Silvio Berlusconi

Compie ottant’anni Silvio Berlusconi. Nel bene e nel male, parafrasando un certo Gobetti, anche la sua è stata “l’autobiografia della nazione”. Ha segnato la scena politica per più di vent’anni, dalla fine del 1993 ad oggi, ma ancor prima è stato il ritratto, l’emblema, di un paese che negli Anni ‘80 viveva nel pieno di una grande prosperità economica, foriera di grandi speranze poi destinate a tramutarsi nella grande delusione post-1992. L’Italia dei “favolosi ‘80” era un paese che si stava lasciando alle spalle gli Anni di Piombo, i ‘70, e i suoi magnati e capitani d’industria la facevano da padrone regalando all’italiano comune sogni ed orgogli probabilmente un po’ meno insani dei loro eredi di oggi. C’erano Raul Gardini della Montedison, Gianni Agnelli della FIAT, e poi c’era lui, Silvio Berlusconi, noto come “Sua Emittenza”.

Il Cavaliere era già all’epoca così famoso che persino Topolino gli dedicò una storia a fumetti, dove insieme ad Agnelli e a Zio Paperone lottava per aggiudicarsi l’appalto per restaurare la Torre Eiffel. Era una simpatica storia a fumetti disegnata da Giovan Battista Carpi, decano del fumetto italiano, dove ad affiancare Sua Emittenza, vestito con un curioso cappello a cilindro fornito di antenne televisive, c’era un certo “Mike Bonasera”, ovvero la trasposizione fumettistica di quel Mike Bongiorno già da tempo in forze presso le reti Fininvest.

Insomma, in quell’Italia allora quarta potenza economica mondiale, guidata dal Pentapartito, Silvio Berlusconi che s’era appena allargato alla Francia con l’avventura televisiva de “La Cinq” appariva come una sorta di mito. Anche in un film di Jerry Calà, per descrivere la potenza di un certo magnate, si diceva che aveva “persino più soldi di Berlusconi”.

Quando, crollato a causa di Tangentopoli il Pentapartito, Berlusconi perse la sua sponda politica, la scelta di fondare Forza Italia gli apparve praticamente obbligata. Per molti italiani era il “mito” che “scendeva in campo”, regalando all’Italia una nuova epoca di benessere economico e di stabilità politica. Ma, malgrado la sfolgorante vittoria elettorale, consentita anche dall’alleanza con Bossi e con Fini, il primo governo Berlusconi durò ben poco: fu proprio la Lega a fargli lo sgambetto, sul tema delle pensioni.

Berlusconi restò all’opposizione per cinque anni, ma sempre rivestendo un ruolo cruciale anche per la politica della maggioranza di centrosinistra. Con la Bicamerale D’Alema lo eresse a “padre costituente” e soprattutto a partire dalle Europee del 1999 parve a tutti chiaro che ormai la maggioranza dei voti nel paese era sua e che sarebbe stato lui, di lì a due anni, a guadagnare il governo del paese. E questo effettivamente avvenne nel 2001, e per cinque anni Berlusconi regnò quasi incontrastato su Palazzo Chigi. Ogni tanto Fini e Follini cercavano di frenare la sua politica, ma alla fine in un modo o nell’altro vennero entrambi sempre neutralizzati. Nel 2006 per un soffio non rivinse le elezioni: andò al governo Prodi, ma in condizioni molto precarie. Due anni dopo il governo de “L’Unione” crollò, esattamente come dieci anni prima era imploso quello de “L’Ulivo” sempre a guida Prodi.

Spesso discutibile per certe sue scelte in politica interna, in politica estera Berlusconi ha invece sempre manifestato una scaltrezza ben superiore ai suoi avversari-interlocutori del centrosinistra. Con Pratica di Mare ha spinto per la partnership russo-americana, poi sepolta dai recenti fatti ucraini e dalla reazione occidentale che proprio Berlusconi ha giudicato come un grossolano errore; con la partecipazione alla missione “di pace” post-invasione dell’Iraq ha ottenuto in cambio dagli Stati Uniti mano libera in Libia e con la Russia, secondo una linea che sarebbe stata accentuata col governo del 2008. Proprio nel 2008, infatti, fresco d’elezione, Berlusconi firmò con Gheddafi il Trattato Italo-Libico ed in seguito anche importanti accordi con la Russia, oltre che con altri paesi giudicati dall’opposizione di “sinistra” e dagli Stati Uniti alla stregua di “Stati canaglia”. Sempre in quel 2008 fu l’unico leader dell’Europa Occidentale e della NATO a schierarsi con la Russia nel conflitto con la Georgia teleguidata da Washington.

Il suo governo è poi franato miseramente, nel 2011, dopo un anno di agonia in cui a reggerne le sorti erano soprattutto i “Responsabili” di Scilipoti. Da allora non è più stato eletto nessun primo ministro in Italia: Monti, Letta e Renzi non sono infatti mai stati benedetti dalle consultazioni popolari.

Per la sinistra Berlusconi è stato il “male assoluto”, anche se poi le segreterie dei vari partiti di quella stessa sinistra col Cavaliere trescavano alla grande, approfittando della distrazione dei loro elettori e militanti. Per i forzisti è stato invece “l’uomo della Provvidenza”, addirittura “l’Unto dal Signore”. Ma in entrambi i casi parliamo soprattutto dei casi più “esagitati” visto che, alla fine dei conti, al grosso degli italiani importava soprattutto votare secondo convenienza, stato economico e coscienza.

Ora, giunto ad ottant’anni, Berlusconi tira i remi in barca. Vende il Milan ai cinesi, ma c’è chi dice che potrebbe continuare a vendere (o addirittura svendere) altre porzioni del suo impero. L’ex moglie, che lo considerava “malato” a causa dei festini con le Olgettine o a Villa Certosa, si è rifatta una vita e soprattutto si gode un assegno di mantenimento da capogiro, mentre la nuova fiamma, Francesca Pascale, ogni tanto fa i capricci e gli detta spesso l’agenda di Forza Italia.

In tanti lo hanno tradito: Bondi, Cicchitto, Alfano, tanto la vecchia quanto la nuova guardia ha in molti casi preso altri lidi. Ora è il momento di Parisi, si starà a vedere. Chissà se questo compleanno, per Silvio Berlusconi, non sia l’inizio del cosiddetto “viale del tramonto”, o se al contrario il “Caimano”, come lo chiamava Nanni Moretti (di film su Berlusconi, in Italia e all’estero, ne sono stati girati a iosa) non risorgerà dalle proprie ceneri, come l’Araba Fenice. Per il momento l’ormai ex Cavaliere si consola con un’intervista a “Chi” e soprattutto con una biografia monumentale che “Il Giornale” pubblicherà a fascicoli: a suo modo, certo discutibilmente, non soltanto la biografia del personaggio Berlusconi ma probabilmente un po’ anche di tutta la nazione.

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