A tre giornate dalla fine la Juventus si laurea campione, anzi, pentacampione d’Italia. I bianconeri eguagliano così il primato della Juventus del Quinquennio 1930-1935 (formazione che ormai solo qualche vecchietto rinchiuso in casa di riposo ricorda!), del Grande Torino (1942/43 e 1946-49) e, con più riserve, dell’Inter del post-Calciopoli 2005-2010, vincitrice di scudetto cartonato e di un altro vinto praticamente contro nessuno! Bando alla solita retorica trionfalistica bisogna ammettere che è stata comunque un’impresa vera quella del quinto scudetto consecutivo da parte della Juventus allegriana. Partita ai nastri di partenza orfana di Tevez e Pirlo, con una rosa ringiovanita, un attacco all’apparenza mal assortito con troppe prime punte e un centrocampo privo di fosforo, la Vecchia Signora ha saputo metabolizzare alla grande la solita partenza a rilento in tipico stile Allegri, risalendo la china con un ritmo da record che ha stritolato la resistenza del suo avversario più accanito, il Napoli. Grandi meriti a mio avviso vanno al bischero livornese: ha saputo infondere tranquillità ad un ambiente che risentiva ancora del nervosismo contiano, con troppi gufi ancora ammaliati dal fascino e dalla parrucca dell’attuale Ct dell’Italia (o allenatore del Chelsea?), che hanno sputato sentenze troppo frettolosamente del tipo “Allegri è un incapace, vive di rendita dal lavoro di Conte bla bla bla”. Allegri ha rivoltato come un calzino la Juventus partendo da concetti semplici ma concreti. Ha capito ad esempio che insistere con il rombo e il trequartista sarebbe stato un suicidio tattico senza un trequartista di valore e che il tanto vituperato 3-5-2 è un modulo che in Italia fa la differenza perché copre meglio gli spazi e assicura sempre la superiorità numerica nelle due fasi, cosa fondamentale nelle estenuanti partite a scacchi che si vedono sui campi della nostra Serie A. Il tecnico livornese poi è stato bravo a far rendere al meglio Dybala nel ruolo di seconda punta (cosa che non davo per scontata all’inizio) e ad inserire più sostanza a metà campo con Marchisio nell’inedito ruolo di metodista, anche in questo modo Pogba è riuscito a liberare definitivamente tutto il suo estro. Se Napoli e Roma quest’estate non faranno cospicui e mirati investimenti nel mercato estivo c’è l’alta probabilità che il dominio juventino sia destinato a proseguire nel futuro prossimo.

Per il resto la terzultima giornata ha chiarito altre questioni rimaste in sospeso nelle precedenti puntate: la Roma, battendo il Napoli nel big match di giornata, ha riaperto il discorso relativo alla piazza d’onore, mentre l’Inter con la vittoria contro l’Udinese ha blindato ormai definitivamente il quarto posto. In coda invece tutto ancora aperto: è ancora vivo il Palermo che, battendo il Frosinone, di fatto ha condannato i ciociari alla Serie B mentre il Carpi ha ottenuto tre punti fondamentali contro l’Empoli

INTER – UDINESE 3-1: passerà alla storia come il primo match della storia del nostro campionato giocato senza un italiano in campo nell’undici di partenza. Una cosa vergognosa che dovrebbe fare riflettere chi governa il nostro calcio perché non reggono le solite pietose scuse di circostanza: “viviamo in un mondo globalizzato, multietnico è bello, ecc.”. Analizzando le due squadre solamente quattro giocatori avrebbero visto il campo nella Serie A di vent’anni fa, parlo di Handanović, Icardi, Jovetić (un delitto il fatto che Sciarpetta non sia riuscito a far convivere questi ultimi) nelle fila dell’Inter e di Widmer nelle file dell’Udinese. Troppo poco davvero per giustificare una simile invasione che sta minando le basi del nostro vivaio e impoverendo la qualità del prodotto Serie A. Per quanto riguarda la vittoriosa Inter, trovo raccapricciante il fatto che in estate, con la società in altre faccende affaccendata, ci sarà nuovamente il Mancio a tessere le file del mercato, magari per ripresentare la solita squadra senza logica calcistica vista quest’anno: caro Roberto, sbagliare è umano, perseverare è diabolico!

FROSINONE – PALERMO 0-2: con due tiri in porta e altrettanti gol il Palermo butta nel baratro (o nel trapattoniano barattolo!) il Frosinone e spera ancora. La differenza l’ha fatta la maggior esperienza della squadra rosanero, perché tra l’avere al centro dell’attacco il volenteroso Danielone Ciofani e il campione del mondo Gilardino passa un mare di differenza, e non è un caso che sia stato proprio l’ex viola a decidere di fatto il match. Onore comunque ai simpatici gialloblù, usciti tra gli scroscianti applausi dei propri tifosi, hanno veramente sputato l’anima in campo per tutto il campionato e hanno pagato solo un po’ di inesperienza nei momenti topici della stagione (i match persi contro Carpi e Chievo gridano vendetta).

ATALANTA – CHIEVO 1-0: partita in cui ha vinto la squadra che aveva un briciolo di fame in più, continua il magico momento di Borriellone che, stando le parole del suo tecnico Edy Reja, da quando è arrivato a Bergamo ha perso ben otto chili!

BOLOGNA – GENOA 2-0: due squadre che hanno giocato in ciabatte sulla bella pelouse del Dall’Ara, il Bologna aveva un pizzico di fame in più e con questa vittoria si è messo definitivamente al sicuro. Dubito che Gasperini resterà a miracol mostrare sulla panchina genoana anche la prossima stagione…

SAMPDORIA – LAZIO 2-1: pensavo alla classica partita da over perché in campo si affrontavano le due difese più scabrose del campionato (nella Samp mancava però l’asso degli assi Ranocchia…). Devo dire che le due impresentabili retroguardie si sono un tantino contenute, anche per merito del solito Baffino Viviano che ha parato il suo quarto rigore stagionale.

TORINO – SASSUOLO 1-3: in controtendenza con i tempi moderni dove imperano i vari Allianz Arena, Dacia Arena, finalmente uno stadio ha ricevuto una bella denominazione consona con il giuoco del pallone: “Olimpico Grande Torino”! Venendo alla partita: a sorpresa il Sassuolo ha sbancato il “nuovo” stadio e si è riportato prepotentemente in lizza per un posto in Europa complice il seppuku del Milan nella “fatal Verona”.

FIORENTINA – JUVENTUS 1-2: il manifesto della Juventus 2015/16 condensato in novanta minuti di gioco. I bianconeri hanno sofferto il gioco baldanzoso e a tratti arrogante della Fiorentina per tutta la durata dell’incontro ma sono usciti vincenti tirando due volte in porta e andando a segno in entrambe le circostanze, è da questo particolare che si giudica una grande squadra! Bisogna evidenziarlo: la Juventus al Franchi ha giocato da provinciale, come l’Avellino di Di Somma per fare un esempio, però questa è l’ennesima prova di quanto sia flessibile e camaleontica, e per questo difficile da affrontare, questa squadra.

ROMA – NAPOLI 1-0: la partita che ha regalato lo scudetto alla Juventus e che rischia di mandare in fumo la comunque ottima stagione del Ciuccio. E’ stata una partita per un certo verso opposta a Fiorentina-Juventus, dove c’era una squadra che attaccava (la Fiorentina) ed un’altra che si difendeva ad oltranza (la Juve). Roma e Napoli hanno giocato entrambe per vincere, con le due squadre che si accorciavano e si allungavano come una fisarmonica. Il Napoli ha giocato più guardingo rispetto che a San Siro perché probabilmente aveva paura dei micidiali tagli e dei micidiali inserimenti della Roma. La scelta non ha pagato, anche se l’impressione è stata quella che ancora una volta decisivo sia stato l’ingresso di Totti: il Pupone con quelle poche palle che ha toccato ha letteralmente dipinto calcio inventando dal nulla alcune importanti occasioni da gol finendo per spostare l’inerzia del match dalla parte dei suoi.

VERONA – MILAN 2-1: ahahahaha!! Una partita esilarante che si può davvero riassumere in una grassa risata. Il Milan di Brocchi è semplicemente una barzelletta vivente, i rossoneri infatti non solo sono riusciti a perdere contro una squadra già retrocessa ma addirittura sono stati presi a pallate da una banda di pellegrini in libera uscita con il minorenne Donnarumma protagonista assoluto. Ci sono troppe cose che non quadrano in questo Milan: l’indio Bacca, dopo aver trascinato a suon di gol la squadra, è diventato semplicemente un fantasma (chiaro messaggio alla società della serie “non voglio restare qua”?), giocatori come Boateng e Balotelli, prima invocati a viva voce dalla società come salvatori della patria, sono stati poi subito emarginati, infine il cambio di allenatore, quando la squadra sembrava ormai sicura del sesto posto, è stato un semplice non senso: non è che il Milan sta cercando in ogni modo di non fare l’Europa League? A pensar male…

CARPI – EMPOLI 1-0: vittoria di platino per il Carpi che è riuscito a spuntarla praticamente all’ultima curva grazie ad una zampata di Lasagna, ragazzo che fino a due anni fa militava in Serie D con l’Este e che è riuscito così a vincere la sfida il suo omologo empolese Maccarone! Il Carpi l’ha presa davvero per i capelli: l’unico schema palesato dagli uomini di Big Fabrizio Castori è stato il classico lancione lungo sull’inutile Mbakogu, uno degli attaccanti più scarsi e inutili del campionato, mentre l’Empoli anche ridotto in dieci, ha palesato il solito ottimo possesso palla seppur sterile. Adesso, calcoli alla mano, ai biancorossi basta una vittoria per centrare la salvezza tenendo conto che difficilmente il Palermo vincerà tre partite di fila dopo aver vinto in questo turno dopo tredici giornate a bocca asciutta!

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