terremoto centro italia

Avevo passato la giornata del 23 agosto in pullman, attraversando praticamente mezza Italia. Tornavo a casa dopo due settimane di “vacanza”, che nel mio caso come tutti gli anni comporta di andare a trovare nonna e parenti in Basilicata. Dopo 9-10 ore di viaggio, rientravo a casa verso le 20.30. Ricordo che sono andato a letto verso la mezzanotte, anche se ero molto stanco. Pensavo di riposare bene dopo il lungo viaggio.

Ma la scossa scombussolava tutti i piani. Alle 3 di notte scendevo dal letto con un sobbalzo, spaventato, cercando di mettermi in una posizione sicura finché non passasse la scossa. Il mio pensiero (come quello di tutti coloro che vivono in Umbria) in quel momento tornava al terremoto del ’97. Nel mio piccolo avevo capito che solo uno stolto può credere di essere padrone del tempo e della vita. Ma io perdevo solo una nottata di sonno. Lo hanno capito più di me coloro che si sono visti crollare il tetto di casa sulla propria testa e coloro che, da quella sera, continuano ancora il loro sonno e non si sono più svegliati in questo mondo.

Ricordo che quella notte, appena accesa la TV, non veniva trasmessa ancora nessuna immagine. C’erano solo conversazioni telefoniche, di poche parole. Ricordo il sindaco di Amatrice dire: “non è rimasto più niente, è tutto crollato, il paese è distrutto!”.

Sono passati tre anni e quelle parole sono ancora attuali: non c’è ancora niente ad Amatrice e nel Centro-Italia. È ancora tutto distrutto.

A Roma intanto forse nascerà l’ennesimo governo dal post-terremoto. Davvero tutto cambia perché tutto possa restare uguale a prima.

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