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Il premier Paolo Gentiloni ha tenuto la conferenza stampa di fine anno. Subito dopo il successore di Matteo Renzi è salito al Quirinale dal presidente della Repubblica. Sergio Mattarella, una volta sentiti i presidenti delle Camere Pietro Grasso e Laura Boldrini, ha sciolto le Camere, come prevede l’articolo 88 della Costituzione.

Nel tardo pomeriggio, un Consiglio dei ministri lampo ha subito deliberato la data delle prossime elezioni politiche, ed è stato confermato il 4 marzo. Il Cdm ha stabilito che la prima riunione del nuovo Parlamento sarà il 23 marzo.

“Sarà Mattarella, ha subito chiarito Gentiloni, a dettare i tempi e i modi dei prossimi passaggi istituzionali, ma assicuro che il Governo governerà, non tirerà i remi in barca”.

Per toni, argomenti e taglio, l’incontro con la stampa del presidente del Consiglio, nell’auletta dei gruppi parlamentari di Montecitorio, ha ricordato quelli renziani.

“Quest’anno, oltre che di fine anno, questa conferenza ha anche un significato particolare, io posso dire innanzitutto che ritengo importante aver raggiunto un obiettivo importante di questo governo, quello di arrivare ad una conclusione ordinata della legislatura”, ha affermato Gentiloni, facendo passare per eccezionalità ciò che dovrebbe essere la normalità, soprattutto per un “traghettatore” come lui, succeduto dopo la batosta referendaria ad un premier ed un governo non legittimati dal voto popolare.

Il primo “successo” rivendicato dall’ex ministro degli Esteri, riguarda il settore dell’informazione, con l’esposizione “in vetrina” della riforma dell’ordine e l’aver stanziano risorse (non sufficienti) per il settore dell’editoria. Naturalmente nessun accenno è stato fatto allo sfruttamento di migliaia di giornalisti, alla chiusura di centinaia di testate cartacee e telematiche e al costante clima di tensione in cui opera chi fa informazione, soprattutto nelle zone strette nella morsa delle organizzazioni criminali.

Per Gentiloni, “la verità è che l’Italia si è rimessa in moto dopo la più grave crisi del dopoguerra” e “il famoso fanalino di coda dell’Europa non siamo più noi”. Parole che, in un crescendo renziano di auto-esaltazione fanno il paio con quelle sull’Isis: “Il 2017 è stato l’anno della sconfitta militare di Daesh, una sconfitta alla quale anche il nostro paese ha dato un contributo rilevante con le sue capacità di addestramento e supporto”.

La triste realtà dei fatti e le pene di tanti risparmiatori, gli saranno sfuggite, se si considera quanto ha detto sulle banche, rispondendo ad una domanda: “Nel fronteggiare la crisi delle banche il governo ha evitato le conseguenze di una crisi di sistema, altro che regalare soldi ai mariuoli”.

Il presidente del Consiglio ha “sventolato” anche l’efficacia delle misure di contrasto della povertà varate dal suo governo e addirittura il recupero di “un milione di posti di lavoro perduti, in maggioranza a tempo indeterminato”. Evidentemente, le altre 105mila persone entrate nel bacino dei deboli, tra il 2016 e il 2017, e quei 9 milioni e 347mila italiani a rischio povertà, sono da annoverare tra i dati positivi per il premier.

Devono essergli “oscuri”, inoltre, i numeri relativi agli occupati a termine, con quel massimo storico, toccato nel secondo trimestre del 2017, di 2,7 milioni. E oltre 500mila lavoratori “somministrati”, che lavorano nel 95% dei casi con contratti brevi. Il dato medio è di 12 giorni, ma il 58% viene chiamato per meno di sei giorni e il 33,4% addirittura per una sola giornata. Non siamo noi a dirlo ma il primo rapporto annuale sull’occupazione in Italia preparato dal Ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal.

L’ex ministro prodiano e renziano ha definito “capitolo incompiuto ma storico” quello dei diritti civili. Sullo ius soli ha ammesso la sconfitta: “non ci sono mai state incertezze, purtroppo c’era la certezza sulla mancanza dei numeri”. Dopo aver difeso Maria Elena Boschi e confermato di aver voluto che rimanesse al governo come sottosegretario a Palazzo Chigi, ha aggiunto di aver accolto con “sollievo” la fine dei lavori della Commissione d’inchiesta sulle banche.

Dopo tanta retorica renziana, Gentiloni ha sciorinato anche quella montiana: “L’Italia è un paese ammirato, in crescita e il più in salute nel mondo, ma restano i problemi che vanno affrontati con competenza, serietà e sobrietà”.

L’epilogo di un governo per larghi tratti anonimo che si congeda dagli italiani dopo l’ennesima stangata che, secondo la stima dell’Adusbef, costerà 952 euro a famiglia.

 

UN COMMENTO

  1. L’altro giorno su un giornale nazionale era riportata la notizia che 9,5 milioni di famiglia rischiano di avvicinarsi alla soglia di poverta’ … non capisco come si possano dire tutte queste idiozie da parte di un primo ministro come Gentiloni che nessuno ha mai eletto, che viene dopo tre altri primi ministri anche loro non eletti da nessuno e indicati dalla presidenza della repubblica (tra l’atro due presidenti diversi Napolitano e poi Mattarella) . Una legislatura che ha visto succedersi tre governi diversi che rappresentavano solo se stessi.
    I risultati economici sono disastrosi soprattutto per il mondo del lavoro praticamente rivoluzionano in negativo, con aumento di lavori precari e un aumento di persine che se ne vanno a lavorare all’estero; una disoccupazione praticamente inalterata( qualcuno ha senza vergogna detto “stabile” per non dire che non e’ cambiato nulla se non peggiorato) con un aumento di quella giovanile e soprattutto di gente che neanche cerca piu’ di provare a trovare lavoro viste le difficolta’ di inserimento del mondo del lavoro che ormai e’ bloccato da anni.
    Tutte le magagne economiche sono praticamente state rimandate al parlamento successivo.
    Cosa ricordare di “buono” di questi governicchi ? forse solo il divorzio breve …unica cosa c=di cui ci si ricorda …per il resto il nulla assoluto… Gentiloni non e’ altro che un amministratore di condominio che resta a vedere lo sfacelo e fa finta di nulla.

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