Il Nuovo Ordine Mondiale americanocentrico, plasmato sugli interessi imperiali dell’oligarchia anglo – sassone e delle borghesie compratore al suo servizio, ha creato nel mondo un “recinto” particolare, saldato con la fiamma del più fanatico manicheismo: quello dei cosiddetti “Stati canaglia”. In poche parole, i Paesi liberi e sovrani che tali intendono rimanere e che, pertanto, non sono disposti a piegare la testa, a disarmare, a svendere la loro identità, non meno delle loro risorse naturali ed economiche, agli usurai del sistema bancario e ai rapaci tycoons delle multinazionali. Queste Nazioni sono di volta in volta vittime di embarghi pesanti, giugulatori nei riguardi delle loro economie, di campagne sapientemente orchestrate di disinformazione e demonizzazione, di interventi militari su piccola o larga scala, di colpi di Stato facenti leva su minoranze scontente, socialmente disadattate, collegate a doppio filo con le centrali spionistiche imperialiste. L’esito, spesso, è la temporanea o definitiva vittoria di qualche quisling con venature più o meno tribali ed etnocentriche, a volte accompagnata dalla disgregazione dell’integrità nazionale. Le compagini unitarie multietniche non tornano utili a chi detiene il potere mondiale: meglio disgregare, frammentare, indebolire all’insegna del “divide et impera”. Lo abbiamo visto in Irak, Libia e in altri contesti.

Tra gli Stati nel mirino e nel “recinto“ del sistema imperialista oligarchico c’è, sicuramente, la Transinistria. Una terra misteriosa, dai più ignorata, vittima, nel “libero occidente”, di un vero e proprio embargo sia economico che informativo. Quando se ne parla, alle nostre latitudini, è solo per dipingerla coi più tetri, ferali e mistificanti colori! Vediamo allora di capire meglio il “Pianeta Transnistria“, ripercorrendo la sua storia e le sue vicende.

11304468_666637233469245_824057427_nQuesto Paese (Repubblica Moldava di Pridnestrove, in russo Приднестровская Молдавская Республика) non riconosciuto dall’ONU (la stessa ONU che promuove interventi genocidi e chiude gli occhi sulle aggressioni a Stati sovrani facenti parte della sua Assemblea!!!), si trova tra la Moldavia e l’Ucraina (al di là del Fiume Dnestr, Nistru in rumeno, come afferma il nome stesso) a rappresentare, sul planisfero, una sorta di cuscinetto, una striscia di terra stretta e non certo grande. Grandi sono però l’orgoglio, lo spirito di appartenenza, la volontà di resistenza della sua popolazione, multietnica e non interessata da frizioni razziali o territoriali. Il censimento del 2004 ha rilevato 555.347 abitanti; più tardi la cifra è stata corretta e portata a 555.500, con una densità di popolazione di 155, 73 abitanti per kmq, un dato non certo trascurabile, considerato l’isolamento internazionale, la non proprio ampia varietà di risorse naturali e il boicottaggio economico. Dal punto di vista etnico, il Paese è così composto:
Moldavi: 31,9 %
Russi: 30,3 %
Ucraini: 28,8 %
Bulgari: 2 %
Polacchi: 2 %
Gagauzi (turchi, perlopiù di religione cristiano – ortodossa) : 1,5 %
Ebrei: 1,3 %
Bielorussi: 1 %
Tedeschi: 0,6 %
Altri: 0,5 %

Le lingue parlate sono il russo, il moldavo, l’ucraino, ma non mancano anche, come si comprende dalla “macedonia etnica“ che caratterizza il Paese, le aree turcofone, bulgarofone ecc… Nell’anno 2013, più dell’80 % dei 110.000 alunni e studenti delle scuole pubbliche aveva scelto come propria lingua il russo, mentre la restante percentuale aveva optato in parte per il moldavo, per l’ucraino (aree di Ribnitsa e Kamenka), ecc.. La moneta nazionale è il Rublo della Transnistria. La Capitale è Tiraspol, 160.000 abitanti circa (la Città più grande della Transnistria).

11354744_666637230135912_1688659484_nCome nasce questo ribelle e indomito Paese? Storicamente, a partire dal 1924, l’area della Transnistria, facente parte dell’Urss e, segnatamente, della Repubblica Socialista Sovietica di Ucraina, venne elevata a Repubblica Autonoma Moldava, con capitale Balta. Questo fatto, già di per sé, è un colpo inferto ai nazionalisti moldavi odierni, i quali, da Chisinau, pretendono di avere l’esclusiva nella rivendicazione del proprio status nazionale, nutrendo propositi annessionisti verso la Transnistria. Ad ogni buon conto, nel 1940, con una decisione del Soviet Supremo dell’URSS, datata 2 agosto, la Repubblica Autonoma Moldava diviene Repubblica Socialista Sovietica di Moldavia, arricchita dei territori della Bessarabia, ritornati all’Urss dopo il Patto Ribbentrop – Molotov, ma privata dell’area di Balta, annessa all’Ucraina per volontà di Stalin e del PC (b) dell’URSS, desiderosi di evitare il più possibile scontri etnici e attentati all’armonia della convivenza delle genti sovietiche. Vinta la Grande Guerra Patriottica (con eroico sacrificio anche di numerosi patrioti della Transnistria e della Moldavia in generale), i decenni a venire, fino all’avvento di Gorbaciov, furono caratterizzati, per la Repubblica Socialista Sovietica di Moldavia e per la Transnistria in particolare, da una notevole prosperità, ogni anno accresciuta e rafforzata dai meccanismi virtuosi dell’economia pianificata. Nel 1990, poco prima del crollo dell’Urss e della rovinosa guerra che la coinvolgerà, l’area in questione produceva il 40 % del PIL moldavo e il 90 % dell’intera energia elettrica della Repubblica Socialista Sovietica di Moldavia. Dopo il 1991, con la fine dell’URSS, voluta dai centri imperialisti per interposti Gorbaciov e Eltsin, si apre per la Transnitria un periodo buio e tragico, di guerra aperta. Già nel novembre del 1990, a Dubasari, i nazionalisti moldavi, in nome del loro esclusivismo etnico e del loro spirito antisovietico, avevano provocato scontri violenti, sedati a fatica dall’Armata Rossa e in particolare dai Cosacchi. La popolazione della Transnistria, per reazione, proclama la propria indipendenza, ma le autorità moldave, alla faccia del loro rispetto per la democrazia e la sovranità popolare (invocate solo per i loro comodi!) negano ogni legittimità al pronunciamento. Seguono due anni di tensioni fortissime, che covano sotto la cenere in maniera dirompente. All’inizio del 1992, si dà fuoco alle polveri: la volontà moldava di non riconoscere alcuna autonomia significativa alla Transnistria, unita alla formazione, da parte delle autorità di Chisinau, di un autonomo Ministero della Difesa, porta allo scontro bellico. Si hanno mesi di combattimenti sanguinosi, con morti e feriti su vasta scala, finchè l’intervento dell’Esercito russo non fa cessare le ostilità definitivamente e consolida, con il suggello degli Accordi del 21 luglio 1992, le posizioni della Transnistria, nel rispetto dell’autonomia e sovranità moldave. A giocare un ruolo di primo piano fu, in quel frangente, il generale russo Lebed, noto per il suo impegno politico negli anni ’90.

11414603_666637226802579_1492239870_nComincia da qui la storia recente della Repubblica della Transnistria, che si dà un Governo con a capo il capo carismatico IGOR SMIRNOV, figlio di un lavoratore del settore agricolo e di una giornalista, destinato per lungo tempo a guidare le sorti della ribelle e indomita Nazione transnistriana. Smirnov, che già prima aveva battuto alle elezioni l’antagonista Grigorij Stepanovic Marakutsa, reggerà le sorti della Repubblica fino al dicembre 2011, quando cederà il passo, dopo essersi classificato terzo alle consultazioni elettorali, al nuovo Presidente eletto Evghenij Shevchuk. Consultazioni, quelle transinistriane, sempre multipartitiche e regolari, come testimoniano anche i risultati dell’ultima tornata, alla faccia delle dichiarazioni di prezzolati ambienti filoimperialisti facenti capo a ONG e dintorni. Non sono mai mancati, infatti, nelle varie tornate, dal 1991 al 2011, oppositori a Smirnov e al suo entourage: il direttore del giornale di opposizione “Novaia Gazeta“, Andrej Safonov; la comunista Nadezhda Bondarenko (alle elezioni del 2006 totalizzò l’8,1 % dei consensi); il membro della minoranza gagauza Peter Tomaily e via di questo passo. La vittoria di Shevchuk alle elezioni del 2011, con la retrocessione di Smirnov, ha provato in maniera definitiva quanto fossero artificiose e mendaci le accuse all’ex Presidente di essere un despota. Basta del resto dare un’occhiata libera da pregiudizi al sistema dei media, per vedere, nella carta stampata, dal “Tiraspol Times“ ( attivo dal 2006 al 2008 ) all “Adevarul Nistrean“, fino alle 4 televisioni esistenti, pluralità di voci e di tendenze .

Della Transinstria e, soprattutto, dell’operato di Igor Smirnov, Padre della Patria riconosciuto da tutti come tale, ha dato e danno fastidio, alle oligarchie mondialiste, alcuni aspetti di non poco conto :
– Rifiuto di demolire l’eredità del passato sovietico. In moltissime Città, per non dire in tutte, svettano al cielo ancora oggi imponenti statue e opere artistiche con simboli sovietici e comunisti, molto amate e strenuamente difese dalla popolazione, che ricorda il benessere dei tempi dell’Urss e il cammino ascendente del proprio sviluppo socio – economico – culturale;
– Veto alla svendita dei settori strategici dell’economia alle multinazionali e agli speculatori occidentali. Con Smirnov, le potenti acciaierie di Ribnita, che da sole rappresentano il 50 % del reddito del Paese, così come le Distillerie Kvint di Tiraspol e altri complessi industriali, eredi dei possenti Kombinat sovietici, o non sono state privatizzate o, se cedute, sono state affidate a imprenditori russi e nazionali con visione fortemente ostile a multinazionali e centrali imperialiste. Ancora nel 2000, secondo un’indagine statistica, il 64, 9 % della popolazione era impiegato nel settore pubblico, l’8,6 % in grandi società per azioni miste, il 14,6 % in kolchoz e sovkhoz e solo un risicato 7,1 % in imprese totalmente private e del terziario. Un’economia forte, dunque, capace di dare gambe e braccia all’indipendentismo quantunque in una situazione di assedio economico da parte dell’occidente. Si citi solo un esempio: il gruppo tessile TIROTEX è il secondo in Europa per grandezza!

11421624_666637220135913_456627517_nLa Transnistria, insomma, è stata dipinta come uno Stato canaglia in quanto non si è mai piegata alla volontà dell’occidente di acquistarne a prezzi di saldo l’economia e, non ultima, la dignità! Si è detto, e si continua a ripetere, che il Paese vivrebbe di traffici illeciti e mafie. Altra solenne bugia! Specie considerando i pulpiti dai quali proviene: quelli della stampa occidentale, che ha incoraggiato e difeso gli interventi militari americani e “onusiani” in Serbia, Irak e Libia, interventi che hanno portato al potere (questi sì!) mafie ed esponenti di settori economici criminali prima (a ragione) contenuti o repressi. In realtà, dal 2006 in particolare, la Transnistria ha potenziato i controlli alle frontiere e represso in maniera inequivocabile, da tutti riconosciuta, il contrabbando, mentre esso da altre parti, anche nella Vecchia Europa, continua a costituire una voce importante, se non fondamentale, in molteplici aree di vari Paesi. I commerci sono attivi soprattutto con Russia, Ucraina e Moldavia (con quest’ultima dal ’97, anno dell’incontro tra il Presidente Smirnov e il suo omologo moldavo Lucinschi che portò a una relativa normalizzazione delle relazioni), ma non mancano flussi con l’Italia e altri Paesi dell’Europa, anche se limitati da un blocco economico che ogni anno costa al Paese vari punti del PIL.

11421635_666637223469246_1345998492_nPer quanto riguarda le prospettive, la Transinistria è tornata alla ribalta sulla scena internazionale con l’accendersi del conflitto ucraino, provocato dagli usurpatori fascisti di Majdan desiderosi non solo di istituire una dittatura di destra nel Paese, ma anche di calpestare i legittimi diritti nazionali e culturali delle minoranze russofone del Donbass. Tiraspol si oppone fermamente al fascismo ucraino ed alle sue reviviscenze e sta pagando economicamente, nell’ultimo anno, il prezzo del disfacimento dell’economia ucraina provocato dai rivolgimenti majdanisti: la valuta ucraina, ormai fortemente deprezzata, ha causato dal 2014 un’ invasione di prodotti manifatturieri in Transnistria, mettendo in difficoltà le aziende nazionali e aprendo crepe nella struttura economica della Repubblica ribelle. L’adesione della Moldavia all’Unione europea ha poi aggravato lo scenario, spostando il baricentro economico dei traffici ancor più verso occidente e provocando contromisure, logiche e naturali, da parte della Russia, le quali potrebbero sfociare, come ulteriore reazione all’espansionismo militare ed economico dell’occidente, della NATO e della UE, nonché alla rinascita di fascismi violentemente antirussi, nella ricerca, da parte di Mosca, di una “sfera di protezione“ comprendente parte dell’Ucraina e l’enclave transnistriana , dove tuttora stazionano circa 1000 soldati russi in funzione di peace – keeping . La Gagauzia moldava è fortemente contraria a ogni cedimento all’Unione Europea e ha votato in massa, nel referendum del febbraio 2014, per l’Unione doganale con la Russia: essa guarda a Mosca con speranza e rinnovata fiducia e costituisce un ostacolo di non poco conto alla definitiva affermazione del filo – occidentalismo del Governo moldavo di Chisinau. Nel 2006, la popolazione della Transnistria si pronunciò, quasi all’unanimità, per il ritorno alla Russia, ma il referendum non venne riconosciuto dalla comunità internazionale, quella stessa comunità che non si è fatta scrupoli nell’appoggiare i nazionalismi più esclusivisti e le secessioni più sanguinose purchè in funzione antirussa e antieurasiatica. Tutti questi fattori, se da un lato destano naturale preoccupazione, dall’altro rimettono in moto l’orologio della storia in una delle aree più contese e “calde“ del pianete, aprendo ai fermenti eurasiatisti e antiglobalisti nuove prospettive, specie in considerazione del sempre più forte ruolo della Russia di contrappeso alla volontà egemonica unipolare dell’Occidente e dell’Unione Europea suo socio di maggioranza nella ripartizione dei dividendi imperialisti.

Luca Baldelli

2 COMMENTI

  1. Luca Bardelli è un giornalista totalmente orientato e troppo sfacciatamente schierato. Non dipinge lo stato di fatto reale, ma descrive la Transnistria come il paese dei balocchi. Quindi nessuna attendibilità in questo articolo così ferocemente anti occidentale. Nessun tipo di illegalità, ne traffici illeciti vengono sfiorati. Tutto Ok. Ne prendiamo atto, ma mi permetto di non credere ad una parola di quanto è stato cosi faziosamente descritto. Pier Giorgio Capello

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