja.
“1992” narra in chiave romanzata ma a nostro avviso in maniera allineata al giustizialismo di quegli anni, le vicende che hanno portato alla cosiddetta Tangentopoli attraverso i punti di vista di sei diversi personaggi, le cui storie si intrecciano con quelle di altre figure note dell’Italia dell’epoca.
“All’imparziale giornalista Mentana, prosegue l’ex sottosegretario agli Esteri del governo Berlusconi e presidente dei “Circoli Riformisti”, mi piacerebbe però rammentare alcuni fatti, dati e circostanze, in primis sulla genesi del debito pubblico, ed alcune sue valutazioni del passato che di certo dovrebbero indurlo, se non altro, ad una maggiore cautela nei giudizi e nelle valutazioni storiche, non solo in ossequio alla verità dei fatti, quando per il rispetto che ciascuno deve a se stesso ed alla propria storia”.
Quel Mentana, aggiungiamo noi, che ha sempre mostrato simpatie per le liturgie manettare di quegli apparati che della destrutturazione di quella classe politica e di potere, hanno beneficiato fortemente.
Non è mai inopportuno ricordare le parole dell’ex console statunitense, Peter Semler: “Di Pietro mi avvertì nel ’91 che presto il Psi e la Dc sarebbero stati spazzati via”. Quello stesso Di Pietro invitato al Dipartimento di Stato di Washington perché in quel momento era l’uomo politico più importante d’Italia. Con il ciclone Tangentopoli, è storia ormai nota, gli Usa puntarono tutto su leader “zoppi” e quindi condizionabili.
Proprio all’ex ruspante pm di “mani pulite”, Stefania Craxi, dedica un “dolce” pensiero: “Quanto a Di Pietro, “utile idiota” di quella stagione, dalla quale a sua volta ha saputo trarre utili e profitti di vario genere e natura, è doveroso stendere un velo pietoso. Sentirsi fare la morale sul finanziamento illegale ai partiti da chi ha gestito i rimborsi elettorali pubblici in maniera a dir poco familistica è francamente troppo! Spiace che ancora una volta si sia persa l’ennesima occasione per avviare un’operazione verità”.
Un auspicio destinato a cadere nel vuoto, se si considera il ruolo di primo piano ricoperto nel nostro paese da personaggi particolarmente attivi in quegli anni di complotti e congiure.
Ci viene in mente, a tal proposito, un passaggio molto significativo di un’intervista rilasciata a “La Stampa” qualche anno fa dall’ex ministro democristiano Paolo Cirino Pomicino.
Queste le sue parole: “Quando l’ex console americano a Milano Semler dice che era informato già alla fine del ‘91 di come sarebbero andate le cose, per me torna tutto. Nella primavera di quell’anno mi venne a trovare Carlo De Benedetti e mi disse che, assieme ad alcuni suoi amici imprenditori, voleva dare vita a un nuovo progetto politico. Mi chiese se avessi voluto diventare il suo ministro. Mi misi a ridere. Pochi mesi dopo però capii che non scherzava affatto. E’ dalla primavera del ‘91, metabolizzata la caduta del Muro, che si fa strada il disegno di cambiare la classepolitica italiana. Sul versante italiano, chi si rifaceva al vecchio partito d’azione pensò che fosse giunto il momento di prendere la guida del Paese”.
E ancora: “E’ storia, anche se poco nota da noi, che la Cia agli inizi degli anni ‘90 abbia avuto ordine di fare anche intelligence economica e di raccogliere informazioni sull’Europa corrotta. Ritengo che la Cia abbia raccolto informazioni e le abbia girate alla magistratura di Milano dove c’era un pm, ex poliziotto, che non andava troppo per il sottile”.
Come non ricordare, infine, l’outing di Bartholomew, ambasciatore designato da Clinton per “mettere ordine” nell’Italia terremotata da Tangentopoli, che dopo anni di mezze verità, ha ammesso di aver in seguito frenato i giudici di Milano.
Prima la “rivoluzione” di “Mani Pulite”, per mettere fuori gioco Andreotti e soprattutto Craxi che si muovono troppo liberamente sullo scacchiere arabo e mediterraneo, poi il colpo di spugna per evitare l’eccessiva destabilizzazione di un paese cruciale per le alleanze degli States. Ma guai a dirlo ai corifei delle Procure: potrebbero svegliarsi dal sonno della ragione e scoprire magari che quella massiccia campagna di moralizzazione tintinnante, era un’operazione ben studiata per privare l’Italia degli ultimi scampoli di sovranità politica ed economica.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica