Eravamo già consapevoli di non trovarci al cospetto di un ministro degli Esteri che reggesse almeno in minima parte il confronto con uomini preparati e dall’ampia visione geopolitica come Fanfani, Saragat, Moro, Andreotti e De Michelis (si pensi al capolavoro strategico di Aldo Moro durante la Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa di Helsinki nel 1975, con la firma messa in calce alla dichiarazione che ribadiva il ruolo geopolitico dell’Italia nel Mediterraneo), ma sinceramente non ci aspettavamo nemmeno uno scempio del genere. Luigi Di Maio si sta mettendo sotto i piedi la tradizione politico-diplomatica italiana.

Tutto tronfio, il ministro degli Esteri del governo più prono a Washington della nostra storia, ha annunciato che l’Italia ha espulso 30 diplomatici russi per motivi di “sicurezza nazionale”. Lo ha dichiarato da Berlino, dopo la conferenza stampa organizzata per il sostegno alla Moldavia. Non si è fatta attendere la replica del Governo di Putin: “La Russia darà una risposta pertinente”.

Di Maio ha spiegato che l’ambasciatore Ettore Sequi, Segretario generale del Ministero degli Affari esteri, ha convocato alla Farnesina Sergey Razov, Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, notificandogli la decisione dell’Italia di espellere 30 diplomatici russi in servizio presso l’ambasciata in quanto “persone non grate”.

Il commento dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia sull’espulsione dei funzionari delle rappresentanze diplomatiche russe in Italia, non si è fatto attendere.

“Il 5 aprile 2022, si legge nella nota ufficiale, l’Ambasciatore della Russia a Roma è stato convocato presso il Ministero degli Esteri italiano, dove gli è stata consegnata la Nota Verbale che dichiara 30 funzionari delle rappresentanze diplomatiche russe in Italia ‘persone non grate’ in relazione alle azioni che minacciano la sicurezza nazionale dell’Italia. Non è stata fornita alcuna prova di tali azioni. Il personale diplomatico insieme ai familiari deve lasciare il territorio italiano entro 72 ore”.

L’Ambasciatore Sergey Razov ha “esplicitamente espresso la protesta” contro la decisione immotivata della parte italiana che porterà ad un ulteriore deterioramento delle relazioni bilaterali. Ha dichiarato che “questo passo non rimarrà senza risposta da parte russa”.

“La Russia fornirà una risposta adeguata all’espulsione dall’Italia di 30 diplomatici russi”. Lo riporta l’agenzia di stampa Tass, che cita la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova.

L’Italia, per volere del governo Draghi, è sempre più coinvolta in un conflitto militare, politico e diplomatico che rischia di avere conseguenze disastrose per il nostro Paese. A colpi di fiducia in Parlamento e di inchini in Europa, i ‘migliori’ stanno progressivamente alzando il livello di scontro con la Russia, lacerando in maniera irrimediabile la fitta rete di relazioni esistente fino a qualche tempo fa tra Roma e Mosca.

Quello dell’espulsione dei 30 diplomatici russi, è un atto gravissimo. Di Maio ha scelto apertamente la strada dell’ostilità, anche se continua in maniera sempre meno credibile a parlare di percorsi diplomatici.

Il pacioso politico di provincia che veniva definito dispregiativamente ‘il bibitaro’, ha lasciato il posto ad un ultras dell’imperialismo atlantico. Ad un incendiario o ‘incendiary man’, volendo usare la lingua madre di chi detta la politica estera all’Italia.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica