Il trattato bilaterale Italia-Francia, di cui tutti tranne Fassino dicono di sapere pochissimo o nulla, è finito sotto la lente di ingrandimento del Copasir. “In merito al Trattato Italia Francia, l’Ufficio di presidenza ha condiviso la necessità di audire il ministro degli Esteri. Rilevando, però, come in precedenza, in casi simili, per esempio per quanto accadde con il Memorandum sulla via della Seta, vi sia stato un confronto preventivo con il governo”. A riferirlo in una nota è Adolfo Urso, presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

“Le uniche notizie, spiega Pino Cabras (Alternativa), Deputato e Vicepresidente della Commissione Affari esteri e comunitari, arrivano dalla stessa Francia e parlano di ‘stabilizzare la volatilità’ grazie a un ‘allineamento di pianeti’. Ma non ci è dato sapere nulla di questo trattato che, secondo le indiscrezioni, riguarda temi importantissimi: dalla difesa allo spazio, passando per le migrazioni e vincoli a cui l’Italia dovrà conformarsi. In Italia il silenzio”.

“Nessuno al Governo si degna di spiegare ai cittadini chi ha condotto il negoziato. Draghi? Il Quirinale? Il ministro degli Esteri? Boh. Quali sono i contenuti e quali le condizioni di questo nuovo trattato? Boh. In Italia non ne parla nessuno, tantomeno i “grandi” giornali che bucano la notizia, girano la testa e fischiettano d’altro”, incalza Cabras.

Il vecchio progetto, nato ai tempi del governo Gentiloni, dovrebbe dar luogo ad un’alleanza rinforzata in materia di migranti, confini, industria e commercio. Il disappunto emerso nel corso dell’Ufficio di presidenza del Copasir, allargato ai rappresentanti dei gruppi, è stato alimentato anche dalle parole di Piero Fassino. L’esponente del Pd ha confermato al Corriere di lavorare da tempo alla stesura del Trattato del Quirinale con la Francia, in qualità di presidente, nell’ambito dell’Unione interparlamentare. Peccato però che l’Uip, un foro privilegiato di concertazione parlamentare con l’obiettivo di sostenere la pace e la cooperazione tra i popoli e rafforzare le istituzioni parlamentari, non abbia nulla a che fare con la stesura di trattati. E che i rappresentanti degli altri partiti non ne sapessero nulla.

Il “debole” del Pd per la Francia è storia vecchia e nota, ma stupisce il silenzio pressoché totale dei suoi alleati di governo. Da quando c’è Draghi a palazzo Chigi, la parola d’ordine è una sola: “allineamento”.