In questi giorni, assistiamo a vari dibattiti. I soliti tipici di questo pazzo paese: «è giusto sparare per difendersi oppure è necessario affidarsi alla Provvidenza/clemenza dei delinquenti?» E, ancora: «siamo tutti Charlie, tutti tolleranti, tutti buoni, ma i bastardi che sostengono (opinione a caso, purché invisa al ceto medio semikolto) andrebbero arrestati/zittiti!»

Oggi ci occuperemo della seconda questione, parlando di tre personaggi odiati dai vari radical chic, perché non si fanno problemi a usare un linguaggio politicamente scorretto, e cioè di Tavecchio, De Luca (il mitico presidente della regione Campania, non l’odioso finto rivoluzionario oppresso dallo stato «fascista», tale Erri) e Sgarbi.

Non abbiamo intenzioni enciclopediche, quindi eviteremo di opprimervi con la storia della vita di queste persone, quindi passeremo ad alcune citazioni per poi commentare le reazioni.

Cominceremo con la famosa intercettazione riguardante Tavecchio a proposito della compravendita del palazzo della Lega Nazionale Dilettanti. «Comprato – ricostruisce il Corriere della sera – da quell’ebreaccio» di Anticoli.

«Io non ho nulla contro gli ebrei – aggiunge, nella sintesi audio, della durata di poco meno di un minuto – sono stato il primo a sostenerli nella mia vita: sono stato direttore di 28 filiali in Lombardia e c’erano tre filiali che andavamo meglio, perché c’erano direttori ebrei. Però è meglio tenerli a bada». A proposito di un omosessuale, di cui si parla nel colloquio, Tavecchio affermerebbe: «Io non ho niente contro di loro, ma è meglio tenerli lontani da me».

Queste frasi, peraltro prese a «tradimento», non costituiscono alcun reato; anzi, non sono nemmeno così scandalose come qualcuno vorrebbe far credere.

Lo stesso Tavecchio, nel corso di quella conversazione, loda gli ebrei e gli omosessuali, ma esprime un punto di vista che, nell’epoca del virale «je suis Charlie» andrebbe rispettato in quanto punto di vista. Ma noi viviamo in un mondo popolato da gente che assalta l’ambasciata libica e approva con gioia bombardamenti che provocano milioni di vittime fra i civili, in Libia e altrove, dietro la patetica scusa che Gheddafi era amico di Berlusconi (e quindi meritava di morire, N.d.a.) o che Saddam era un dittatore che ammazzava il proprio stesso popolo (che cattivone a togliere il divertimento agli occidentali!). Lo stesso copione, fallito grazie a russi e cinesi, lo si voleva mettere in atto in Siria sempre per le stesse ragioni. Notiamo, per inciso (ci sarà utile per il prossimo articolo sulla legittima difesa) che queste verginelle, questi spiriti buoni sono gli stessi che poi tutelano la vita di un ladro ben oltre il limite della ragionevolezza, al punto da sbattere in galera chi ne ferisca uno. Evidentemente, la vita di un ladro, specie se immigrato, vale più di quella di un milione di medioerientali (secondo i conteggi, i morti in Iraq causati direttamente o indirettamente, cioè attraverso le sanzioni, dagli occidentali, superano i 3 milioni). O forse i ladri non sono amici di Berlusconi, chissà.

In ogni caso, in una realtà in cui si grida contro l’illegalità, ma si difendono i topi di appartamento, in cui si esalta la blasfemia dell’Hebdo (che prima ha insultato a sangue cristiani e musulmani, e adesso irride i morti russi, dicendo che è colpa dei voli low cost) e l’apologia di reato di Erri De Luca (il De Luca sbagliato) si chiede la destituzione, e magari anche il processo e lo squartamento nella pubblica piazza, per delle battute durante una conversazione privata. Ricordiamo anche, che queste stesse persone hanno reagito con rabbia contro chiunque abbia irriso o anche solo criticato l’Hebdo, dopo l’attentato islamista.

La migliore cartina di tornasole per comprendere se viviamo o meno in una distopia, è la doppia morale: se essa è presente in quantità massiccia, si vive in un mondo alla Philip Dick/Orwell, con buona pace dei difensori della costituzione.

Ma non è solo Tavecchio, a essere entrato nella lista nera, la lista dell’odio dei benpensanti, contro il qualee ogni insulto, minaccia, punizione o augurio di cattivo gusto è lecito.

Ci sono anche Sgarbi, che da ultimo si è scagliato contro i matrimoni gay, argomentnado che, derivando «matrimonio» da «mater» (madre) allora i matrimoni omosessuali andrebbero definiti «culimoni.»

Quanto detto da Sgarbi può piacere o meno, ma il coro, lo stesso che rivendicava per l’Hebdo il diritto di dire, in una delle sue vignette che «il Corano è fatto di merda: non ferma le pallottole» o di mostrare Gesù e Maometto sodomizzarsi a vicenda, è unanime: «al rogo l’infedele!»

L’infedele, in questo caso, è Sgarbi, reo di non rispettare i dogmi della fede del politicamente corretto. Dogmi peraltro soggetti a gerarchia. Così, si può difendere il diritto dell’Hebdo di insultare il Corano, ma al contempo ci si scaglia contro chi, come la Lega o la Le Pen, porta avanti delle battaglie contro il velo islamico o le moschee. O, ancora, totale indifferenza dei radical chic per i bambini palestinesi ammazzati dai militari israeliani e esultanza o quanto meno soddisfazione, più o meno velata, per i russi morti nei due «incidenti» aerei dei giorni scorsi.

Veniamo a Vincenzo De Luca, odiatissimo dalla sinistra con la puzza al naso, perché invece di parlare di matrimoni gay e di indire apericena contro la Russia, o per il Tibet, lavora sul territorio e rafforza i legami con la Cina. In altre parole, perché fa politica e non avanspettacolo a uso dei semikolti. A De Luca poi non si perdonano le offese al semidio, Saviano, in arte San Saviano martire (vivente e pure ben pasciuto) della Camorra, il quale è stato (e si è auto) investito dell’incarico di distribuire patenti di onesta o di bollare le persone come camorriste.

Saviano, in effetti, ha rivelato cose prodigiose; ne ricorderemo tre, scelte fra le più sbalorditive:

1) La Camorra uccide (e noi invece pensavamo facesse opere di bene!).

2) La Camorra traffica con la droga (e noi, poveri idioti, pensavamo campasse vendendo pomodori e facendo pizze).

3) La Camorra si arricchisce anche col traffico di rifiuti (e certo, perché in fondo si tratta di un giro d’affari di pochi miliardi di euro: strano che la Camorra se ne interessi, eh?!).

Chiaramente si tratta di rivelazioni sconcertanti, che non solo ribaltano l’ordinaria concezione della stess esistenza (in pratica come la Teoria della Relatività Generale di Einstein o quasi) ma che di certo sconvolgono i piani dei camorristi, i quali dopo il suo libro, anzi IL Libro (sacro) Gomorra, ha visto il proprio fatturato ridursi… di un centesimo (o giù di lì).

Ecco, questo personaggio, che peraltro ha il vizio di copiare e di inventare rivelazioni, tanto da essere stato condannato più volte, questo personaggio, anzi, per dirla con De Luca, «personaggetto col sorrisetto», è stato elevato allo stesso ruolo che avevano San Paolo e Gesù Cristo, un paio di millenni or sono.

La sua parola è il Verbo incarnato (o forse incarnito) le sue lodi o, al contrario, il suo biasimo sono come la lode o il biasimo di Dio, e chi oserebbe mai mettere in dubbio la volontà di Dio, se non un blasfemo?

Non contento, De Luca ha criticato altri «personagetti» come la Bindi, la quale per diritto Divino può essere criticata solo per la faccenda dei matrimoni gay, ma altrimenti va difesa, in quanto antiberlusconiana. La Bindi, abusando del proprio ruolo nella commissione antimafia, ha lanciato accuse (tutte da dimostrare) a De Luca, di vicinanza con la Camorra, proprio per azzoppare quest’ultimo nella corsa elettorale, che si sarebbe tenuta di lì a poche ore, aveva attaccato proprio De Luca, con l’appoggio tattico di San Saviano Martire.

De Luca, tirato di nuovo nel discorso, nei giorni scorsi aveva detto di contestare, alla Bindi, la «sua stessa esistenza.»

Numerosi poi gli attacchi ad altri personaggetti, come Di Maio, Saviano; quest’ultimo accusato di indicare ossessivamente la presenza della Camorra, per non restare disoccupato.

Orrore e sconcerto si sono diffusi a macchia d’olio, in un paese in cui non è lecito chiamare «spazzino» uno spazzino, ma occorre definirlo «operatore ecologico» ma, al contempo, è lecito invocare i bombardamenti della NATO su una intera popolazione, rea di avere un leader amico di Berlusconi. Un Paese in cui tutti sono Charlie, ma in cui tutti chiedono la galera o almeno la morte civile per chiunque esprima dissenso sulle adozioni gay, sull’immigrazione, o sugli sciacalli e i professionisti dell’antimafia elevati al rango di semidei.

Non è possibile mancare di rispetto alla Bindi, tranne quando si parla di matrimoni gay, ma è perfettamente lecito lanciare accuse vaghe e non provate di collusione mafiosa, a ridosso delle elezioni, al fine di condizionarne il risultato. O, ancora, è lecito ghignare per le vittime russe, ma un insulto a Saviano, o una critica a una minoranza, sono viste peggio della blafemia nel Medioevo, che se non altro prevedeva la possibilità del perdono.

Invece, in perfetto stile da protestanti anglosassoni, il perdono è abolito, tranne che per gli amici.

 

UN COMMENTO

  1. La libertà’ di parola prescinde dal giudizio sui contenuti di ciò’ che si dice: e’ terribile Hebdo così’ come sono terribili questi 3 personaggi, ma ci tocca tenerceli (senza fargli pubblicità’ però’)

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