Stephen Hawking
Stephen Hawking sperimenta la gravità zero nel 2007 in Florida

La vita avrebbe dovuto abbandonarlo molto tempo fa, in età giovanile, ma Stephen Hawking sancisce il giorno della sua morte forse una delle sue più grandi vittorie. Un evento singolare, come tutta la sua vita.

In pochi infatti avrebbero scommesso che il giovane Hawking, appena laureatosi a Oxford, avesse potuto condurre una vita normale, quando gli fu diagnosticata la malattia neurodegenerativa in una delle sue forme più gravi, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Una malattia che colpisce i motoneuroni centrali e periferici, compromettendo ogni sorta di movimento, anche facciale.

Hawking è stato infatti uno dei pochi casi di vittime della SLA capace di sopravvivere così a lungo e rari sono anche i casi di SLA giovanile, che generalmente comincia a mostrare i suoi sintomi a partire dai 40 anni. Quando gli è stata diagnosticata la malattia degenerativa nel 1963, i medici non davano allo scienziato britannico più di due anni di aspettativa di vita. Nonostante i progressi della medicina odierna, alla SLA si può sopravvivere al massimo per una ventina di anni. Hawking invece si è arreso soltanto oggi, il 14 marzo del 2018, alla veneranda età di 76 anni, ironia della sorte, nel giorno dell’anniversario della nascita di Albert Einstein (14 marzo 1879).

Un dramma quello di Hawking che non gli ha vietato di essere uno dei teorici della fisica più importanti della seconda metà del ‘900. I suoi studi sulla relatività generale hanno condotto soprattutto alla teorizzazione dei buchi neri, che conosciuti già come  un possibile effetto di casi particolari della relatività, sono stati dagli anni ’70 sistematizzati e trattati come un fenomeno della relatività stessa. A Hawking, oltre a tante altre teorie cosmologiche, si deve la scoperta, non ancora dimostrata, della cosiddetta radiazione di Hawking, ovvero l’emissione da parte di un buco nero di radiazioni termiche, la cui esistenza farebbe fare un grande passo avanti nella cosiddetta Teoria del Tutto.

La carriera di Hawkins non sarebbe stata possibile senza l’aiuto della storica moglie, Jane Wilde, laureata in lingue, con la quale ha avuto tre figli e che l’ha sorretto nel dramma della malattia anche dopo il divorzio, avvenuto nel 1995, dopo trent’anni di matrimonio. La Wilde, un’amica della sorella di Hawkins, conosciuta durante gli anni dell’università, ha narrato delle vicende della famiglia Hawkins in un libro, My Life With Stephens, dal quale è stato tratto un film nel 2014, che è valso a Eddie Redmayne l’oscar proprio nel ruolo del celebre fisico.

Quella di Hawking è una grande storia non solo nell’ambito della fisica moderna, per la quale il suo genio è indiscusso, ma anche sul piano umano. Se la sua popolarità per molti casi ricorda quella di Albert Einstein lo si deve non solo alle sue grandi doti divulgative, ma anche al coraggio con il quale ha affrontato il proprio male e all’ironia con la quale ha saputo spesso prendersi gioco di se stesso.

Stephen Hawking dagli anni ’80 era diventato quasi completamente paralizzato, tanto da avere bisogno di cure per 24 ore al giorno. A causa di una crisi respiratoria e conseguenze tracheotomia, Hawking perse pochi anni dopo anche l’uso della voce e comunicava con un sintetizzatore vocale, ideato dall’ingegnere informatico David Mason. Malgrado i gravi problemi di salute è apparso specialmente tra gli anni ’90 e 2000 in diverse serie tv, e la sua immagine e comparsa in diverse serie animate. Celebre è la sua partecipazione a Star Trek o alla serie commedia The Bing Bang Theory, dove il professore si confronta con gli scienziati nerd della Caltech, protagonisti della serie.

Tuttavia lo stesso professore riconosceva che la sua celebrità era soprattutto dovuta alla sua condizione di “genio disabile”, come lui stesso aveva etichettato il modo in cui gli altri lo vedevano: “Per i miei colleghi – scriverà nella sua autobiografia – sono semplicemente un fisico come un altro, ma per il pubblico più vasto sono forse diventato lo scienziato più famoso del mondo. Ciò è dovuto in parte al fatto che io corrispondo allo stereotipo del genio disabile. Non posso camuffarmi con una parrucca e degli occhiali scuri: la sedia a rotelle mi tradisce”.

Sicuri che non sia soltanto questo il motivo di tanta popolarità, Hawking era anche uno che non le mandava a dire su molti temi sociali e politici: oltre a battersi per i diritti dei disabili, sostenendo anche l’eutanasia, lo scienziato britannico difendeva il diritto all’esistenza della Palestina, una posizione che per un periodo gli ha causato alcuni attriti con Israele. Note sono le sue posizioni contro le armi nucleare e la sua opposizione alla privatizzazione del sistema sanitario britannico, infine nel 2014 si è schierato contro la guerra civile in Siria.

Comunque la si pensi Stephen Hawking per la sua dignità, la sua onestà intellettuale e la sua ironia non può non essere un personaggio amato da tutti. Ci mancherà e tanto. Addio professore!

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