Un cattivo maestro che indottrinava i bambini sul martirio durante le lezioni di religione che teneva due volte a settimana nell’associazione culturale islamica ”Al Dawa”, di cui era presidente.

Con l’accusa di partecipazione all’associazione terroristica denominata Isis/Daesh e apologia dell’associazione terroristica, aggravata dall’uso di mezzi informatici, questa mattina la Digos di Foggia ha tratto in arresto Mohy Eldin Mostafa Omer Abdel Rahman, di 59 anni, residente nel capoluogo dauno, un cittadino di origine egiziana, sposato con un’italiana di 79 anni.

L’egiziano, che teneva lezione di religione ai bambini del centro culturale islamico di Foggia, sarebbe stato incastrato da alcune pubblicazioni su Internet e da riscontri investigativi.

Agli atti della magistratura barese ci sono video e documenti, condivisi dal 59enne in rete tramite Facebook, WhatsApp e Twitter, che inneggiano alla jihad.

Nell’operazione denominata “Bad teacher”, condotta congiuntamente dalla Digos e della Guardia di finanza e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia è stata anche perquisita la sede dell’associazione di cultura islamica denominata “Al Dawa”, di cui l’uomo era presidente.

Sono state tre le perquisizioni, personali e domiciliari, eseguite all’alba dalla Polizia.

Gli uomini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria (G.I.C.O.) di Bari hanno successivamente eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari nei confronti di Mohy Eldin Mostafa Omer Abdel Rahman, di 59 anni, residente nel capoluogo dauno, nella sua qualità di responsabile dell’associazione culturale islamica in via Zara. Le Fiamme Gialle hanno sottoposto a sequestro preventivo tre rapporti finanziari, il tutto per un controvalore complessivo stimato in circa 370 mila euro.

Gli accertamenti svolti dalle Fiamme Gialle baresi, sono scaturiti da una segnalazione di operazioni sospette a carico dell’uomo arrestato e della moglie, Vincenza Barbarossa, che hanno consentito di rilevare in capo al citato Abdel Rahman una disponibilità economica sproporzionata rispetto ai redditi dichiarati, nel periodo dal 2011 al 2017.

L’ipotesi è che il “maestro” possa essersi procurato le disponibilità attraverso la cosiddetta “zakat” (una sorta di questua) fatta personalmente nell’ambiente delle persone di fede islamica frequentatori della moschea.

L’attività investigativa si inserisce nel più ampio contesto operativo che nel luglio 2017 ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Eli Bombataliev, militante ceceno dell’ISIS, anch’esso indagato per associazione a delinquere con finalità di terrorismo internazionale.

Inquietanti gli insegnamenti dell’egiziano ai giovanissimi: “Vi invito a combattere i miscredenti, con le vostre spade tagliate le loro teste, con le vostre cinture esplosive fate saltare in aria le loro teste. Occorre rompere i crani dei miscredenti e bere il loro sangue per ottenere la vittoria”. Le sue lezioni sono state intercettate per alcuni mesi.

Dal materiale analizzato dagli inquirenti sono state ricostruite le attività sui social dell’indagato. Fin dal 2015 ha esaltato le azioni violente dell’Isis, e aveva a disposizione molto materiale di propaganda, proveniente dagli organismi ufficiali di informazione dell’Isis, fra cui video degli appelli di Al-Baghdadi e filmati di bambini arruolati.

E’ stato il procuratore di Bari Giuseppe Volpe a sottolineare la pericolosità del soggetto: “Più che vedere ascoltavano i messaggi e gli insegnamenti, venivano educati alla lotta contro i miscredenti”.

I minori saranno segnalati alla Procura “per verificare le loro condizioni psicologiche e avviare un percorso di acquisizione dell’equilibrio mentale”.

 

 

 

 

UN COMMENTO

  1. Bravi i carabinieri.
    Ora speriamo solo che non lo rilascino dopo pochi giorni.
    Questi hanno mezzi per pagarsi fior di avvocati.
    Inquietante il supporto dato dagli altri islamici, a questo tipo di predicazioni.
    Chi frequentava la ‘moschea’, e gli dava i soldi, non poteva essere all’oscuro.
    Chissa’ quanti altri come quel delinquente, che sono fra noi. E lavorano, hanno una vita da ‘integrati’, sembrano brave persone.

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