Cominciamo parlando dell’Ucraina. Qual è la sua opinione su quant’è avvenuto in questo paese a partire dall’anno scorso ad oggi? Si trova d’accordo con la tesi europea ed americana secondo cui la Russia avrebbe invaso l’Ucraina? La caduta di Yanukovich è stata frutto di una vera rivoluzione popolare e democratica, o di una rivoluzione colorata orchestrata dall’Occidente?

La mia opinione è che la crisi ucraina, verosimilmente prevedibile dal oltre 10 anni, sia frutto di un’abile manovra statunitense per allontanare seriamente Russia ed Europa. Washington ha furbescamente acceso i riflettori su possibili attentati nel Caucaso russo proprio mentre Mosca era impegnata nell’organizzazione dei Giochi Olimpici, una volta che i servizi di sicurezza russi si sono concentrati sulla guerriglia ceceno-wahabita quelli nordamericani hanno creato le condizioni per attuare un vero e proprio colpo di Stato a Kiev. Inutile dire che la manovra è riuscita, grazie ovviamente alla collaborazione degli “utili idioti” dell’estrema destra anti-russa, della Polonia e dei Paesi baltici da sempre interessati ad inserirsi nella questione ucraina. L’affermazione occidentale secondo cui la Russia ha invaso l’Ucraina è ridicola: se le truppe di Mosca fossero davvero entrate nel paese, il Governo proatlantico di Kiev non avrebbe resistito più di tre giorni: evidentemente la lezione georgiana del 2008 non è ancora stata compresa nella sua interezza. Non escludo ovviamente che il Cremlino abbia aiutato economicamente e rifornito militarmente i ribelli filo-russi dell’Ucraina orientale, ma si tratta in fondo di un aiuto minimo se solo si pensa che queste popolazioni si erano subito espresse con un referendum per il loro ricongiungimento alla madrepatria russa: se qualcuno pensava che Mosca le abbandonasse (o peggio che consegnasse la propria base navale in Crimea alla NATO) non ha davvero capito nulla della storia. La caduta di Yanukovich è evidentemente il frutto dell’ennesima “rivoluzione colorata” messa a frutto dall’Occidente, i democratici USA in particolare sono maestri in questo genere di operazioni “coperte”, ed è dovuta anche all’inadeguatezza del leader filo-russo a Kiev che ha deciso di ricorrere all’uso della forza quando ormai era troppo tardi ed ogni suo movimento avrebbe procurato più danni che altro.Gli slogan delle manifestazioni contro Yanukovich, l’utilizzo dei “cecchini” per creare il panico e l’odio verso il legittimo Presidente, la disinformazione continua dei media occidentali sono ormai un refrain che si ripete in maniera instancabile da molti anni e che ricorda le analoghe operazioni condotte dalla CIA a Bucarest e a Belgrado. I russi avrebbero dovuto aspettarselo e agire preventivamente di conseguenza, magari individuando una figura più autorevole e capace di Yanukovich.

Trova giusto l’atteggiamento tenuto da Stati Uniti ed Unione Europea nei confronti della Russia? Per esempio, le sanzioni e l’esclusione dal G8 sono state mosse corrette, sì o no?

Dal punto di vista degli Stati Uniti ovviamente le decisioni sono “corrette”, si tratta di provvedimenti che consentono di ricreare un cordone sanitario attorno alla Federazione Russa e addirittura di ottenere benefici economici immediati, mentre dal punto di vista dell’Unione Europea si tratta di un suicidio geopolitico di portata enorme. Vladimir Putin ha sempre messo in cima alle sue priorità la creazione di un rapporto privilegiato con l’Europa, sia per la sua vicinanza geografica che per l’assoluta complementarietà dei due partner ma ora le cose stanno cambiando. La Russia ha evitato di entrare militarmente con proprie truppe in Ucraina per proteggere direttamente le popolazioni russofone, come invece molti si attendevano (e come gli Stati Uniti speravano), proprio per non guastare in maniera irrimediabile il proprio rapporto con l’Unione Europea, non a caso Germania, Francia e Italia in particolare hanno mantenuto vivo fino ad oggi il filo del dialogo con Mosca. Ma se l’esclusione dal G8 rappresenta un fatto solo formale e scarsamente significativo, l’applicazione delle sanzioni economiche ha conseguenze devastanti per l’Europa e per l’Italia in primis, visto che in meno di un anno il nostro Paese ha perso 5,3 miliardi di euro per il mancato interscambio con la Russia. Inoltre se fino ad oggi la Russia poteva valutare anche con una certa disponibilità l’atteggiamento né carne né pesce dell’Italia, con il rinnovo delle sanzioni la posizione russa è destinata ad indurirsi e a varare provvedimenti punitivi anche per quei settori economici italiani finora non direttamente toccati dall’embargo. Si tratta di un disastro diplomatico-economico totale, dovuto all’obbedienza cieca dell’Italia e della stessa Unione Europea alle direttive che arrivano da Washington e da Bruxelles (quest’ultima intesa come la sede del Quartier generale della NATO …). Il tutto per un paese, l’Ucraina, che non apparteneva né all’Unione Europea né alla NATO.

A suo giudizio, quali effetti potranno avere le sanzioni occidentali alla Russia e le controsanzioni russe all’Occidente? Rafforzeranno i BRICS e l’alleanza anche economica tra la Russia e i paesi emergenti oppure non avrà influenza in questo senso?

Per quanto riguarda l’Occidente, le sanzioni alla Russia rafforzeranno appunto gli Stati Uniti e indeboliranno notevolmente l’Unione Europea della quale si intravede già la spaccatura. Il caso della Grecia è emblematico, se ad essa aggiungiamo le posizioni di Cipro e dell’Ungheria, la refrattarietà della Serbia ad accettare l’ingresso nell’Alleanza Atlantica, le divisioni europee su questioni di riconoscimento diplomatico come quella del Kosovo, non possiamo che prefigurare una Europa futura a due dimensioni: quella atlantica e quella eurasiatica, la prima legata a Washington la seconda a Mosca. La Russia si è ormai avvicinata in modo strategico all’asse geopolitico del BRICS proprio a causa delle sanzioni e questo non potrà che portarle risultati positivi, non solo dal punto di vista economico. Mosca, che inizialmente temeva l’egemonia di Pechino in questo processo geopolitico di straordinaria rilevanza mondiale, ora invece preme per accelerarne il processo di integrazione e questa decisione avrà conseguenze immediate anche sotto il profilo politico e militare: la stessa Organizzazione per la Cooperazione di Shangai ne uscirà rafforzata, la Banca dei BRICS si coordinerà con la Banca Asiatica per le Infrastrutture e lo Sviluppo e si creerà un Forum permanente di diplomazia mondiale alternativo a quello guidato dal G8, dall’FMI, dalla NATO ecc. Anche se tra i sostenitori del declino immediato dell’imperialismo statunitense e quelli della sua egemonia permanente io mi colloco a metà strada, non ritengo più gli Stati Uniti e la NATO capaci di guidare un’offensiva militare qualsivoglia essa sia contro questo fronte eurasiatico ma soltanto di creargli dei ritardi o dei sabotaggi. Assisteremo perciò ad una lunghissima “guerra di trincea” tra i due schieramenti, simboleggiata proprio da quanto sta accadendo in Ucraina e Medio Oriente (dove l’Occidente è alleato del cosiddetto fondamentalismo islamico), dove i due blocchi combattono un conflitto a bassa (o ad alta in taluni casi) intensità e dove i successi – almeno momentaneamente – si alternano e si alterneranno alle perdite: non ho alcun dubbio che Cina e Russia con i loro alleati (India, Brasile e Sudafrica soprattutto) ne usciranno vincitori, sta ai singoli paesi europei schierarsi prima che la loro fedeltà alla UE atlantica li affossi definitivamente.

Crede che Vladimir Putin sia un nostalgico dell’URSS, come dicono Obama e Kerry, e che voglia pertanto davvero ridar vita all’Unione Sovietica, oppure a suo giudizio l’Unione Eurasiatica è una cosa diversa? E se sì, in che termini?

Parlare di Unione Sovietica oggi non ha alcun senso, anzi l’Unione Eurasiatica è esattamente una struttura creata da Mosca per allargare e migliorare i rapporti economici di libero scambio con l’Europa. Chi accusa Putin di “comunismo” o di mentalità da “guerra fredda” forse dimentica che sono gli Stati Uniti d’America a non aver rispettato i patti dopo il crollo dell’Unione Sovietica e che è stata la NATO ad espandersi militarmente sempre più verso la Federazione Russa dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia: dopo Kiev c’è solo Mosca… Chiaro che dopo il raffreddamento dei rapporti con l’Europa e la crisi ucraina, l’Unione Doganale Eurasiatica debba ritrovare un proprio ruolo e probabilmente servirà ad interagire in maniera più agevole con i paesi del cosiddetto “estero vicino” russo, specie in Asia centrale e in prospettiva con quei paesi europei intenzionati a sganciarsi da Bruxelles. Che la Russia abbia un ruolo guida in questo processo è naturalmente determinato dalla storia, dalla geografia e dalle potenzialità economiche e militari di quella nazione (lo stesso può dirsi della Germania per l’Europa), che questo significhi un ritorno al passato non è minimamente plausibile essendo cambiati profondamente attori e condizioni. Obama e Kerry giocano sui meccanismi reconditi automatici del popolo nordamericano, sulla profonda ignoranza della politica estera della loro opinione pubblica e sulla lontananza geografica tra Stati Uniti e Russia; lo stesso non può valere per l’Europa, sia per la vicinanza territoriale con Mosca sia per un legame culturale che è sopravvissuto nel corso dei secoli tra i due continenti: a maggior ragione appare colpevole l’attuale atteggiamento della nostra classe dirigente.

Parlando dei rapporti Italia-Russia, come li giudicherebbe? Pensa che sia stata azzeccata la mossa di Pratica di Mare e che il rapporto tra i due paesi sia d’interdipendenza e reciproco vantaggio, oppure crede che l’Italia e l’Europa dipendano dalla Russia e ne subiscano il ricatto, soprattutto in chiave energetica? E per quanto riguarda le aziende italiane operanti in Russia, che ne pensa?

I rapporti italo-russi sono potenzialmente ottimi ma praticamente pessimi per i motivi che ho esposto prima. Esiste un filo rosso conduttore che lega i due paesi sia dai tempi di Enrico Mattei e che la politica personalista di Silvio Berlusconi aveva parzialmente e provvisoriamente esaltato. La mossa di Pratica di Mare è stata più che altro una trovata di carattere mediatico dell’ex Capo del Governo italiano, desideroso di giustificare proprio all’elettorato più anticomunista d’Italia il proprio rapporto privilegiato con l’ex capo del KGB sovietico. Ma che la Russia potesse entrare nella NATO era una mezza barzelletta, se Washington l’avesse consentito l’Alleanza Atlantica ne sarebbe uscita distrutta. Questa convinzione, propria anche di alcuni noti esponenti del centro-sinistra italiano, si basa sull’erronea convinzione che sia possibile costruire una sorta di “NATO europea”, che mantenendo buoni rapporti con la Russia potrebbe poi essere utilizzata in funzione anti-cinese. Si tratta ovviamente di una pura utopia e, in fondo, del mascheramento dei desideri statunitensi. Ciò non toglie che la politica pur contraddittoria di Berlusconi abbia consentito di costruire per diversi anni un proficuo rapporto privilegiato tra Italia e Russia e questo spiega l’ostilità di alcuni settori dell’establishment angloamericano nei suoi confronti. Come già accennato sopra, non esiste alcun ricatto energetico russo nei confronti dell’Europa, si tratta solo di scegliere il partner geograficamente, politicamente ed economicamente più conveniente tra quelli possibili e non vi è dubbio che la Russia rappresenti per quel settore il migliore dei clienti esistenti. Alcune aziende italiane che hanno deciso di investire seriamente in Russia hanno dimostrato di pote raggiungere successi economici straordinari, altre – pur avendone la possibilità – non l’hanno fatto ed ora ne pagano le conseguenze. Il lavoro più importante da fare in questo momento è convincere gli amici russi a non cercare altre alternative (che pure avrebbero) e ad affidarsi ancora per alcuni settori tecnologici e produttivi alla competenza italiana, per questa ragione l’azione diplomatica è importantissima.

Putin è ai vertici del suo paese dal 1999. Come giudica la sua politica? Che bilancio trarrebbe del suo operato, positivo o negativo? In cosa ha fatto bene ed in cosa ha fatto male?

Vladimir Putin è il leader più popolare in Russia dai tempi di Stalin e questa forse sarebbe sufficiente come risposta. In altre occasioni ho meglio approfondito l’incredibile azione di risanamento del paese operata dal capo del Cremlino, che nel 1999 si trovò a prendere in mano una Russia affossata ed umiliata da 10 anni di politiche disastrose portate avanti dal duo Gorbaciov-Eltsin. In questa circostanza mi piace ricordare il grande sacrificio degli amici serbi, che quell’anno resistettero 78 giorni sotto i bombardamenti della NATO prima di firmare una tregua comunque ancora onorevole per il proprio paese. Fu evidente a tutti che si bombardava la Serbia per colpire la Russia e per farle capire che la sua epoca di grande nazione era terminata. Fu allora che i settori patriottici dei servizi segreti russi decisero di giocare la carta Putin e di rimettere Mosca al centro dei destini mondiali. I successi della sua Presidenza sono talmente tanti che è impossibile elencarli tutti, dal risanamento dell’economia alla lotta alla criminalità e al separatismo etnico-religioso, alla riaffermazione dei valori spirituali e del prestigio internazionale della madrepatria. Oggi finalmente i russi si sentono di nuovo importanti e considerati a tutti livelli, la miseria umana e materiale degli anni della perestrojka è stata definitivamente allontanata e a nulla servono le speculazioni e le manovre finanziarie dell’Occidente per rigenerarla. A Vladimir Putin possono forse muoversi solo due appunti: il fidarsi troppo sulle capacità degli amici europei di sapersi distanziare dagli Stati Uniti sulle questioni strategiche (si veda ad esempio l’arrendevolezza di Berlusconi durante la crisi libica) e l’aver rimandato la creazione di quel fronte interno patriottico capace di compensare l’attivismo filo-occidentale degli oligarchi a lui solo teoricamente “vicini”. Il suo schieramento, pur capace di sfornare diplomatici di altissimo livello come l’attuale Ministro degli Esteri Lavrov, avrebbe dovuto continuare l’opera di mobilitazione popolare iniziata con la creazione di movimenti come “Nashi” o il blocco “anti-rivoluzioni colorate”. Ma da questo punto di vista, la vicinanza con Pechino non potrà fargli che bene.

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