Mauro Moretti

Sette anni e mezzo dopo il disastro ferroviario di Viareggio, costato la vita a 32 persone innocenti, chi ha lottato per dimostrare che quell’inferno non fu una fatalità ma il tragico risultato di negligenze e inadempienze, inizia a vedere la luce della giustizia in fondo al tunnel.

I colpevoli di quel terribile 29 giugno del 2009 ci sono ed hanno nomi e cognomi. I giudici di Lucca, dopo cinque ore di camera di consiglio, hanno condannato in primo grado 23 persone. 7 anni ai super manager Mauro Moretti e 7 anni e 6 mesi Michele Mario Elia, rispettivamente ex amministratore delegato di Ferrovie ed di Rfi all’epoca dei fatti.

Nella requisitoria i pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino si erano battuti per ottenere condanne dai 5 ai 16 anni per un totale di oltre 250 anni di carcere. La pene più severe, rispettivamente 16 e 15 anni, erano state chieste per Mauro Moretti e per l’ex ad di Rfi, Michele Mario Elia.

Condannati i vertici delle reti ferroviarie italiani ma anche i manager delle Gatx, la società tedesca proprietaria del carro deragliato, responsabile della manutenzione dei carri cisterna.

L’avvocato Armando D’Apote, legale sia di Moretti che di Fs, ha definito “scandaloso l’esito del processo”, parlando di “populismo che trasuda dalla sentenza”.

Diversi i reati contestati tra i quali disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo, incendio colposo, nonché violazione delle normative sulla sicurezza. Alla lettura della sentenza qualcuno ha applaudito anche se i familiari delle vittime, a caldo, hanno fatto notare il dimezzamento delle pene che la procura aveva chiesto, “portando prove provate”.

Presenti in aula anche una rappresentanza dei familiari delle vittime del traghetto Moby Prince e un gruppo di ultrà del Viareggio calcio. Assenti, invece, Mauro Moretti e i principali imputati.

I pm avevano chiesto 9 anni per Uwe Koennecke, responsabile officine Jungenthal Jugenthal di Hannover che revisionò il carro e 10 anni per Rainer Kogelheide, amministratore delegato Gatx Rail Germania, azienda proprietaria del carro, nonché direttore dell’officina Jugenthal di Hannover accusato di “non aver controllato l’operato dei suoi dipendenti e aver lasciato che l’assile superasse il controllo dell’officina”.

Per l’accusa, gli imputati conoscevano il pericolo che il convoglio carico di gas avrebbe potuto provocare. Mario Moretti, secondo i pm, “non valutò i rischi nel trasporto di merci pericolose né intervenne per salvaguardare la sicurezza dei lavoratori”.

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