Prima giornata di lavori per il G7 di Taormina, che già si prefigge obiettivi a dir poco ambiziosi. Molti sono effettivamente i risultati che i vari partecipanti s’aspettano da un simile appuntamento, ma sul fatto che possano essere effettivamente raggiunti restano ancora non poche perplessità.

In un videomessaggio al Teatro Greco, dove s’è tenuta la foto di gruppo, il premier Paolo Gentiloni ha così esordito: “Al G7 chiediamo risultati, sappiamo che non sarà un confronto semplice ma lo spirito di Taormina ci può aiutare nella direzione giusta”, aggiungendo che “La straordinaria storia e bellezza che ci circonda credo possa dare un contributo molto importante ai leader del G7 e aiutare la comunità internazionale a dare risposte ai cittadini: sul terrorismo e sicurezza faremo una dichiarazione importante” e che s’affronteranno i temi del “cambiamento climatico, dei grandi flussi migratori e del commercio mondiale dal quale dipendono tanti posti di commercio nel mondo”.

Questo G7 ha già di per sè una rilevanza storica, non fosse altro perchè costituisce il primo appuntamento per tre protagonisti mondiali come Theresa May, Emmanuel Macron e Donald Trump. Non così per Donald Tusk, Presidente del Consiglio UE, ormai un veterano di questi appuntamenti, che in una conferenza stampa prima dell’inizio dei lavori ha così dichiarato come questo sarà il più difficile dei G7 e che da parte sua l’Unione Europea farà di tutto per recitare un ruolo costruttivo, volto al raggiungimento di un accordo. Sulla questione della crisi ucraina e delle sanzioni alla Russia, ha così chiosato: “Aspetto che il G7 mostri unità sull’Ucraina e che le sanzioni alla Russia siano confermate fino alla completa applicazione degli accordi di Minsk”.

Riguardo al COP21 e al cambiamento climatico, invece, il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker ha affermato che “l’accordo di Parigi è da applicare interamente”, ribadendo le sue speranze per un superamento degli attuali attriti fra Bruxelles e l’Amministrazione Trump proprio in merito al rispetto delle limitazioni alle emissioni. Trump, dal canto suo, non ha ancora una posizione ben definita sull’accordo climatico di Parigi, e sembrerebbe in questo momento avere più a cuore il rispetto dell’impegno assunto a Glasgow dagli alleati di spendere fino al 2% del proprio PIL per la difesa comune rispettando la scelta americana di non impegnarsi nella mutua difesa in seno all’Alleanza Atlantica. C’è anche il nodo dei rapporti economici: “Der Spiegel” ha detto che secondo Trump i tedeschi sarebbero “cattivi” per via del loro sorplus commerciale, ottenuto infrangendo le normative comunitarie.

Parlando sempre di Donald Trump, bisognerà poi chiarire fino a che punto potranno pesare le sue ultime mosse, visto che prima d’approdare per il G7 a Taormina il Presidente americano ha visitato l’Arabia Saudita, dove ha ottenuto un lucroso accordo militare e commerciale, e quindi Israele, dove invece ha ribadito e rinsaldato la vecchia amicizia fra i due paesi, in precendenza un po’ offuscata da Barack Obama. E questo proprio nei giorni in cui in Iran si tenevano le elezioni che vedevano la vittoria del Presidente uscente Rohani, col quale sempre lo stesso Obama aveva firmato un importante accordo che in parte riabilitava Teheran agli occhi di Washington e che Trump ha sempre dichiarato di non digerire.

Nel frattempo s’è registrato un esordio non proprio brillante per il nuovo Presidente francese Emmanuel Macron: atteso al Teatro Greco insieme agli leader, è giunto in ritardo di oltre dieci minuti.

Parlando di politica estera e di sicurezza, i sette grandi si concentreranno soprattutto sulla crisi ucraina, come già annunciato da Tusk, ma dedicheranno tempo anche alla questione del terrorismo, resa ancor più attuale dal recentissimo attentato a Manchester, e a quella della minaccia nucleare nordcoreana, particolarmente cara non soltanto all’americano Trump ma anche al giapponese Abe.

Non sarà trascurata neppure l’Africa, nuova frontiera che preoccupa non soltanto per l’ondata migratoria, ma soprattutto per la grave ed ormai annosa instabilità libica e per l’acutizzarsi, in molte sue regioni, dell’integralismo islamico. Quest’ultimo è il tema a cui soprattutto l’Italia di Gentiloni guarda con maggior apprensione.

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