Aveva messo subito in dubbio i dati diffusi dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, rilanciati con troppa fretta e superficialità dai media di grido, e ci aveva visto giusto ancora una volta.

L’origine del sisma non era in mare ma sotto Casamicciola. Ne era convinto Franco Ortolani, geologo di riconosciuta fama, una vita dedicata all’università, alla ricerca ed all’impegno per la tutela del territorio. I fatti e le continue correzioni dell’Ingv gli stanno dando pienamente ragione.

 

Le “rettifiche” dell’Istituto sono diventate troppe: la prima magnitudo diffusa è stata del 3,6 poi corretta a 4; l’epicentro è stato collocato a 10 chilometri di profondità e poi a 5; a 2,5 chilometri dalla costa e poi a 3. L’unico dato “confermato” è quello relativo alla magnitudo 4.

Infine l’ultima capriola, almeno per ora: il sisma è a una profondità di 1,7 chilometri e sotto la terra ferma. Numeri e virgole che significano tanto, per non dire tutto. E se si considera che non stiamo parlando di un’esercitazione scolastica di liceali, vogliono dire una cosa sola: i super esperti dell’Ingv hanno preso una cantonata pazzesca, alimentando gli stucchevoli sermoni “abusivi” sulla correlazione tutta da verificare tra abusivismo e danni.

 

 

Ortolani, stimatissimo ordinario di Geologia presso la Federico II di Napoli, a poche ore dal sisma, in un post su facebook, smentisce subito la vulgata “ufficiale”: “A Lacco Ameno e Casamicciola ci sono delle fratture sul suolo non imputabili a frane ma, con buona probabilità, al movimento delle rocce per scuotimento, dovuto all’attivazione della struttura sismogenica, tipico di zone colpite in verticale e cioè zone che si trovano sopra la faglia. L’origine del sisma non può essere in mare: lungo la fascia costiera gli effetti sui manufatti sono stati meno o per niente significativi”.

E ancora: “La struttura sismogenetica è a poca profondità, le sollecitazioni ondulatorie e sussultorie colpiscono quasi simultaneamente la superficie, quindi ci vogliono tecniche più efficaci del solito per mettere in sicurezza i manufatti, che già sono di scarsa qualità”.

Con un nuovo post dall’eloquente titolo “Particolarità del Terremoto di Ischia del 21 agosto 2017”, poco più di un’ora fa, il professore ricostruisce minuziosamente i passaggi di una vicenda che non può passare inosservata.

 

 

INGV, scrive Ortolani, si rende conto dell’errore almeno il 24 agosto (si ipotizza) perché il 25 mattina nella riunione della commissione grandi rischi deve essere stata discussa la situazione e la correzione che nel pomeriggio del 25 agosto viene divulgata con un comunicato dell’Osservatorio Vesuviano”.

“Quando è uscita l’intervista di Luongo (il quale in precedenza aveva già sostenuto che era sbagliata l’ubicazione di INGV), sul mattino del 25 agosto, quindi, la decisione di correggere l’ubicazione e la profondità ipocentrale era già stata presa”, fa notare l’accademico di origine emiliana.

“La pressante azione costruttiva di convincimento esercitata dallo scrivente e da altri, come Carlo Migliore, Stefano Carlino e Giuseppe Luongo, si legge ancora, è quella avvenuta tra il 22 e il 24 agosto 2017. Senza polemiche, e certamente senza la pretesa di voler emergere come colui che lo ha detto per primo, pensiamo di avere tutti contribuito ad accertare la reale ubicazione della struttura sismogenetica. Lo scrivente evidenzia la particolarità delle sollecitazioni sismiche concentrate in un’area molto ristretta e con caratteristiche singolari come la simultaneità, in pratica, delle sollecitazioni impresse dalle onde P (sussultorie) e dalle onde S (ondulatorie)”.

Ortolani riporta quanto scritto dal prof. Edoardo Cosenza il 23 agosto su FB: “Accelerazioni fortissime su vari periodi…Intensità energetica bassa ma terremoto molto superficiale, esattamente come quelli distruttivi di fine ‘800… Effetti che si attenuano molto rapidamente ma per chi era in vicinanza della faglia, o addirittura sopra, crollo o danni molto probabili. Data la concentrazione di energia su una piccola superficie..”.

L’ing. Angelo Spizuoco con il quale abbiamo eseguito ricerche sul terremoto dell’Aquila trovando evidenze strutturali di danni attribuibili al simultaneo sopraggiungere di onde P e onde S ha scritto oggi su FB: “il terremoto di Ischia ha fatto registrare una concentrazione di energia su una piccola superficie. Ciò sta a significare che le onde sismiche P ed S sono giunte in superficie quasi simultaneamente”.

Di grande interesse sono le notizie storiche che Gaetana Mazza sta pubblicando come stralci di affermazioni di studiosi del 1800 che evidenziano interessanti riferimenti agli effetti locali connessi alle caratteristiche geologico tecniche e geotecniche del substrato su cui erano fondate le costruzioni.

Il Palmieri, ad esempio fa notare dopo il terremoto del 1883 che “le ruine più manifeste avvennero sulla cosiddetta marna, nei luoghi ove sono le acque termali. Seguono i paesi collocati sul tufo trachitico e quasi illese rimasero le case edificate sulla trachite compatta…E’ quindi necessario, ad evitare ulteriori danni, che dovendosi impiantare nuovi edifizi, siano edificati su terreni che non vanno soggetti a frane”.

Interessanti sono le osservazioni sulle sollecitazioni sismiche che avrebbero provocato il collasso degli edifici. Il professore, con serietà e dovizia di particolari, le riporta nel suo articolato contributo sul famosissimo social.

“Ora il terremoto del 4 marzo 1881 parve all’illustre Prof. Palmieri che fosse avvenuto nelle identiche condizioni di quello del 1828, cioè crollo subitaneo della parte superiore di Casamicciola e con leggere commozioni del suolo. Ed anche in questo terremoto del 1881 il fatto istantaneo della catastrofe risulta in modo evidente dall’atteggiamento dei cadaveri dissepolti, che furono rinvenuti nelle rispettive loro case; una donna mentre faceva la calza, un signore leggendo il giornale, un calzolaio lavorando le scarpe, ecc. Lo che dimostra che nessuno ebbe il tempo di fuggire, come avviene in tutti i terremoti più o meno lunghi, e come si constatò a Melfi ed in altre parti ove i disgraziati che perirono furono trovati tutti in atto di fuggire”.

“Queste notizie, chiosa Ortolani, confermano l’eccezionalità delle sollecitazioni sismiche attribuibili alla quasi simultanea azione delle onde P e onde S. Evidenzio che anche la legge attuale non prevede che i manufatti siano progettati per resistere a simultanee sollecitazioni di P e S”.

L’errore del presidente dell’Ingv, Carlo Doglioni, che è professore di geologia strutturale, è stato davvero grossolano. Invece di andare subito in Tv, avrebbe fatto meglio a recarsi sul posto il giorno dopo. L’ubicazione ipocentrale in mezzo al mare era sbagliata. L’Ingv ha corretto il tiro. Adesso tocca a chi in nome della lotta, vera o presunta, contro l’abusivismo, ha inondato il web e la carta stampata di pezzi carichi di demagogia e livore, speriamo non dettati da finalità “mercantilistiche” (come per esempio orientare i flussi turistici altrove).

2 COMMENTI

  1. Nella relazione presentata alla Commissione grandi rischi l’Ingv ha spiegato quali stime di magnitudo sono state calcolate per il terremoto di Ischia e il motivo per cui i dati anche di localizzazione sono cambiati.

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