La stralunata immagine di Acciuga Allegri, livornese di ghiaccio, improvvisamente trasformatosi in una sorta d’incrocio tra l’incredibile Hulk e l’urlatore di Munch al termine dell’elettrizzante finale di Carpi-Juventus, è paradigmatica di quello che è diventato il campionato 2015/16, uno dei più avvincenti e incerti dell’ultimo ventennio. Babbo Natale ha portato un sacco di carbone a Sciarpetta Mancini e alla sua truppa, ingloriosamente sconfitta dalla Lazio a domicilio mentre è stato più generoso con Juventus, Napoli e Fiorentina che hanno trovato sotto l’albero l’omaggio dei tre punti. Dolce e sereno Natale anche per le due romane, entrambe vittoriose, che allo scadere del novantesimo hanno trovato salde al loro posto le panchine di Garcia e Pioli.

In settimana è successo qualcosa di clamoroso, parlo dell’’incredibile turno di Coppa Italia che ha visto il Genoa uscire con l’Alessandria, la Fiorentina essere eliminata dal Carpi soprattutto la Roma che è stata cacciata fuori dallo Spezia. Risultati del genere non possono che fare bene al nostro movimento calcistico perché danno sale e senso di esistere a una manifestazione che è da sempre troppo bistrattata. Forse qualcuno in Federcalcio dovrebbe incominciare ad aprire gli occhi: un Alessandria-Genoa giocata al Moccagatta o uno Spezia-Roma giocata al Picco sarebbero state due autentiche feste dello sport che avrebbero riempito due stadiuoli con una fame terribile di grande calcio. Invece i giocatori di Alessandria e Spezia hanno dovuto festeggiare nel silenzioso cemento di due cattedrali nel deserto vuote, meditate gente meditate…

BOLOGNA–EMPOLI 2-3: l’Empoli di Giampaolo gioca divinamente a calcio e centra con merito una quarta vittoria di fila che non si era mai vista nella cittadina toscana. Con tutta sincerità quest’Empoli giampaoliano sembra addirittura migliore di quello sarriano, perché è più cattivo e determinato negli ultimi sedici metri. L’unico difetto degli empolesi è che giocando con una difesa altissima (Laurini-Tonelli-Costa-Mario Rui formano il miglior reparto difensivo del campionato) e con il fuorigioco, rischi sempre troppo contro squadre come le nostrane che davanti spesso hanno un bomber di razza come il rinsavito Destro (un gol se lo è letteralmente inventato il Mattia nazionale). Il Bologna ha pagato l’assenza del dinamico negroide Diawara, rimpiazzato dal compassato Crisetig (pronunciato Crìsetigh, Crisétich, Crisétigh a seconda dei casi) che con l’intramontabile Ciccio Brienza ha formato una bella coppia di panettoni in mezzo al campo. Senza dinamismo in mezzo al campo i concittadini di Balanzone sono stati fatte a fettine dai toscani che alla fine, pur con qualche brivido e qualche rischio, sono passati all’incasso.

CARPI–JUVENTUS 2-3: in questo turno natalizio la Via Emilia si dimostra abbonata al 2-3! Se l’Empoli ha innestato la quarta, la Juventus ha centrato la settima vittoria consecutiva dimostrando ampiamente di essere tornato lo schiacciasassi ammirato negli ultimi campionati. Il segreto della squadra a mio avviso sta nel buon senso e nel pragmatismo di Allegri: il livornese ha capito che Dybala vale mezzo Tevez ma che Mandžukić è superiore a Morata perché possiede maggiore istinto da goleador e che tutti e due assieme possono formare una coppia molto affiatata. La chiave è stato il fatto di aver rispolverato il gioco e i cross dalle fasce che dai tempi funesti di Delneri erano stati abbandonati (sia Conte che l’anno scorso Allegri ossessivamente palla a terra). Non traggano in inganno gli ultimi minuti di sbandamento: la Juventus è tornata ed è destinata ad esplodere nel girone di ritorno, spetterà alle dirette avversarie battere colpo su colpo.

ATALANTA–NAPOLI 1-3: grande prova di forza della squadra di Sarri che vince su un campo da sempre ostile per motivi che anche esulano dal calcio, un campo dove anche il grande Napoli di Maradona sudò sette camicie e riuscì a vincere solo grazie ad una proverbiale monetina piovuta dagli spalti sulla crapa di Alemao, questo curioso fatto si rilevò decisivo per la vittoria del secondo scudetto partenopeo (anno di grazia 1989/90). Anche questa volta l’Atalanta ha fatto vedere i sorci verdi al Napoli, il saggio Cinghialone Sarri ha però saputo far suo il vecchio proverbio neroerocchiano “per vincere basta un portiere che para e un centravanti che segna”. Il Napoli visto a Bergamo, visibilmente in calo d’ossigeno in mezzo al campo (Jorginho e Allan su tutti, l’italo-brasiliano fuori fase è stato anche espulso), si può riassumere così ma nel calcio chi ha un portiere che para e un attaccante che segna anche bendato, oltre che un gioco consolidato su precisi schemi, è sul buon punto!

FIORENTINA–CHIEVO 2-0: pratica chiusa in mezzoretta, la Fiorentina quando non fa la stupida è addirittura irresistibile. Contro una squadra del genere anche una squadra rognosa e quadrata come il Chievo ha potuto fare ben poco, occhio però che a partite del genere i gigliati saranno destinati a replicare partite come quella col Carpi in Coppa Italia… Complimenti a Topo Gigio Bernardeschi  che sta reinventando un ruolo dimenticato da qualche decennio, quello del tornante con licenza di assist verso le punte.

ROMA–GENOA 2-0: dopo la figuraccia in Coppa Italia “‘a Maggica” si riscatta vincendo con il più classico dei punteggi contro un Genoa completamente alle corde. Il povero Ruttigarcia non ha capito la lezione che invece il bischero Allegri ha fatto sua: bisogna adattare il gioco e gli schemi ai giocatori che si hanno in organico. Un bomber di razza come Džeko, anche se ha piedi buoni, non può fare lo stesso lavoro di una mezza punta come Ciccio Totti semplicemente perché il centravanti deve semplicemente segnare, mentre mezzapunta invece deve saper far segnare! L’impressione, comunque, è che i due slavi (Pjanić e il citato Džeko) giochino visibilmente contro il proprio tecnico così come qualche altro pezzo grosso (De Rossi, Maicon). Il Sergente, dalla sua parte ha comunque giovani rampanti come Florenzi oltre che i fidi Bigné e Mocio Gervinho e il ds Sabatini e la proprietà amerikana che, evidentemente, vogliono usare il tecnico come parafulmine per coprire le proprie evidenti responsabilità in sede di mercato e di politica societaria. In quanto al Genoa, quella vista all’Olimpico è la peggior squadra del campionato, peggio di Carpi e Frosinone pure, ed è curioso che un tecnico che professi il 3-4-3 si ritrovi in rosa un solo attaccante puro!

VERONA–SASSUOLO 1-1: il classico pareggio che non serve ad entrambe le squadre. Il Verona è alla sua diciassettesima gara senza vittorie che salgono a diciannove se si tengono conto anche delle ultime due gare della stagione passata (credo sia un record per il nostro campionato). L’impressione è che gli scaligeri siano una squadra a pezzi dal punto di vista fisico, frutto del non-lavoro atletico della passata gestione, nonostante un vistoso miglioramento nel gioco e nella tattica (leggi squadra più corta e aggressiva), la salvezza è semplicemente un’utopia.

FROSINONE–MILAN 2-4: lo Sputacchione Mihajlović salva la sua panchina (sempre se è mai stata in bilico) contro la squadra più scarsa del nostro campionato. Nei primi quarantacinque minuti, quando i gialloblù ciociari avevano birra in corpo, il Milan ha fatto letteralmente schifo venendo bucato da quel pachiderma di Danielone Ciofani: sulla rete del bomberone frusinate rileverei il comportamento di Mister 25 milioni Romagnoli che manco si accorge di avere un giocatore alle spalle (controllo visivo questo sconosciuto) e facendosi così bucare come un dilettante. Nel secondo tempo, quando il Frosinone è sceso di tono, i rossoneri hanno inevitabilmente rimontato anche se i ciociari, schierati di fatto uomo contro uomo contro i più forti rossoneri, con questo atteggiamento tattico si sono tagliati le palle. Chiaro, quando hai in rosa giocatori del calibro di Blanchard, Gori, Paganini eccetera, non hai scampo in partite del genere. Curioso notare come il tronfio Antennista si presenti sempre davanti alle telecamere in caso di vittoria, in questo caso, contento del successo sul temibile Frosinone, Galliani si è lasciato sfuggire ai tifosi boccaloni che ancora lo acclamano un incredibile scoop di mercato: “Suso andrà al Genoa (e a chi se no?), per il resto siamoappostocosì!”

SAMPDORIA–PALERMO 2-0: primo meritato successo per la Sampdoria targata Montella che ha mostrato finalmente qualche miglioramento nella costruzione del gioco grazie anche all’invenzione (tipica di Vincenzella) di Cassano falso-nueve. Il Palermo sembra invece accusare i soliti problemi offensivi mentre Zamparini annuncia che questo “sarà il suo ultimo anno da presidente”, quante volte l’abbiamo già sentito sto ritornello?

TORINO–UDINESE 0-1: risultato che sorprende fino ad un certo punto perché il Torino degli ultimi mesi è una squadra quasi inguardabile, involuta nella manovra e sterile in attacco. Mastro Lindo ha fatto bene nella vigilia a dichiarare “L’Udinese deve pressare per poter vincere all’Olimpico”. Il gioco monocorde di questo Toro va in difficoltà contro squadre aggressive e toste.

INTER–LAZIO 1-2: la grande sorpresa della giornata non può che essere la sconfitta casalinga dell’Inter. Chi pensava che una Lazio incerottata, con oltre mezza squadra fuori per infortuni, fosse capace di sbancare la Scala del Calcio dopo aver giocato con circa gli stessi uomini pochi giorni prima in Coppa Italia? A mio avviso Pioli si è dimostrato un ottimo giocatori di scacchi: ha capito che l’Inter sulle fasce aveva due buchi e che da quelle parti bisognava creare i maggiori pericoli, quel che è venuto in saccoccia è stato soprattutto merito degli episodi. Quanto all’Inter, gli scherzetti camaleontici e i cambi di modulo di Mancini non possono durare in eterno: contro una squadra fragile in difesa come la Lazio (anche il gol dell’Inter è nato da un errore di sincronismo tra i centrali biancocelesti) Brozović e Ljajić sarebbero andati a nozze. C’è da dire che in questa partita sono affiorati tutti i problemi di struttura da me abbondantemente criticati di questa squadra: Psyco-Melo e Wandito Icardi sono fermi come due pali e ciò non può giovare ai compagni che gli girano attorno, specie a Jovetić che gradirebbe vicino a lui un partner più mobile e altruista, tutti problemi su cui Mancini (che comunque sta facendo un lavoro egregio) dovrà riflettere.

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