La memoria storica in un paese a sovranità limitatissima come il nostro, con 113 basi militari statunitensi e 90 bombe atomiche sul suo suolo, troppo spesso è caratterizzata dalla rimozione di vicende poco edificanti per il “padrone”. Passano gli anni ma il canovaccio è sempre lo stesso. Accade così che a Terni, una delle città più colpite dai bombardamenti americani durante il secondo conflitto mondiale, in occasione del settantaduesimo anniversario di un massacro che causò morte, distruzione ed atroci sofferenze, con centinaia di vittime, invalidi permanenti e sfollati, le istituzioni, forse rapite in blocco dal solleone o da qualche dama bianca, abbiano dimenticato di recarsi davanti alla lapide che ricorda quell’orrore in Via Lanzi, alle spalle della Chiesa di San Francesco. Due vigili, una corona e poco più.

Un oltraggio al tanto sangue innocente versato. Un’ingiustificabile assenza in un giorno, l’11 agosto (alle 10:30 circa) che per Terni ed i ternani, significò l’inizio di un inferno durato 306 giorni. Oltre mille, tra uomini, donne e bambini, persero la vita a causa dei bombardamenti “alleati”. L’alito di vita di una comunità fu soffocato dal sangue, dal fuoco e dalla polvere. “Centro industriale di particolare importanza per la produzione bellica, sopportava con sereno coraggio ben 108 bombardamenti che la radevano quasi completamente al suolo e che uccidevano numerosi dei suoi figli migliori”, era scritto nelle motivazioni della Medaglia d’argento al valor civile, conferita alla città il 13 gennaio 1960 dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.

L’onorificenza venne consegnata dall’allora Prefetto Ferro al Sindaco Ottaviani durante un Consiglio Comunale straordinario che vide la presenza delle massime autorità e di numerosi cittadini. La colpa della città martellata dal cielo dai Boeing B-17 Flying Fortress era quella di avere sul suo territorio le Acciaierie e la Fabbrica d’armi. “Le formazioni nemiche – scrisse il Prefetto dell’epoca in un rapporto – hanno lanciato complessivamente 500 bombe di medio calibro e gli effetti prodotti sono stati imponenti”. L’orrore traspariva anche dal bollettino di guerra n. 1174 di Badoglio: “Molti fabbricati, privati e pubblici, risultano distrutti, elevate le perdite tra la popolazione”. La pioggia di bombe colpì soprattutto il centro cittadino. Mezza città fu cancellata, mancavano acqua ed energia elettrica. Un antro spettrale popolato da anime dannate che cercavano riparo verso la periferia.

Un massacro che assunse le proporzioni del martirio nella notte tra il 4 e 5 giugno 1944, quasi un anno dopo l’inizio dell’inferno di fuoco americano, con un bombardamento durato ben 55 minuti. Di quella notte di morte e distruzione, l’ufficiale medico Libero Fornaci, scrisse nel suo diario: “Per ben 55 minuti, alla luce dei razzi illuminanti, squadriglie di bombardieri si avvicendano su Terni, seminandola addirittura di bombe”.

Settantadue anni dopo, quegli innocenti dilaniati dalle bombe, hanno subito un ulteriore oltraggio: quello dell’indifferenza di chi del grande libro della storia vuol leggere solo le pagine che gli fanno più comodo. Quelle care allo zio Sam ed alla sua progenie, naturale ed “adottiva”. La peggiore.

Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica

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