Il conto alla rovescia per le elezioni in Francia è iniziato: il 23 aprile 2017, al primo turno, e il 7 maggio 2017, in caso di ballottaggio, si terranno le votazioni che consegneranno ai cittadini francesi il nuovo Presidente della Repubblica.

Gli scenari risultano essere particolarmente delineati a destra, mentre appare alquanto improbabile che la sinistra, avendo ereditato l’esperienza – in molti casi negativa – di François Hollande, possa imporsi come prima forza del Paese.
Tagliati fuori i socialisti, i riflettori sono puntati su François Fillon, leader della Destra Repubblicana, e Marine Le Pen, numero uno del Front National.

Sebbene ideologicamente distanti, i loro programmi politici risultano essere in parte sovrapponibili, soprattutto sulle questioni di politica estera e sul tema dell’immigrazione: entrambi infatti strizzano l’occhio alla Russia di Vladimir Putin, con il quale la Francia ha vissuto momenti di gelo durante il quinquennio di Hollande all’Eliseo, e hanno una posizione critica verso le politiche europee, anche se Fillon ha manifestatato l’esigenza di permanere nell’Ue (secondo la famosa massima “cambiare l’Europa da dentro”), a differenza della Le Pen, che conduce una vera e propria battaglia contro l’euro e l’Europa, ventilando un’uscita dall’attuale Unione europea e dalla moneta unica.

Ugualmente sul fronte Islam, tema rovente in Francia, i programmi sembrano combaciare, con i dovuti distinguo: la leader del Front National appare più aggressiva, arrivando a minacciare la revoca della cittadinanza francese ai sospettati di terrorismo; Fillon, invece, si focalizza esclusivamente sulla piaga del totalitarismo islamico, ritenuto dal capo del partito Repubblicano “un nemico della libertà e della democrazia“, come ha espresso nel suo libro “Vincere il totalitarismo islamico”, scritto all’indomani della strage di Nizza.

La vera partita, pertanto, si gioca tutta sulle questioni di politica interna, che rappresenta il vero ago della bilancia.
François Fillon coerentemente con la sua anima liberista, propone un drastico taglio alla macchina dell’amministrazione pubblica (fino 500.000 posti in meno), da compensare con l’aumento delle ore lavorative per il pubblico impiego, oltre all’introduzione di un contratto di lavoro unico e flessibile; Marine Le Pen, più statalista, difende invece le tematiche sociali, avversando le proposte dei Repubblicani, definite dal Front National “politiche d’austerità assolutamente drammatiche per le loro conseguenze“.

Il termometro politico è bollente, poichè al momento, nonostante i sondaggi diano come favorito Fillon, il suo ultraliberismo in stile thatcheriano lo rende indigesto all’elettorato di sinistra, una riserva di voti da cui potrebbe attingere Marine Le Pen.

Dal canto suo, il Front National avrebbe auspicato un diverso esito alle primarie di centrodestra, magari una vittoria di Juppè, esponente di una destra multiculturalista, contro cui contrapporre il cavallo di battaglia del partito fondato su identitarismo e sovranità nazionale.

Mauro Gagliardi

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.