Ryanair, finora una delle compagnie low-cost più quotate ed affidabili, si trova a vivere un momento drammatico, caratterizzato dalle polemiche e dal caos più assoluto.

La compagnia fondata da Tony Ryan ha annunciato la cancellazione iniziale di circa cinquanta voli al giorno, per sei settimane, proseguendo sino alla fine di marzo, per un totale di circa 2100, che coinvolgerebbero più di 315mila passeggeri.

Numerose le motivazioni alla base della riduzione del numero dei voli e della sospensione di ben 34 rotte, di cui 11 in Italia. Per prima cosa, il personale deve “smaltire” numerose ore di ferie arretrare, ma soprattutto è diminuito drasticamente il numero dei piloti, che hanno scelto di “emigrare” verso compagnie, che offrono loro qualità economiche e lavorative molto più vantaggiose.

Tra i competitor, la low-cost Norwegian Air sarebbe la maggiore “responsabile” della sottrazione di circa 140 comandanti, alla ricerca di maggiore sicurezza e serenità. (Per citare una follia della compagnia, il pilota/comandante non può nemmeno avere una bottiglietta d’acqua gratuita, ma deve acquistarla a bordo a prezzo maggiorato).

L’antitrust ha aperto un procedimento istruttorio, in quanto Ryanair ha violato l’articolo 20 del Codice del Consumo, causando con la propria capacità organizzativa, notevoli disagi ai consumatori, che da tempo avevano programmato i vari spostamenti, prenotando e pagando in anticipo il biglietto aereo.

Per quanto riguarda l’Italia, 25 Senatori del Partito Democratico hanno presentato al Governo un’interrogazione parlamentare urgente, con l’obiettivo di ottenere garanzie certe ed immediate per il rimborso dei biglietti ed il risarcimento danni subiti dai passeggeri.

La compagnia dal canto suo ha risposto con sollecitudine, inviando un’e-mail a tutti coloro che sono coinvolti nei nuovi tagli, offrendo voli alternativi o un pieno rimborso del biglietto, rammaricandosi profondamente dell’accaduto.

Inoltre ha confermato il suo ritiro dalla gara competitiva per l’acquisto di Alitalia. Per il momento non ci resta che accettare le profonde scuse della compagnia, (considerando comunque i grossi finanziamenti percepiti da Stato e Regioni, simili disguidi non sono accettabili) i rimborsi più che legittimi, e sperare che la situazione migliori, non degeneri e soprattutto non si ripeta più.

Il caos è in fatti un nemico dal quale tutti vogliono tenersi lontani: proprietari, lavoratori e soprattutto passeggeri. Ryanair dovrà fare i conti con diversi fattori: l’acquisizione del calendario gregoriano (prima non in essere) e quindi le grandi quantità di ferie che i lavoratori avanzano con l’entrata in vigore di esso; le condizioni contrattuali che vedono una moria interna a favore di altre compagnie; il fattore ribellione di massa, scoppiato come un bubbone. Saprà farcela, e tornerà la serenità, o sarà l’inizio di un declino?

Un altro fattore da considerare è la regolarizzazione contrattuale dei dipendenti Ryanair. Essi infatti non vengono pagati dalla compagnia aerea direttamente, così come solitamente accade per le altre, ma sono obbligati ad aprirsi una sorta di partita Iva, e percepiscono stipendio da una società irlandese. Pertanto, permessi di vario tipo, giornate di ferie, malattia e altri tipi di “benefit” normali per il lavoratore, sono tutti esclusi da questa tipologia contrattuale. Tutto ciò non è normale, in quanto i primi assunti, sono stati regolarizzati molti anni orsono come dipendenti Ryanair. Gli altri, obbligati a diventare “liberi professionisti”.

Al di là delle comunicazioni di parte, abilmente veicolate per stoppare sul nascere un nefasto (per le casse della compagnia) effetto panico, l’impressione è che il peggio debba ancora arrivare.

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