Quanto accaduto nella giornata di ieri in provincia di Caserta, dovrebbe far riflettere chi ancora continua spudoratamente a non voler vedere il legame che esiste tra immigrazione clandestina e terrorismo e mancanza di controlli sui luoghi di culto ed il proliferare del fondamentalismo islamico. Sarebbe poco intelligente fare la grossolana equazione che piace tanto agli xenofobi di casa nostra ma è da ipocriti e cialtroni negare delle inquietanti connessioni che si stanno palesando in maniera continua.

Lucrava sulla pelle dei migranti, era attivo nella gestione della moschea di San Marcellino, aveva precedenti per traffico di stupefacenti, inneggiava all’Isis ed era soprannominato “Bin Laden”.

Quello di Mohamed Khemiri, un tunisino convertitosi alla Jihad, a capo di una banda smantellata dai carabinieri del Ros, coordinati dalla procura di Santa Maria Capua Vetere che, in cambio di denaro, predisponeva e faceva rilasciare da aziende tessili compiacenti contratti di lavoro e buste paga fittizie in favore di altri immigrati maghrebini, consentendo loro di ottenere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro e regolarizzando così la loro posizione in Italia, è un profilo criminale di spessore. Otto gli stranieri tratti in arresto con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e alla falsificazione di documenti. Khemiri è indagato anche dalla procura distrettuale di Napoli per associazione con finalità di terrorismo internazionale insieme ad altre persone in via di identificazione.

Gli uomini del Ros hanno documentato la sua progressiva auto-radicalizzazione, manifestata anche attraverso social network, commentando tra l’altro con favore gli attentati di Parigi. “Saró isisiano finché vivo e se muoio vi invito a farne parte”: questa una delle frasi in bella mostra, finite sotto la lente di ingrandimento degli investigatori. Nei suoi confronti il procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli e il sostituto Luigi Alberto Cannavale hanno ipotizzato il reato di associazione a delinquere con finalità di terrorismo o, in alternativa, l’apologia del terrorismo. I pm avevano chiesto l’arresto del tunisino per due volte, ma il gip Alessandra Ferrigno in entrambi i casi non li ha concessi. Gli atti relativi ai resti fine dell’associazione a delinquere sono stati allora mandati per competenza territoriale a Santa Maria Capua Vetere.

“Khemiri non ha compiuto azioni concrete, ma dalle indagini è emersa la possibilità che potesse colpire. È un soggetto molto pericoloso, anche perché è un tipo intelligente che sapeva farsi ascoltare. E tra l’altro era il factotum della moschea di San Marcellino”, ha dichiarato il generale del Ros Giuseppe Governale nella conferenza stampa tenutasi alla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Per gli inquirenti il tunisino, che viveva nell’appartamento sopra il luogo di culto islamico e che qualche conoscente e amico chiamava “Bin Laden”, oltre ad essere a capo di un gruppo che forniva a stranieri permessi di soggiorno con documenti falsi, facendosi pagare 600 euro a pratica, era molto attivo dal punto di vista ideologico e nell’azione di propaganda dei principi dell’Isis.

Mohamed Khemiri, secondo la Procura, metteva in atto “condotte finalizzate a incoraggiare sentimenti di acceso antisemitismo ed anti occidentalismo attraverso svariate pubblicazioni di scritti, filmati e fotografie apparsi sui profili di Facebook e Twitter”. Il factotum della moschea, aveva progressivamente abbandonato le sue attività microcriminali per concentrarsi sulla propaganda dello Stato Islamico e favorire l’ingresso di immigrati in Italia, probabilmente da radicalizzare. Infatti, grazie ad Alì Shek e Mohammed Kamrul, titolari di aziende tessili, “predisponevano fittizi contratti di lavoro” per dare ospitalità a migranti. Tra i tanti suoi violenti post presenti sui social, spicca quello contenente delle considerazioni sull’invito agli islamici del presidente Usa, Barack Obama, a non aderire alle posizioni integraliste. Era il 25 settembre 2014 e Kamel scriveva: “Lo sceicco Obama dice: i giovani nel mondo arabo e islamico non devono seguire l’onda dell’integralismo in quanto non rappresentano l’Islam….e io dico: i giovani nel mondo arabo e islamico devono ucciderti e gettare a terra i tuoi resti per i cani”.

Per il ministro dell’Interno Angelino Alfano, l’operazione campana conferma la capacità investigativa delle forze dell’ordine e della magistratura nel contrasto al terrorismo islamico ma le ombre non mancano a cominciare dall’atteggiamento dell’imam di San Marcellino, Nasser Hidouri, che ha replicato così alle affermazioni degli inquirenti che descrivono il tunisino Khemiri Mohammed Kamel Eddine come suo stretto collaboratore : “Non era il mio factotum e l’ho visto pregare una decina di volte, ma mai ho notato atteggiamenti strani perché queste persone che inneggiano alla violenza non avvicinano persone dell’Islam che non sono per la violenza”.

 

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