Progettava di lanciarsi con un auto sulla folla il migrante del Gambia, richiedente asilo, arrestato a Napoli nel corso di un’operazione antiterrorismo condotta da polizia e carabinieri. Le indagini erano nate a seguito della sua richiesta di asilo politico, ancora in valutazione.

Alagie Touray, 21 anni, era sbarcato a Messina, proveniente dalla Libia, con altre centinaia di migranti del Gambia, il 22 marzo 2017. Da un anno risiedeva a Pozzuoli dove era ospite di un centro di accoglienza per migranti grazie al foglio di soggiorno provvisorio che era in attesa di definizione dopo la richiesta di protezione internazionale.

Il sub-sahariano è stato fermato il 20 aprile scorso, e nel corso dell’interrogatorio ha ammesso di aver prestato giuramento al califfo Al Baghdadi. Gli investigatori sono in possesso del video del giuramento che Touray aveva pubblicato su Telegram.

Questa la formula recitata: “Giuro di prestare fedeltà al Califfo dei musulmani Abu Bakr Al Quaraishi Al Baghdadi, nei momenti difficili e facili, nel mese di Rajab giorno 2 e Allah è testimone di quello che dico”. Sempre tramite Telegram il 21enne avrebbe ricevuto la richiesta di lanciarsi sulla folla a bordo di un’automobile.

Touray è stato fermato all’uscita della moschea di Licola, in provincia di Napoli. Agli inquirenti il migrante ha detto che non era sua intenzione dar corso alla richiesta di compiere un attentato.

Il filmato è stato girato con un cellulare il 10 aprile scorso all’interno della sala mensa della struttura alberghiera in località Licola, adibita a centro di accoglienza, ed è stato inviato attraverso un canale Telegram fra il 12 e il 13 aprile a diversi utenti non ancora identificati. Il gambiano, in alcune chat di Telegram, ha chiesto a diversi interlocutori di “pregare per lui” perché era “in missione”.

Il capo della polizia, Franco Gabrielli, ha sottolineato come “il sistema sicurezza in Italia ha funzionato”. “Non è stato sventato nessun attentato a Napoli o da altre parti, aggiunge Gabrielli, ma è stato individuato un soggetto che ha fatto giuramento di fedeltà a Daesh. Vuol dire avere preventivamente individuato un soggetto che aveva dato questa disponibilità a preparare un attentato”.

Il capo della polizia, evidenzia la gravità di quanto emerso: “Non siamo davanti a una cosa insignificante. Normalmente il giuramento di fedeltà è un atto prodromico alla commissione di delitti. E’ la prima volta che il giuramento avviene prima di un attentato”.

Gabrielli si complimenta con gli investigatori che hanno seguito il caso: “La puntualità dell’azione della Procura di Napoli, dell’Aise, con la collaborazione dell’autorità spagnola dimostra l’efficacia del modello delle strategie antiterrorismo, il sistema ha funzionato”.

Pericolo scampato, per ora, ma lo scenario continua ad essere torbido ed inquietante. Alagie Touray, era sbarcato a Messina il 22 marzo 2017 con altri 638 migranti, 209 dei quali provenienti dal Gambia, ed era ospitato in una struttura a Pozzuoli, in attesa dell’esito della sua richiesta. Il video di giuramento al Califfo, è stato girato proprio all’interno del centro di accoglienza. Un aspetto, questo, che dimostra la permeabilità del sistema dell’accoglienza e la capacità dell’Isis, più volte evidenziata su questo giornale, di affiliare attraverso i social e le applicazioni di messaggistica.

Oltre alle truppe schierate sui campi di battaglia, Daesh riesce ad assoldare i cani sciolti nelle cosiddette “campagne”, i villaggi dell’Africa sub-sahariana, trasformandoli in messaggeri di morte. Gli “asili politici” facili sono evidentemente noti a chi, dopo aver colpito ripetutamente Francia e Germania, vuole far sprofondare anche l’Italia nel terrore.

 

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