La Tav ha aperto una crepa importante nel governo. Le mozioni sulla Torino-Lione sono arrivate nell’aula del Senato per il voto, non possono non avere conseguenze politiche. Bocciata la mozione No Tav dei Cinquestelle con 181 no (mentre i voti favorevoli sono stati 110), approvate tutte le altre mozioni a favore dell’opera: quella del Pd con 180 sì, 109 contrari e un astenuto. La mozione Bonino ha ottenuto 181 sì, 107 no e un astenuto. Quella di FdI è passata con 181 sì, 109 no e un astenuto. Quella di FI ha preso un voto in più ottenendo 182 voti favorevoli, 109 no e 2 astenuti.

Al Senato erano presenti i vicepremier Matteo Salvini,che ha cancellato l’iniziativa politica a Sabaudia (Latina) prevista in mattinata e il comizo ad Anzio (Roma) in agenda nel pomeriggio, e Luigi Di Maio, che si è seduto accanto ai ministri pentastellati Riccardo Fraccaro e Danilo Toninelli.

“La posizione della Lega è nota sulla Tav da tempo, invitiamo a votare a favore di tutte le mozioni che dicono sì alla Tav, e contro chi blocca il Paese”, ha detto il viceministro del Carroccio all’Economia Massimo Garavaglia a cui è stata data la parola a nome del governo ma che poi ha espresso la posizione del suo partito.

“Il governo si rimette alla decisione dell’Aula”, ha dichiarato invece il senatore e sottosegretario alla presidenza del Consiglio ai rapporti col Parlamento, Vincenzo Santangelo (M5s).

“La seduta del Senato ha dimostrato in maniera assolutamente evidente che il governo non ha più una maggioranza”, ha scritto in una nota il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti. Ma anche in questo caso, tra i dem non mancano i mal di pancia e i distinguo, di metodo e di merito.

“Sono a favore della Tav ma ho votato per disciplina del gruppo, perché politicamente sarebbe stato molto più utile uscire dall’Aula”, ha detto il senatore del Pd Luigi Zanda, esprimendo dissenso sulla linea scelta dal gruppo in Aula.

“Uscire poteva aiutare a fare emergere con più forza l’incompatibilità ormai conclamata tra Lega e M5s: c’erano ministri della Lega da una parte e M5s dall’altra. Ma sarebbe stato utile uscire dall’Aula anche per noi perché non mi è piaciuto vedere il voto Pd accostato a Lega, Fi e Fdi”.

Rompe il silenzio Beppe Grillo, spezzando una lancia a favore dei suoi con un lungo post su Facebook dal titolo “Il perinone” indirizzato al leader No Tav Alberto Perino che ha parlato di tradimento da parte dei pentastellati: “Non avere la forza numerica per bloccare l’inutile piramide non significa essersi schierati dalla parte di chi la sostiene”.

 

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