chiesa san nicola tolentino, Venezia

Contesto storico

Il pronao della chiesa S. Nicola da Tolentino a Venezia, detta I Tolentini, è stato realizzato fra il 1706 e il 1714 su progetto dell’architetto Andrea Tirali.

La chiesa è stata realizzata secondo i progetti dell’architetto vicentino Vincenzo Scamozzi (1591-1595) che però fu estromesso dal incarico da parte dell’ordine dei Teatini (fondati a Roma nel 1524, si trasferirono a Venezia a seguito del Sacco di Roma, poiché la città era autonoma dagli Spagnoli e neutrale verso il conflitto) perché il suo lavoro e i suoi progetti richiedevano più soldi del previsto. La Chiesa dei Tolentini è stata consacrata nel 1602. Quasi un secolo più tardi i Teatini avevano l’occasione di costruire una facciata adatta alla loro chiesa: Il procuratore di San Marco Alvise da Mosto lasciò 10.000 ducati per la costruzione di un monumento commemorativo della sua famiglia, dato che la linea di successione si estingueva con lui. I Teatini gli proposero di finanziare la facciata. Quando da Mosto sentì la sua morte vicina accettò la proposta dei Teatini.

San Nicola da Tolentino, Venezia
Imm. 1: Andrea Tirali, Pronao della chiesa di San Nicola da Tolentino, 1706-1714. (© Ninja Brockmann)

I Teatini avrebbero preferito eseguire il progetto dello Scamozzi ma uno degli esecutori testamentari si opponeva: Alessandro Zen che fu ambasciatore nel regno asburgico negli anni 1691-1695 ed era del parere che „[D]ovesse riuscire una cosa magnifica stante uno simile veduto da lui in Germania“1. In base a questa citazione la letteratura discute la possibilità che ci si riferisca magari ad un’architettura barocca dell’architetto Johann Bernhard Fischer von Erlach. Dato che non fu nominato un punto di riferimento specifico queste ipotesi non portano ad una conclusione convincente.

Descrizione breve del pronao eretto e alcune considerazioni sui disegni progettuali

La facciata della chiesa dei Tolentini ‒ che si iscrive idealmente in un quadrato, dove il colonnato occupa ca. i 2/3 mentre rimane l’ultimo terzo per il timpano ‒ rappresenta un pronao esastilo che è distinto dal doppio ordine di colonne ai lati.

Le sei colonne ‒ di pietra d’Istria ‒ che si vedono di fronte si caratterizzano tramite i capitelli che seguono l’ordine corinzio con la doppia fila di foglie d’acanto e brevi volute rivolte all’interno della colonna. Le colonne sono alte dieci volte il diametro che sarebbe il modulo di base e poi sono scanalate e distinte della presenza della base poggiante su un plinto ed altrettanto sono prive di entasi. Le basi delle colonne che seguono il tipo toro-scozia-toro sono poggiate su una scalinata composta da sette gradini. Le colonne corinzie reggono l’architrave ‒ sempre in pietra d’Istria ‒ e sopra la trabeazione tripartita è collocato il timpano triangolare al cui centro è inserita una finestra ovale decorata ai bordi superiore e inferiore da elementi vegetali e altrettanto con una capasanta.

Pronao chiesa San Nicola Tolentino, Venezia
Imm. 2: Andrea Tirali, disegni progettuali per il pronao della chiesa S. Nicola da Tolentino, 1706-1714, Venezia.
(© Ninja Brockmann)

Sulla copertura a doppia falda sono collocati i tre piedestalli su cui dovevano essere sistemate le statue inizialmente previste. La parete d’ingresso risponde alla colonnata tramite delle paraste di ordine corinzio. Il portale d’ingresso è coronato da un architrave modanato poggiante su mensole con volute che regge il cenotafio ed il busto di Alvise da Mosto. Questa presentazione del donatore è già differente dalle facciate seicentesche che sono chiamate facciate commemorative per come mettono il committente in evidenza.

Il pronao della chiesa dei Tolentini, appena descritta, rappresenta l’ultimo di quattro progetti ideati dal Tirali (oggi si trovano nell’archivio di S. Nicola da Tolentino) dei quali i primi tre progetti sono ben differenti da quello che vediamo oggi (Imm. 2.a, b e c). La letteratura non scrive tanto a riguardo dei progetti e già le descrizioni sono scarse ma si può dire che già il confronto tra il pronao eretto e il progetto C (Imm. 2 b e c) ci fa capire che Tirali doveva semplificare i suoi progetti, sia per problemi economici che ci sono stati ‒ dato che il lascito non bastava affatto per la costruzione di una facciata assai ricca ‒ o sia per le preferenze della committenza. Bassi esprime l’ipotesi che l’architetto doveva adattare i progetti al gusto dei teatini che preferivano il progetto dello Scamozzi (Imm. 3 giù)2.

Progetto per la chiesa di San Nicola da Tolentino,Venezia
Imm. 3: Vincenzo Scamozzi, Progetto per la chiesa di S. Nicola da Tolentino, 1591-1595, Monaco.

Per quanto riguarda lo sviluppo dei progetti bisogna dire che si sono ridotti di tanto: Inizialmente l’idea del Tirali era una facciata a terrazza che presentò in due maniere. Il disegno raffigurato qui rappresenta la seconda soluzione per una facciata a terrazza, mentre la versione precedente prevede un piano nobile a terrazza ma senza copertura. Cioè entrambe le soluzioni a terrazza contenevano il rivestimento della parte superiore della facciata che alla fine non è stata realizzata. Purtroppo la letteratura a riguardo non esprime un contesto di questi progetti o un punto di riferimento artistico.

Il pronao della chiesa S. Nicola da Tolentino: Cambiamenti nella strategia della rappresentanza dei committenti

Il Seicento veneziano crea delle facciate ricche e incredibilmente decorate cosi che il tipo facciata commemorativa nacque a Venezia. Come si caratterizzano queste facciate? Innanzitutto il valore dell’architettura è subordinato al valore della rappresentazione figurativa tramite i rilievi e le statue. Normalmente la statua del committente si trova nel centro della facciata: Viene posta in piedi, in una posizione eroica e con degli attributi che sottolineano il suo merito per la patria della Serenissima, per esempio con l’armatura se si tratta di un ammiraglio.

Facciata di S. Maria del Giglio
Imm. 4: Giuseppe Sardi, Facciata di S. Maria del Giglio, 1678-80, Venezia.
http://www.venicefreetours.com/it/the-church-of-santa-maria-del-giglio)

Questa rappresentazione viene completata dai rilievi che fanno ‒ per esempio ‒ vedere scene particolari di una battaglia decisiva. Esemplare per queste facciate commemorative è la fronte di S. Maria del Giglio (Imm. 4), detta S. Maria Zobenigo, che fu eretta tra il 1678 e il 1681 per Antonio Barbaro. Concina si esprime a riguardo: Quest’ultimo [il prospetto di Santa Maria Zobenigo] costituisce infatti uno dei casi più monumentali di sviluppo seicentesco della facciata commemorativa, dove la retorica iconografica della celebrazione gentilizia si fa’ ancora più turgida e declamatoria”3.

La rappresentazione di Alvise da Mosto è di tutto un altro spirito: L’architettura è dominante e il suo valore sembra di un’importanza assai più grande del busto di da Mosto. Bisogna cercare il motivo per cui Tirali tenta di fare questo passo verso un’anticipazione del neoclassicismo ‒ o meglio ancora verso l’illuminismo veneziano ‒ dall’insegnamento di un personaggio poco messo in luce della storia dell’arte: Andrea Musalo. Andrea Musalo ‒ proto delle acque a Venezia ‒ laureato in legge, studiò da autodidatta matematica, filosofia e nautica ed ebbe una cerchia di allievi, tra cui Tirali e Scalfarotto. Musalo insegnò ai propri allievi un’architettura sobria, priva di esagerazioni decorative, orientata verso le forme classiche, ideata su uno schema matematico-geometrico ed è proprio quello che il Tirali ci fa vedere con il suo pronao che certamente non fa mancare un certo gradimento verso il grande architetto veneziano dell’epoca rinascimentale, Andrea Palladio. Però raffigura seguendo l’insegnamento di Andrea Musalo un’architettura quasi prelodoliana.

Per i suddetti motivi non si tratta proprio di un’anticipazione neoclassica ma più di un orientamento verso l’illuminismo veneziano sotto l’influsso dei trattatisti francesi. Bisogna approfondire su quest’ultimo aspetto ed anche su vari altri aspetti e fattori che qui non sono neanche accennati.

Letteratura

Bassi, Elena: Architettura del Sei e Settecento a Venezia, Venezia 1980.
Concina, Ennio: Storia dell’Architettura di Venezia dal VII al XX secolo, Milano 1995.
Della Costa, Giovanni/Grandesso, Marco: Chiesa di S. Nicola da Tolentino vulgo Tolentini a Venezia. Intervento di restauro conservativo del Pronao, Venezia 2010.
Gaier, Martin: Facciata sacra e scopo profano Venezia e la politica dei monumenti dal Quattrocento al Settecento (Studi di Arte Veneta; Bd. 3), Diss. Phil., Venezia 2002.
Manno, Antonio: Architettura, arte e fede. Un confronto fra teatini e patrizi veneziani, a cura di: Antonio Manno : La chiesa di San Nicola da Tolentino a Venezia. Storia, arte e devozione. In occasione del 410. Anniversario della dedicazione della chiesa 1602-2012, Padova 2012, S. 17-70.

Note

1.^ Gaier, Martin, Facciata sacra e scopo profano Venezia e la politica dei monumenti dal Quattrocento al Settecento (Studi di Arte Veneta 3), Diss. Phil., Venezia 2002, S. 555.
2.^ Cfr. Bassi, Elena, Architettura del Sei e Settecento a Venezia, Venezia 1980, S. 278.
3.^ Concina, Ennio, Storia dell’Architettura di Venezia dal VII al XX secolo, Milano 1995, S. 258.

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