strage di pizzolungo, 2 aprile 1985

Lo scorso aprile abbiamo ricordato la Strage di Pizzolungo, un delitto di Mafia che il 2 aprile del 1985 fece tre vittime innocenti, che purtroppo si trovarono lì solo per caso tra il tritolo e l’obiettivo di Cosa Nostra.

L’obiettivo degli attentatori quel giorno era il sostituto procuratore di Trapani Carlo Palermo, che all’epoca stava indagando con successo sul traffico di stupefacenti di Cosa Nostra. Si trattava del clan della famiglia Minore, composta dai boss Antonino, Calogero, Giuseppe e Giacomo, a causa dei quali aveva pagato con la vita un altro magistrato, amico di Palermo, Giangiacomo Ciaccio Montalto.

I Minore, grandi alleati dei Corleonesi, nella provincia di Trapani avevano suscitato l’interesse di Ciaccio Montalto che fu sostituto procuratore di Trapani dal 1971 fino al 1983, quando fu ucciso da tre uomini armati di una mitraglietta e due calibro 38 mentre rientrava a casa senza scorta e senza auto blindata (nonostante le minacce già ricevute), il 25 gennaio di quell’anno.

Il sostituto procuratore milanese aveva indagato su molti dei traffici dei Minore, non solo la pista della droga, ma anche i movimenti bancari, il riciclo di danaro sporco e diversi omicidi, oltre al caso del finto rapimento dell’industriale Rodittis e il sequestro di Luigi Corleo. Ma i risultati erano stati scarsi, tanto che nel 1982 furono scarcerati tutti i 40 imputati indagati dal sostituto procuratore per associazione mafiosa. In seguito alla delusione Ciaccio Montalto chiede il trasferimento a Firenze, ma non fa in tempo ad ottenere il cambio di sede dalla magistratura.

Fa però in tempo a passare le informazioni sul traffico di stupefacenti di Trapani a Carlo Palermo, in un incontro avvenuto a Trento, tre settimane prima dell’omicidio. Così Palermo, che nel trentino aveva avuto diversi dissidi con l’allora leader del partito socialista Bettino Craxi, ottenne il trasferimento a Trapani nel 1985.

Cinquanta giorni dopo il suo insediamento, i Minore sono decisi a far fuori il procuratore avellinese e fanno seguire l’auto di Palermo con un’autobomba, mentre il magistrato è diretto con la sua scorta al Palazzo di Giustizia di Trapani. Sulla strada provinciale di Pizzolungo la Fiat 132 blindata del procuratore supera la Volkswagen Scirocco, guidata da Barbara Rizzo che quel giornostava accompagnando a scuola i suoi due figli Giuseppe e Salvatore Asta. La Volkswagen della Rizzo si ritrova quindi tra l’autobomba e l’auto blindata del magistrato, ma i mafiosi decidono di farla esplodere lo stesso: erano le 8.35 di quella tragica mattina del 2 aprile.

Per la famiglia Asta non c’è nulla da fare: moriranno dilaniati dalla bomba sia i due gemelli Giuseppe e Salvatore, di 6 anni, che la loro madre Barbara, 30 anni. Il procuratore Palermo rimane illeso, mentre i suoi 4 agenti della scorta restano feriti, ma solo due gravemente. Dopo l’attentato di Trapani, Palermo lascerà la magistratura per dedicarsi prima all’avvocatura e poi alla politica, sarà eletto alcuni anni dopo consigliere provinciale di Trento.

Barbara Rizzo, Salvatore e Giuseppe Asta
Barbara Rizzo, Salvatore e Giuseppe Asta. (Foto di Governo.it)

Alla memoria delle tre vittime innocenti ha dedicato un componimento in versi il poeta marchigiano Fabio Strinati. Nato a San Severino Marche nel 1983, Strinati è scrittore e musicista. Ha iniziato a raccogliere versi sin dal 2014 ed è alla sua quarta raccolta di poesie: “Al di Sopra di un Uomo”. L’autore ha inviato gentilmente alla nostra redazione la il suo componimento in versi inedito, nel ricordo di Barbara Rizzo, Giuseppe e Salvatore Asta.

A BARBARA RIZZO, GIUSEPPE E SALVATORE ASTA

 

Strage di Pizzolungo

 

Mio fratello, una macchia sul muro…

(Margherita Asta)

 

Sul ciglio di una strada la morte
depositò tre lapidi e tre fiori di campo,
tra i suoni di una campana
petali come brandelli
volati via nel vento, dispersi
come sfumati nel tempo
due corpicini trafitti e spenti
da un lampo senz’anima
caduto sulla terra. Un grido,
un fumo alto, lento e lungo
riposto in un’eco urtante
come acerba primavera,
a volte arriva troppo in fretta
col suo riverbero irritante;
ma due candele sono accese,
e un’altra, è fiaccola
per una marcia che di riposo
ancor nel cielo rotea e spazia
come sotterra vi è quel seme
nutrito di speranza, che di trionfo nasce
a ogni tragitto d’alba.

 

Fabio Strinati

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