Correva l’anno 2013. Voglio citare testualmente ciò che Renzi (dal suo sito personale) dichiarava sui Centri per l’Impiego: “Se toccherà a noi guidare il PD proponiamo di cambiare verso a questa discussione in modo molto netto. Vanno cambiati i centri per l’impiego, in un Paese dove si continua a trovare lavoro più perché si conosce qualcuno che perché si conosce qualcosa: la raccomandazione più che il merito. E qualcosa vorrà pur dire se i centri per l’impiego in Italia danno lavoro a 3 utenti su 100 contro quelli svedesi che arrivano a 41 su 100 o quelli inglesi che raggiungono la cifra di 33 su 100“.

Lunedì 23 novembre 2015, Centro per l’Impiego di Padova, ex capitale economica del nord – est, ex California d’Europa: 140 persone in coda per ottenere il sussidio di disoccupazione. Mi viene confermato dagli operatori del CPI che ultimamente il lunedì è un giorno molto critico e le cifre possono essere più alte. La maggior parte di persone che si rivolgono al CPI (non per cercare un impiego, perché quella è una cosa impossibile, vista l’assenza di offerte) è di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Pochi over quaranta e cinquanta, qualcuno magari solo in funzione di accompagnatore di qualche giovane.

Da quel che si può capire, analizzando la situazione di una città di duecentomila abitanti, in più di un anno di insediamento del Governo Renzi, e dopo l’applicazione del cosiddetto Jobs Act, tutte le promesse sono state completamente disattese. I disoccupati sono aumentati notevolmente. Le offerte di lavoro non sono presenti sul mercato. I centri per l’impiego, non sono in grado di fornire alcun tipo di aiuto concreto. Tutt’altro. Ci si trova di fronte ad una macchina altamente burocratica, avente impiegati svogliati che se lavorassero nel privato, non arriverebbero nemmeno al 7 giorno di prova. Senza contare che una stampante, per emettere il famoso documento che attesta il tuo status di disoccupato, ci impiega una decina di minuti.

Oltre ai centri per l’impiego, mai rivisti e mai adeguati alla situazione corrente, il PD, tramite la riforma del lavoro ha creato nuovi precari. L’altra faccia del jobs act, è questa: part time a giornata piena, finte partite Iva, voucher e lavoro autonomo occasionale. Questi ed altri gli effetti nefasti del neo precariato. Nel nord Est, da gennaio ad oggi, sono stati venduti oltre 12,5 milioni di voucher, con una crescita esponenziale del 59,3% . Grazie a voucher e part time, nuove forme di lavoro schiavizzanti legalizzate, si possono coprire intere giornate di lavoro, eludendo meccanismi di retribuzione e contribuzione. In piena linea con le precedenti invenzioni del pacchetto Treu e della Legge Biagi. Come se non bastasse, l’assenza dell’articolo 18 sta aumentando notevolmente i licenziamenti. Motivazione? Quasi sempre la stessa: economica.

Probabilmente il Governo Renzi penserà di aver realizzato chissà quale impresa nel riformare il lavoro. Qualcosa ha smosso: per un grande imprenditore, le cose sono migliorate, non c’è che dire. Consiglio al Presidente del Consiglio di passare una giornata, in incognito, in un centro per l’Impiego italiano. Dopo ore di coda, ne uscirà distrutto. Dal momento che si trattava di parte del suo programma, abbia la decenza di mantenerlo.

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