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Con l’avvicinarsi del 4 marzo e la riproposizione dello spauracchio di Berlusconi sulla tortuosa via che porta a Palazzo Chigi, i quotidiani vicini al Pd hanno pensato bene di riesumare tutto l’armamentario utilizzato con alterni successi per un ventennio.

In prima fila, come da tradizione, c’è “La Repubblica” che ha pubblicato una “notizia” destinata ad incidere profondamente sulle sorti del Paese: una sorta di permesso chiesto dal Cavaliere alla famiglia di Bettino Craxi per potersi recare ad Hammamet per ricordare il leader socialista a 18 anni dalla sua morte.

Al quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, ha risposto Stefania Craxi, figlia di Bettino e presidente della Fondazione Craxi che, come ogni anno, ha organizzato un viaggio di due giorni (19-21 gennaio) in Tunisia per rendere omaggio al leader socialista e tenere vivo il ricordo su un importante pezzo di storia recente del nostro Paese.

“Leggo stamane, senza stupore di sorta, scrive in una nota l’onorevole Stefania Craxi, che ‘La Repubblica’, il cui gruppo nutre una passione morbosa per Berlusconi ed ogni sua vicenda, riporta addirittura i dialoghi di un presunto colloquio del Presidente con la mia famiglia. Seppur superfluo, mi corre l’obbligo di precisare, per dovere di cronaca, che il Presidente Berlusconi non ha chiesto alcun permesso per una sua eventuale presenza ad Hammamet, se non altro perché non c’è nessun permesso da richiedere”.

“Infatti, spiega Craxi, chiunque in questi anni abbia inteso rendere omaggio al leader socialista ha sempre trovato ‘porte aperte’; figurarsi se proprio Berlusconi, un sincero amico che non ha mai mancato in tutti questi anni di testimoniare la sua vicinanza attraverso messaggi, lettere pubbliche e dichiarazioni varie – e non certo a ridosso di occasioni elettorali – debba chiedere autorizzazioni preventive o altro”.

“Berlusconi, prosegue la nota, in questa fase delicata della politica italiana, credo non abbia in programma viaggi all’estero impegnato com’è in prima linea, in vista delle imminenti scadenze elettorali, a dare il proprio contributo all’Italia e ad evitare pericolose derive populiste e giustizialiste che hanno origine proprio con la ‘falsa rivoluzione’ di Mani pulite. Pertanto, l’enfasi de ‘La Repubblica’ è incomprensibile. Tanto stupore e clamore, infatti, andrebbe semmai riservato se, come mi auguro, qualche leader ed esponente di certa sinistra ‘vecchia’ e ‘nuova’, ancora senza bussola e senza storia, decidesse, diciotto anni dopo la scomparsa di Craxi, di recarsi ad Hammamet e fare i conti con la sua eredità politica e culturale”.

“Se si cercavano colpi ad effetto, conclude Stefania Craxi, si sarebbe potuta riservare la prima pagina altre chiamate, queste sì vere, come quella del Signor De Benedetti, in cui emergerebbe tutta la sua passione ‘sinistra’ per le banche popolari”.

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