Il Consiglio dei ministri ha deliberato la nomina del prof. Tiziano Treu a Presidente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel).

L’ex ordinario di diritto del lavoro alla Cattolica di Milano, già ministro con i governi Dini e D’Alema e firmatario del cosiddetto “pacchetto Treu”, base della legge 196/1997 che ha dato il via alla precarizzazione e alla parcellizzazione del lavoro, aveva sostenuto con forza il sì al referendum costituzionale di dicembre, che avrebbe abolito l’organismo ma, dopo la vittoria del no, il Cnel è rimasto in vita e, come nella migliore delle italiche tradizioni, sarà proprio lui ad assumerne la presidenza.

Il più volte parlamentare Treu, è stato componente del Cnel già 2013 e Commissario INPS sotto il Governo di Matteo Renzi nel 2014, per soli tre mesi, prima dell’arrivo di Tito Boeri.

L’ex Margherita e Pd non si è particolarmente distinto per produttività, come consigliere del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Inoltre si è dimesso nel Settembre 2015. Nello stesso anno, con la legge finanziaria del 2015, Renzi ha accelerato l’agonia Cnel, togliendo ai Consiglieri sia i rimborsi spesa che l’indennità mensile.

Treu guiderà lo stesso Consiglio (istituito dall’art. 99 della Costituzione per fornire consulenza a Governo e Parlamento su questioni economiche e sociali e proporre disegni di legge) che avrebbe voluto abolire mentre in Parlamento giace la proposta di autoriforma del Cnel, elaborata nel 2016-2017 dagli attuali consiglieri.

Fino al 2011 era composto da 121 membri, poi dimezzati a 64 e oggi ridotti a 24, perché 40 si sono dimessi e non sono stati sostituiti.

Dal 2015 i consiglieri non hanno più indennità (era 2.154 euro al mese) e rimborsi spese. Nei suoi 60 anni di vita il Cnel ha prodotto 96 pareri, 350 osservazioni e proposte, 270 rapporti e studi, 90 relazioni, 130 convegni e 14 disegni di legge.

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