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La vicenda del rapimento di Chloe Ayling, ventenne modella inglese, ha avuto parecchio spazio soltanto per un paio di giorni in Italia, poi, dopo il lieto fine, si è saputo poco o nulla.

Le cose sono andate molto diversamente in Inghilterra, dove la stampa ha continuato a porvi attenzione, mostrando però un forte scetticismo riguardo alla veridicità della storia: se il ‘Guardian’ ha parlato di rapimento “presunto”, ‘Sun’ e ‘Daily Mail’ ci sono andati giù molto più pesanti, come del resto nel loro stile, trattando la questione come uno scherzo o una trovata pubblicitaria.

Secondo quanto riportato dai ‘tabloid’, il rapitore (o presunto tale) Lukasz Herba, cittadino polacco residente in Inghilterra, conosceva già la ragazza, tanto che in passato erano stati visti insieme più d’una volta, inoltre, nei giorni di permanenza in Italia, avrebbe tenuto comportamenti più da corteggiatore che da aguzzino: le avrebbe regalato cioccolatini e biancheria intima, come dimostrato dalle riprese delle telecamere interne del negozio e confermato dalla commessa che li ha serviti, e l’ha portata a comprare un paio di scarpe.

Un altro giornale inglese, l’Independent’, ha definito Herba ‘mitomane’, la stessa parola utilizzata dalla polizia italiana per descriverlo: ci sembra credibile che le cose stiano proprio così.

Il mitomane è un bugiardo che per primo crede alle proprie bugie: al di là delle considerazioni etiche, mentire agli altri non comporta per forza una fragilità psicologica, mentre chi mente a se stesso è già quantomeno a rischio di psicopatologia. E’ chiaro che poi si deve andare a vedere qual è la portata degli autoinganni, perché in realtà gli individui capaci di totale sincerità con se stessi sono una rarità. La stessa prescrizione che sta alla base della filosofia e della spiritualità occidentali, ovvero “conosci te stesso”, significa, in pratica, “non mentire a te stesso”.

“Raccontarsela” è quindi un comportamento diffuso nella totalità o quasi delle persone, negli ultimi anni è di largo uso il modo di dire “farsi i film mentali”, ma c’è da notare che molte interpretazioni della realtà largamente diffuse e proprio perciò considerate “fatti”, sono comunque dei “film”.

Allora Herba forse è solo un soggetto che nella sua mente si è fatto un film davvero strano ed orribile, troppo per essere condiviso dai più. E’ più difficile capire cosa può essere passato per la testa della Ayling: alcuni giornalisti inglesi insinuano che i due fossero d’accordo, cosa da non escludere ma che nemmeno costituisce l’unica spiegazione plausibile.

Magari lei era davvero convinta di andare a Milano solo per fare un servizio fotografico, per poi trovarsi in una situazione torbida e pericolosa. Se così fosse si potrebbe pensare che si tratta semplicemente di una sprovveduta, mal consigliata anche dal suo agente, oppure che anche lei si è fatta in testa il suo film, un film dove una ragazza bella ed appariscente può rendere pubbliche delle proprie foto abbastanza esplicite, come ha fatto lei sul suo profilo ‘Instagram’, ottenendo così di aprirsi delle porte importanti per la propria carriera, senza che ciò comporti anche dei rischi.

Questo di genere di “film” (o illusione o menzogna che dir si voglia) purtroppo è condiviso da troppe persone, soprattutto da troppe giovani donne e questo fatto ci dovrebbe preoccupare ancor più della ‘Black death’, l’organizzazione criminale segreta di cui Herba sostiene di far parte, sulla quale risulta sussistere un ‘dossier’ dell’Interpol, non conclusivo però neppure sulla sua reale esistenza.

Sul sito dell’organizzazione si propongono vari servizi, tutti illegali: vendita di armi, di droga, omicidi su commissione, rapimenti, nuove identità, per l’appunto la vendita di “schiave sessuali” e così via.

Inutile illudersi: anche se potessimo confermare che il gruppo non esiste, attività di questo genere vengono svolte, passando attraverso il ‘deep web’ o per canali che non lasciano traccia alcuna.

Le caratteristiche attribuite a ‘Black death’ hanno qualcosa di letterario, il ché ci ha fatto pensare alle malvagie società segrete descritte nel romanzo ‘La Mano di Gloria’, edito nel 2014 da ‘Il Levriero’, capolavoro in tre volumi di Renato ‘Mercy’ Carpaneto.

All’inizio del terzo volume (pag. 1616), l’autore dà una lucida descrizione di una menzogna condivisa che purtroppo è attecchita e che rende possibili storie come quella trattata in questo articolo, scrive difatti: “Da decenni il mondo della comunicazione non cessa di suggerire esplicitamente ad ogni donna che il mondo, compreso quello del potere, ruota attorno al desiderio di cui solo loro detengono la chiave. E che, se una singola donna non ottiene abbastanza, è solo perché non è abbastanza fluida, flessibile, aperta, aggiornata per sorpassare in curva il persistente maschilismo della società. La soluzione del male non è stata quella di educare la società e gli uomini a riconoscere il valore la dove è, ma quella di instillare nella donna il cinismo e la spregiudicatezza necessari a surclassare questa materialissima società sul suo stesso terreno”.

 

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